La cardarella è poliglotta. Translate!

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12 mag 2011

Mio padre e il problema della munnezza

Quello che voi non sapete è che mio padre lavora in un'impresa di pulizie al centro direzionale di Napoli. Vabbè, detta così sembra che chissà quale ruolo di prestigio ha, chissà quali ardui compiti deve svolgere ogni giorno...Nulla di tutto questo. Pulisce i cessi e spinge i carrellini pieni di detersivi che vedete anche voi ai centri commerciali quando sono in prossimità dell'orario di chiusura. E' caposquadra, comunque.  Mica sticazzi!

Quello che sapete è che Napoli è piena di munnezza. Tanta munnezza. Tonnellate di munnezza. Ovunque ti giri c'è munnezza, ovunque guardi c'è munnezza. Le sacchette ti salutano e le blatte vanno ormai a prendere il caffè al bar. Le zoccole si fanno vedere ancora di notte, per ora. Quando si faranno vedere anche di giorno e capiranno che sono più loro che noi bipedi, saremo veramente fottuti.

Comunque, com'è già capitato in passato, avevo bisogno dei sacchetti della munnezza da tenere in casa. Ma non sacchetti normali. Sacconi! Si, perchè nella mia cucina c'è il bidone d'alluminio alto più o meno 80 cm del quale m'innamorai a piazza Mercato qualche anno fa. Ha il coperchio col manico e conferma il mio gusto trash per le cose. Ho chiesto a mio padre di procurarmi anche questa volta i sacconi, che stanno per finire.


«Papà senti non è che puoi fare una magagna delle tue e fai sparire un pacco di sacconi per la munnezza? Quelli che m'hai dato tempo fa stanno finendo...»
«No Terè, questa volta non credo che posso. I capi sono cambiati e mò ci guardano a vista. Un pacco di sacconi so' capaci di farmelo pagare 10 volte tanto...»
«E io mò come faccio?»
«Forse potresti comprarli?»
«Eh, ma mi scoccio di andare in giro a vedere chi ha quelli idonei. O ce li hanno di 10 cm più bassi o di 10 cm più alti e nel bidone non entrano bene. Sai quanto ci tengo all'estetica, anche con la munnezza...»
Mio padre si rompe il cazzo e risponde: «Sient' Terè, fai una cosa. Io sono passato con la macchina giù al Museo, vicino casa tua. E ho visto qualche saccone molto somigliate a quelli che ti procuravo io. Va' llà, svacanta e porta a casa.»

Grazie papà.

Mio padre e il problema della munnezza

23 apr 2011

La vostra pasqua

Da un po' di giorni mi trovo in un luogo al quale sono molto affezionata , dove mi rifugio quando posso, e che si trova praticamente al centro: tra le campagne e il mare. Un fiume da un lato, il Tirreno dall'altro. E' uno spettacolo naturale perchè se vai a destra ci sono prati incolti, orticelli curati e fiori appena sbocciati che profumano tutta la strada. Se vai a sinistra ci sono la spiaggia, gli scogli, il mare e il punto esatto in cui i due mondi s'incontrano, alla foce del fiume. Acqua trasparente, in questo periodo. E sette o otto papere alle quali porto da mangiare. Ieri ero sul versante destro, tra le campagne, con i miei bimbi a quattro zampe. Passeggiavamo sotto l'aria afosa del sole coperto dalle nuvole e con un silenzio rotto soltanto dal cinguettìo degli uccellini. Bello, vero? Sì, 'na favola. Quando sei in un luogo che ti pare surreale c'è sempre qualcosa che ti riporta coi piedi per terra. Nel mio caso sono state una serie di grida strazianti e continue. Un pianto che non sembrava avere fine. Belava disperata, consapevole o incosapevole di quanto le sarebbe toccato subire. La sentivo piangere, dimenarsi. E non ho potuto far nulla, per salvarla. Non ho neanche potuto vederla perchè le sue grida provenivano da un casolare chiuso, dove non arrivava neanche la luce del sole. L'ho soltanto ascoltata ed ho pianto con lei. Uccidere la vita, per un usanza cattolica del cazzo, non è vietato. Anzi. E' l'agnello di dio che toglie i peccati dal mondo...Mi sono seduta sull'erba e ho assorbito come una spugna tutto il suo dolore. Sola, in un luogo che non conosceva, strappata alla mamma, in attesa di morire e finire nel piatto di un contadino che non avrebbe apprezzato un pasto pasquale di farro e patate.

Tengo a precisare che non sono cattolica. Che tortano e pastiera li mangio in qualsiasi giorno dell'anno, se ne ho voglia. Che limito il consumo di carne al minimo indispensabile causa motivi clinici. Ho già eliminato da tempo dalla mia dieta agnello, cavallo, vitello e coniglio. Seguiranno sicuramente anche gli altri, prima o poi.

Ho percorso quel viale anche ieri sera. Ma il pianto non c'era più.

Auguri?! Sì, auguri. Di non ritrovarsi mai con un lacerante senso d'impotenza nel cuore.

6 apr 2011

06 aprile 2009, h 3.32

Mi alzai per andare a bere un sorso d'acqua. Cosa che accade raramente perchè detesto abbandonare le coperte, durante la notte. Il mio compagno era ancora sveglio.
«Come mai ti sei alzata, tu?»
«Ho sete. Sto andando in cucina a prendere un sorso d'acqua.»
Arrivando dalla camera da letto, passando per lo studio alla cucina, avrei certamente visto qualcosa di anomalo.
E lui lo sapeva.
«Aspetta, siediti qui. Vado io...»
«Lascia fare. Devo pure fare pipì.»
Mi avviai e arrivata già in salotto vidi il lampadario che si muoveva come se qualcuno lo stesse spingendo con violenza. Il mio compagno era già alle mie spalle. Forse pronto a raccogliermi nel caso in cui avessi capito immediatamente e mi fossi spaventata troppo. Ma ero ancora troppo assonnata e naturalmente troppo rincoglionita.
«Amore...Perchè il lampadario si muove?!?»
«Non vorrei allarmarti, ma c'è stata una violenta scossa di terremoto» disse lui con voce eccessivamente calma e irritante.
Mi svegliai d'un botto.
«Epicentro?»
«L'Aquila, Abruzzo. Terè non ti sedere davanti al computer, torna a dormire.»
Il tempo di accenderlo. Poco dopo consultai l'Ansa e vidi le immagini che nel corso del tempo abbiamo visto tutti.

Non avevo più sete.
Non dovevo più fare pipì.
E non mi sono messa a ridere.