La cardarella è poliglotta. Translate!

17 gen 2026

gennaio 17, 2026 - No comments

Punto e virgola



Buongiorno a tutti. Non so neanche bene da dove cominciare, anche perché credo che in pochi si ricordino della mia diagnostoria. Per chi non lo sa, riassumo brevissimamente: linfoma non hodgkin a grandi cellule B. Pet prima delle chemio captazione stomaco, linfonodi torace e polmone sinistro. In più tessuto molle dell’anca. Captazione elevata, 13. Dopo le chemio, captazione 6. Due mesi dopo - senza cure - 14.9. Un anno dopo 19.7. In itinere mi invitano da ematologia a interpellare un oncologo ortopedico del pascale che dice perentorio: “Non è un tumore.”, ma mi invita ad andare al pascale per programmare la biopsia. Passano 8 mesi, il pascale si dimentica di me e lo ammette: “Signora però pure lei avrebbe potuto sollecitare.” - “Dottore io faccio finta di non aver sentito.” Torno in ematologia, mi prescrivono la tac pet di controllo e si scopre la captazione a 19.7, oltre a una captazione di 11 in zona orofaringea e 6 al linfonodo retro mandibolare destro. Interpello ematologia del Cardarelli, dove sono stata in cura. Nessuna risposta. Natale, capodanno, epifania. Tra il panettone e un bicchiere di vino, prenoto una visita intramoenia con l’ematologa che nel 2023, il giorno della diagnosi, mi inserì nel DH di ematologia. Mi vede, si ricorda. Le consegno i referti. Chiama il primo piano al telefono, senza parlare. Nessuno risponde. Esce, controlla la mia cartella ad un altro pc, vede che ematologia mi ha chiuso il DH. In pratica io non ero più una loro paziente e manco lo sapevo. Lei però si mette le mani nei capelli. Mi chiede come sto, se ho prurito (mai scomparso), se ho tosse secca (da mesi), se sono stanca (sempre, ma mi sveglio pure alle 5.50 ogni giorno e ogni giorno sto dietro mio figlio. Autistico, non verbale, 12 anni). Mi chiede se sudo (mai successo, manco quando ero certa di essere malata), controlla l’ultimo emocromo fatto (intonso, ma era così anche quando avevo il cancro allo stomaco e altrove). Chiama un collega otorino per programmare una visita pro forma per poi arrivare alla biopsia, chiama spasmodicamente un collega ortopedico per attuare lo stesso percorso e richiama da un’altra stanza ematologia al primo piano. Gli strilli si sono sentiti fino a casa mia. 

“Quindi dobbiamo parlare di recidiva o che altro?”

“Se le biopsie saranno positive, propendo più nel pensare che quella captazione 6 alla fine delle chemio al muscolo dell’anca non andava sottovalutata.”
 
“Anche se la massa all’anca non è cresciuta ed è sempre rimasta di 4 cm?”
 
“Non significa nulla, la dimensione.”

“E la prima biopsia che fecero e risultò negativa per linfoma?” Colpì di tosse vari ed eventuali: “Facciamo un passo alla volta.”

Questa l’ho già sentita. 

Il 22 gennaio dovrò tornare in ematologia e ricominciare ad essere rivoltata sotto sopra. In questo momento non provo niente, il vuoto assoluto. È come se guardassi tutto dall’esterno e dicessi: questa non è la mia vita. Non sono io. Adesso mi aspetto di sentirmi dire che devo credere nell’aiuto di dio, che con la fede e la preghiera andrà tutto bene. Per favore, ho smesso di credere alle favole. Un abbraccio forte a tutti.









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