La cardarella è poliglotta. Translate!

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15 lug 2011

Il munaciello della munnezza

Come tutti sapete, miei diletti, ieri c'è stata la visita di controllo alla zampa di sua maestitade cicciobombolone. A parte il fatto che quando l'ho prenotata m'avevano detto che saremmo entrati immediatamente, arrivati lì, essendo un post operatorio. E invece c'è toccato aspettare due anziane signorotte che si stanno preparando le cosce per il lido mappatella... (Maronn', ma stann' semp' mmiez' sti vecchie?!). Comunque il medico appena ci vede chiede se il signorie che abita parte dello stinco di ciccio è simpatico, poi si accinge a sfasciare. Tutti eravamo attenti, nessuno parlava. L'aere era soltanto coperta dai nostri battiti cardiaci che  risuonavano all'unisono. La suspance ci stava uccidendo. E siamo stati salvati dal secchio della munnezza. Avete presente quei secchi in alluminiometallonichel che si aprono se solo avvicinate la manina? Io li schifo. E quello studio ne è pieno, compreso uno pezzotto in corridoio che è in sciopero e si apre solo se sollevi il coperchio. Ce n'è uno anche nella stanza dove eravamo ieri e ha cominciato a cazzeggiare solitario aprendosi e chiudendosi ininterrottamente, mentre il chirurgo sfasciava lo zampone. Io un po' guardavo il secchio e un po' la gamba, cercando di fare la parte dell'indifferente anche perchè notavo che ciccio e il medico non ci pensavano proprio quindi non volevo certo essere l'unica idiota che stava dando peso a una cosa del genere. Intanto lui si chiudeva e si riapriva, di continuo, fino a quando Elleesse (il Doc.) non ha perso la pazienza, s'è girato minaccioso con le forbici a punta arrotondata in mano e ha detto: «Uagliò ma sì scem'? E' vero che a Napoli la munnezza ormai parla, ma che ti metti a fare un balletto mentre sto per fare una medicazione non mi pare il caso. Lo facevi dopo!»
Il compagno, subito: «Sarà stato il fantasma della pelle che porto addosso...»
Il medico: «Oppure è il munaciello...»
Ecco. Abbiamo fatto scemo più scemo. Andiamo avanti.
Alla visita l'innesto si è presentato in condizioni abbastanza buone. Il rossore al di sotto si è attenuato e tutti quei pezzettini che erano stati poggiati sulla piaga, a formare un mosaico cutaneo, si sono agglomerati in un unico pezzo di pelle che, col tempo, dovrebbe attaccarsi definitivamente. Sua maestitade deve restare a riposo ancora fino a domenica e lunedì mattina dovremo tornare allo studio, per un altro controllo. Elleesse ovviamente prima di fasciarlo di nuovo lo medica facendomi vedere come e con cosa.
Prima di salutarlo, però, gli chiedo se la sola terapia topica è sufficiente.
E lui con un filo di voce chiede:
«Ma io ve l'ho lasciato in clinica il foglio con la terapia da seguire per via orale, nevvero?!?» Faccia da panico. La sua.
Io, subito, mentre giocherellavo con una penna e mi chiedevo come fare per lanciargliela direttamente nell'occhio: «Dottò veramente no. Ho anche chiesto all'infermiera, ma nella cartellina di bombolone non c'era niente...»
Lui: «Mea culpa, mea culpa, mea culpa. Adesso vi segno tutto.»
Io, anche se solo nella mia mente: «Mea culpa o cazz'! MAMMT!»
Ciccio, giusto per rincarare: «Il bello è che abbiamo chiesto anche al suo assistente e c'ha detto che non dovevo prendere niente!»
In sintesi: antibiotico due volte al giorno e antinfiammatorio una volta al giorno. Così fino a domenica. Poi, con molta probabilità, la terapia verrà cambiata man mano. Quindi già da lunedì. Però se dopo tre giorni senza terapia, nè locale, nè per via orale, non abbiamo trovato vermi, larve, uova o principi di decomposizione è positivo, no? Teoricamente con la terapia adeguata dovrebbe azzeccarsi in fretta, 'sta cosa, no? Ditemi di sì, per favore...Ditemi che per la fine di Luglio finirà tutto e che in Agosto (anche perchè il 2 il medico parte e quindi chi s'è visto, s'è visto) saremo al mare senza pensieri, con una bottiglia di minerale fredda e un secchiello rosso per fare i gavettoni a chi si addormenta beato sotto l'ombrellone. Anche se non lo conosciamo.

Ps: chiedo scusa se ultimamente non parlo d'altro. Ma questa cosa ha per me la priorità su tutto. Prima o poi tornerò normale. Spero.

12 mag 2011

Mio padre e il problema della munnezza

Quello che voi non sapete è che mio padre lavora in un'impresa di pulizie al centro direzionale di Napoli. Vabbè, detta così sembra che chissà quale ruolo di prestigio ha, chissà quali ardui compiti deve svolgere ogni giorno...Nulla di tutto questo. Pulisce i cessi e spinge i carrellini pieni di detersivi che vedete anche voi ai centri commerciali quando sono in prossimità dell'orario di chiusura. E' caposquadra, comunque.  Mica sticazzi!

Quello che sapete è che Napoli è piena di munnezza. Tanta munnezza. Tonnellate di munnezza. Ovunque ti giri c'è munnezza, ovunque guardi c'è munnezza. Le sacchette ti salutano e le blatte vanno ormai a prendere il caffè al bar. Le zoccole si fanno vedere ancora di notte, per ora. Quando si faranno vedere anche di giorno e capiranno che sono più loro che noi bipedi, saremo veramente fottuti.

Comunque, com'è già capitato in passato, avevo bisogno dei sacchetti della munnezza da tenere in casa. Ma non sacchetti normali. Sacconi! Si, perchè nella mia cucina c'è il bidone d'alluminio alto più o meno 80 cm del quale m'innamorai a piazza Mercato qualche anno fa. Ha il coperchio col manico e conferma il mio gusto trash per le cose. Ho chiesto a mio padre di procurarmi anche questa volta i sacconi, che stanno per finire.


«Papà senti non è che puoi fare una magagna delle tue e fai sparire un pacco di sacconi per la munnezza? Quelli che m'hai dato tempo fa stanno finendo...»
«No Terè, questa volta non credo che posso. I capi sono cambiati e mò ci guardano a vista. Un pacco di sacconi so' capaci di farmelo pagare 10 volte tanto...»
«E io mò come faccio?»
«Forse potresti comprarli?»
«Eh, ma mi scoccio di andare in giro a vedere chi ha quelli idonei. O ce li hanno di 10 cm più bassi o di 10 cm più alti e nel bidone non entrano bene. Sai quanto ci tengo all'estetica, anche con la munnezza...»
Mio padre si rompe il cazzo e risponde: «Sient' Terè, fai una cosa. Io sono passato con la macchina giù al Museo, vicino casa tua. E ho visto qualche saccone molto somigliate a quelli che ti procuravo io. Va' llà, svacanta e porta a casa.»

Grazie papà.

Mio padre e il problema della munnezza