La cardarella è poliglotta. Translate!

Visualizzazione post con etichetta cicciobombolone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cicciobombolone. Mostra tutti i post

28 set 2011

Io non pubblico il 740. Ma il 750. Euri.

Nelle puntate precedenti

«Oh a me 'sto cambio non mi convince. Le marce entrano con difficoltà, guarda.»
«Si, c'ho fatto caso da un po'...»
«Embè a chi cazz' stamm' aspettando per portarla a vedè 'sta cosa?»
«Vabbè, ce la porteremo...»

Un po' di giorni fa, ore 21.30 circa

«Terè metti la mano un attimo sul cambio e vedi che fa» (Auto in movimento, in autostrada)
«Ma qua le marce non entrano proprio!»
«Eh. [...]»
«Mannagg' a chillu sang' e Giuda! S'è scassato il cambio!» Questa sono io. Ormai riconoscete lo stile.
«Eh, pare.»
«Fermati un attimo e proviamo con calma. Ma non la forziamo troppo che la frizione si brucia»


Niente. Restava inchiommata di terza e non si smuoveva. Non potevo restare lì, anche perchè mancava poco e sarei arrivata a casa di mammà. Botta di culo improvvisa: entra la prima. Si parte. Seconda, terza. Resta di nuovo di terza. Arriviamo al paesello e la macchina affronta una salita in terza. La frizione bestemmia e si comincia a sentire un odore acre, oltre alla mia disperazione. Continuavo a ripetere che avevamo bruciato la frizione, mentre mi sentivo rispondere che, invece, era solo lo sforzo affrontato dal veicolo. Arriviamo al cancello di mammà. Citofono a Giggino che scende con le infradito e i jeans. Comincio a piagnucolare tirando sù col naso in maniera frenetica, per ispirare pena e compassione. Che Giggino quando faccio così si squaglia sempre. Il tutto intercalato da un «Oh...Papà...» più o meno continuo, con le mie braccia attorno al suo collo. Lui continuava a ripetere: «Belladipapà ma ch'è successo?»
E io, ancora: «Oh...Papà...»
E lui: «Zitt', ja...che tutto s'aggiusta. Ma mò me lo dici perchè mi hai fatto alzare dal letto?»
Tutto sempre con voce dolce e calma, tenera, amorevole.

Continuando a piagnucolare ho preso coraggio e gli ho detto: «Papà s'è scassato il cambio.»
Lui, che a quella macchina è affezionatissimo e l'ha prima data a mio zio e poi ha convinto mio zio a darla a me (evidentemente per averla sempre sotto controllo), la considera ancora sua. E quindi potete immaginare qual è stata la reazione.
«CHE COSA?!»
«Oh...Papà...»
Silenzio di lutto. Poi Giggino chiede: «Ma chi guidava?»
Io, subito: «Lui!» indicando il compagno, povero cristo, rendendolo quasi responsabile di un incidente che prima o poi sarebbe successo. Stiamo parlando di una vecchia signora bianca che ha ormai gli acciacchi suoi. La macchina, dico.
Giggino prende coraggio e afferra il toro per le corna, come suo solito dopo aver metabolizzato una brutta notizia.

E dice: «Ma cumm'è, le marce non trasono proprio?»
«No. Resta di terza e non si muove.»
«Ma che è 'sta fetamma?!»
Silenzio
«Avit' appiciat' a frizion?!?!»
Mio padre aveva gli occhi color rosso sangue. E' rimasto qualche manciata di secondi immobile ad annusare l'aria come se quell'odore avesse potuto fargli capire se la frizione era o meno fottuta per sempre. Intanto io, per calmarlo, continuavo a piagnucolare anche se meno insistentemente. E allora lui fa il padre. Mi accarezza la testa, mi abbraccia e trappanamente mi consola: «Jà bell'appapà non ti preoccupare, mò papà vede di pezzottarla. Mal che vada ti porto io a casa, ma mò non piangere più, okkè?»
Smetto di frignare, altrimenti l'avrei fatto solo innervosire. E lui si trasforma in "Giggino, il meccanico pezzottino."
Apre il cofano e s'arrampica, s'infizza, si sporca, afferra, tira, molla, sbatte e rimette il cambio a posto. Pezzottando.
«Mò entrano la prima, la seconda e la terza. Almeno così tornate a casa e domani la fate vedere dal meccanico. Però non dovete forzare il cambio. Altrimenti ciao core
C'avviamo e l'odore acre sentito in precedenza diventa più forte. Fino a che la macchina non esala l'ultimo respiro lasciandoci in balìa del buio, in autostrada.
Fermi con le quattro frecce accese, il triangolo posizionato e tanta disperazione, aspettiamo il carro attrezzi. Poco prima si ferma un'auto, davanti a noi, poco distante. Era Giggino. «Stavo troppo col pensiero e vi sono venuto a scortare. Ma mò è morta proprio? Avete chiamato il carro attrezzi? Ti serve una cosa di soldi, appapà?»
Soldi non ne ho accettati. Aveva già fatto troppo. Così come ha fatto tanto anche il carrista, che mi ha scucito 200 Euri per portare me, il compagno e i canotti fino a garage. Dall'autostrada a Napoli. Poi dal garage a casa ci siamo arrivati noi, con le borse pesanti in spalla che dopo la cena da mammà saremmo dovuti andare in località marina.
Fortuna che c'è stato Roby che è venuto a prenderci due giorni dopo per permettere almeno a me (che la cicciobombolone's leg, the infinite history non è ancora finita quindi per lui niente ammollo) di mettere un po' le pacche nell'acqua e vivere qualche momento felice a dispetto di mesi estivi di merda. Pacche nell'acqua in senso letterale.
Con le pacche nell'acqua in senso figurato mi ci ha lasciato il meccanico, alcuni giorni dopo il blocco: 750 Euri per la riparazione. Non era solo la frizione, ma anche i freni e anche il freno a mano e poi il cambio eccetera.
Che noi, qui, non ci facciamo mancare niente!

Intanto, per la cicciobombolone's leg, si comincia a parlare di terzo innesto. Si sta procedendo per tentativi e la cicatrizzazione è lentissima. Troppo lenta in un soggetto giovane. E ancora mi chiedete perchè non scrivo quasi più?

18 lug 2011

15 lug 2011

Il munaciello della munnezza

Come tutti sapete, miei diletti, ieri c'è stata la visita di controllo alla zampa di sua maestitade cicciobombolone. A parte il fatto che quando l'ho prenotata m'avevano detto che saremmo entrati immediatamente, arrivati lì, essendo un post operatorio. E invece c'è toccato aspettare due anziane signorotte che si stanno preparando le cosce per il lido mappatella... (Maronn', ma stann' semp' mmiez' sti vecchie?!). Comunque il medico appena ci vede chiede se il signorie che abita parte dello stinco di ciccio è simpatico, poi si accinge a sfasciare. Tutti eravamo attenti, nessuno parlava. L'aere era soltanto coperta dai nostri battiti cardiaci che  risuonavano all'unisono. La suspance ci stava uccidendo. E siamo stati salvati dal secchio della munnezza. Avete presente quei secchi in alluminiometallonichel che si aprono se solo avvicinate la manina? Io li schifo. E quello studio ne è pieno, compreso uno pezzotto in corridoio che è in sciopero e si apre solo se sollevi il coperchio. Ce n'è uno anche nella stanza dove eravamo ieri e ha cominciato a cazzeggiare solitario aprendosi e chiudendosi ininterrottamente, mentre il chirurgo sfasciava lo zampone. Io un po' guardavo il secchio e un po' la gamba, cercando di fare la parte dell'indifferente anche perchè notavo che ciccio e il medico non ci pensavano proprio quindi non volevo certo essere l'unica idiota che stava dando peso a una cosa del genere. Intanto lui si chiudeva e si riapriva, di continuo, fino a quando Elleesse (il Doc.) non ha perso la pazienza, s'è girato minaccioso con le forbici a punta arrotondata in mano e ha detto: «Uagliò ma sì scem'? E' vero che a Napoli la munnezza ormai parla, ma che ti metti a fare un balletto mentre sto per fare una medicazione non mi pare il caso. Lo facevi dopo!»
Il compagno, subito: «Sarà stato il fantasma della pelle che porto addosso...»
Il medico: «Oppure è il munaciello...»
Ecco. Abbiamo fatto scemo più scemo. Andiamo avanti.
Alla visita l'innesto si è presentato in condizioni abbastanza buone. Il rossore al di sotto si è attenuato e tutti quei pezzettini che erano stati poggiati sulla piaga, a formare un mosaico cutaneo, si sono agglomerati in un unico pezzo di pelle che, col tempo, dovrebbe attaccarsi definitivamente. Sua maestitade deve restare a riposo ancora fino a domenica e lunedì mattina dovremo tornare allo studio, per un altro controllo. Elleesse ovviamente prima di fasciarlo di nuovo lo medica facendomi vedere come e con cosa.
Prima di salutarlo, però, gli chiedo se la sola terapia topica è sufficiente.
E lui con un filo di voce chiede:
«Ma io ve l'ho lasciato in clinica il foglio con la terapia da seguire per via orale, nevvero?!?» Faccia da panico. La sua.
Io, subito, mentre giocherellavo con una penna e mi chiedevo come fare per lanciargliela direttamente nell'occhio: «Dottò veramente no. Ho anche chiesto all'infermiera, ma nella cartellina di bombolone non c'era niente...»
Lui: «Mea culpa, mea culpa, mea culpa. Adesso vi segno tutto.»
Io, anche se solo nella mia mente: «Mea culpa o cazz'! MAMMT!»
Ciccio, giusto per rincarare: «Il bello è che abbiamo chiesto anche al suo assistente e c'ha detto che non dovevo prendere niente!»
In sintesi: antibiotico due volte al giorno e antinfiammatorio una volta al giorno. Così fino a domenica. Poi, con molta probabilità, la terapia verrà cambiata man mano. Quindi già da lunedì. Però se dopo tre giorni senza terapia, nè locale, nè per via orale, non abbiamo trovato vermi, larve, uova o principi di decomposizione è positivo, no? Teoricamente con la terapia adeguata dovrebbe azzeccarsi in fretta, 'sta cosa, no? Ditemi di sì, per favore...Ditemi che per la fine di Luglio finirà tutto e che in Agosto (anche perchè il 2 il medico parte e quindi chi s'è visto, s'è visto) saremo al mare senza pensieri, con una bottiglia di minerale fredda e un secchiello rosso per fare i gavettoni a chi si addormenta beato sotto l'ombrellone. Anche se non lo conosciamo.

Ps: chiedo scusa se ultimamente non parlo d'altro. Ma questa cosa ha per me la priorità su tutto. Prima o poi tornerò normale. Spero.

12 lug 2011

Hello sunshine!

Quando il compagno mi ha chiamata ieri mattina ero già sveglia da 4 ore e mezza a fare cose.
Per capirci: m'ha chiamata alle 10.30 e io ero andata a dormire alle 2.00.
Comunque mi dice che gli hanno cambiato la stanza e che quella col panorama e il balcone personale era destinata a due signore anziane col pallino delle vene varicose.
Lo raggiungo e lo avevano piazzato con altri tre uomini, tutti con le mogli accanto.
Una volta lì non ci rimaneva che aspettare. Gli interventi sarebbero cominciati alle 14.00 e in totale erano sei innesti, lui compreso. E quando hai tutte quelle ore da perdere, che fai?
Cazzeggi, no? Allora ce ne andiamo in giro per la clinica e gironzola, gironzola, ne incontriamo parecchie di vecchiarde in sala d'attesa sospiranti il ricovero. Ognuna di loro, guardando la gamba fasciata del mio compagno (fasciatura imposta dal medico per evitare eventuali gonfiori che avrebbero creato problemi all'intervento), ha detto:
«Ma vi siete operato alle vene?»  Tutte.
Sentire questa domanda ogni metro e mezzo di cammino non è una cosa che aiuta il sistema nervoso già di per sè precario. E allora corrompiamo l'infermiere di turno facendoci procurare un figlio bianco e un pennarello nero. La mia tolleranza era già vicina allo zero assoluto, ma la scrittura mi ha aiutata. La scrittura è un'arma di distruzione di massa. Ho fatto gironzolare ciccio col suddetto foglio appiccicato sulla maglietta. La scritta recitava: "Non mi hanno operato alle vene. Cortesemente, fatevi una barilata di affari vostri."  Santa Pace.
Salvo poi incontrare l'ennesima vecchia che ha direttamente chiesto:
«E allora a che vi siete operato?» Facciamo una chiacchierata con l'anestesista che viene immediatamente avvertito/minacciato dal compagno: «Fate quello che vi pare, ma non voglio sentire dolore.» Comunque arriva l'ora x e poco dopo viene posizionata una barella fuori la stanza. Il bombolone la guarda e dice: «Io ngopp' a chella cosa non ci salgo.» Arriva l'infermiera e lo salva in calcio d'angolo senza saperlo, quando gli dice che, se voleva, avrebbe potuto seguirla a piedi. Scendiamo e io vengo fatta accomodare in sala d'attesa. Da fuori sentivo le voci dei medici e in particolare quella del chirurgo che lo ha in cura e che ha predisposto l'intervento.
Appena lo vede esclama:
«Uè cià, sciupatiè!»
In corso d'opera, sempre il chirurgo ai suoi assistenti: «Uagliù attenzione che questo sta fermo da un po', ma è un insegnante di full contact. Se è una cosa ci fa uscire la merda dalle orecchie a comm' stamm'. Poi viene la fidanzata e ci finisce, che fa full pure lei.»
Poi si sente: «Dottò, ma l'anestesia non gliela dobbiamo fare?»
Il medico: «No, no. Io la ferita già gliel'ho pulita allo studio, a crudo, l'ultima volta che è venuto. Io lo so che questo mi ha bestemmiato i morti, ma dovevo verificare che i recettori del dolore funzionavano ancora...Azzecchiamo 'sta pelle, jà!»
E ancora, sempre il luminare, rivolgendosi all'assistente: «No, no! Non prendere quel pezzetto lì. E' di un ricchione. Piglia quello coi baffi, che è di un uomo. Altrimenti alla fidanzata chi la sente? Quella tiene 27 anni, la creatura. E' peccato.»
Inoltre, parlando con la cute in attesa di essere innestata: «Aspetta, tu. Stai zitta! Mò ti azzecco pur' a tte!» Io ascoltavo con gli occhi sgranati la voce di una persona che in studio è completamente diversa. In sala operatoria diventa un conoscente. Scherza, ride. Possibile che il contatto costante con le vecchiarde (età media delle sue pazienti: 78 anni) t'inacidisce? In ogni caso mezz'ora dopo ciccio era sulla barella, intento ad essere accompagnato in stanza. Lo guardo e mi fa: «Il medico m'ha minaciato con un bisturi. Ha detto che per il ritorno ci dovevo salire.»
Un paio d'ore dopo una siringa d'antibiotico, una di antitrombotico e una breve passeggiata per il corridoio. Stamattina sono andata a raccattarlo alle 8.00 e, arrivati a casa, sua Maestà è stato fatto accomodare sul divano/letto in cucina per fargli evitare le scale della camera da letto. Intanto io ho fatto un bel po' di altre cose tipo: giretto coi canotti, due lavatrici, due stese di panni, una bella lavata ai pavimenti, un'approfondita spolverata, una trabachiata al Pc, una doccia, tre o quattro telefonate e poi a un certo punto ho cominciato a sentirmi inaspettatamente stanca.
Come se avessi avuto il compagno ricoverato in clinica e avessi dormito poco e male le due notti precedenti. E come se, nel contempo, avessi dovuto occuparmi da sola di tutto. Strano, eh?
So' crollata.  Ho dormito saporitamente per due ore e mezza.
Giovedì c'aspetta la visita di controllo dal medico.
Dovrà dirci se l'innesto ha già un principio d'attecchimento o meno.
Quindi mi ritiro in attesa di avere notizie positive sulla situazione sperando che 'sta cazzo di pelle s'azzecca, così poi vissero tutti felici e contenti.
Ammèn.


11 lug 2011

Convincimenti da venerdì sera

Mi ricollego ad un commento di Chocolady.

«Questo fatto che mi devo operare non mi convince.»
«Ma sì scem? Ti fai venire i dubbi a 48 ore dall'intervento?»
«Meglio prima che dopo, no? E poi 'sto medico è sempre stato poco comunicativo, con tutti e due. Non ti ricordi che gli facevamo 10 domande e lui rispondeva si e no a mezza? Poi non applica la terapia contro il dolore. Cosa che secondo me ogni medico dovrebbe fare. Perlomeno il medico di prima (leggasi scarparo, ndr.) mi domandava semi faceva male, quando mi medicava. Questo piglia e parte, senza avvisare, senza dire niente. Mi fa un male cane.»
«Si,  è vero che ti faceva sentire poco dolore il medico di prima. Ma è anche vero che non ha risolto un cazzo. »
Sapete quando si parla con un muro? Ecco, così. Non mi sentì proprio.
E continuò a parlare:
«No, no...Non mi convince. Poi io mica lo so se l'intervento è effettivamente necessario o se lui potrebbe far chiudere la ferita con una terapia adeguata, ma non lo fa. Poi prima m'ha detto che la pelle viene da un donatore vivente, poi da un cadavere. Ma si può capire? So' confuso, non ci sto capendo più niente. E se questo mi opera a crudo, io come faccio a sopportare quel dolore per chissà quanto tempo?! Mi viene un infarto, è sicuro. [...] Ma a chi staje chiammann?»
«A mio padre. Fino a prova contraria è stato lui che c'ha mandato lì quindi, visto che c'ha portato mio nonno prima di consigliarlo a noi, se ha notato qualcosa di anomalo me lo dice, no?»
Tentativo privo di ogni logica visto che mio padre non mi avrebbe mai spedita da un maniscalco.
E tant'è: mio padre cerca di rassicurare me e ciccio.
Con me ci riesce, anche perchè non ce n'era bisogno. Con ciccio manco po' cazz'.
E lui continua:
«E se poi mi viene na cosa co' sta pelle? Chi lo conosce il donatore?»
«Scusa e quelli che si fanno trapiantare un rene che dovrebbero dire? Senti, ma dilla tutta: non è che la tua è solo paura? Sarebbe una cosa normalissima, eh!»
«Ma chi, io?! Nooo...è solo che non sono più disposto a sentire tutto quel dolore. Lo sai benissimo che non ho la soglia bassa, quindi se ti dico che fa male credici.»
«Ci credo, figurati. Senti, facciamo così: mò andiamo a casa e facciamo una ricerca sul medico che ti dovrà operare lunedì. Se viene fuori anche solo un capello negativo, non ti operi più. Però non dimenticare che qualsiasi terapia, escludendo l'intervento, non è detto che riesca.»
«Ok, facciamo così. E cerchiamo anche notizie sulla clinica. E cerchiamone anche sull'innesto in generale, che se la pelle è certamente di un morto vuol dire già che il medico ha detto le palle.»
Invoco Santa Pazienza pur non essendo cattolica e comincio a rendermi conto di possedere risorse energetiche che non credevo di avere. Arrivati a casa cerchiamo notizie sulla struttura ospedaliera e non troviamo altro che note positive su tutti i fronti. Anche in merito all'educazione del personale (cosa che ho appurato oggi e che a Napoli non è frequente).
Cerchiamo notizie sul medico e non troviamo altro che encomi, ringraziamenti e palpabile commozione espressa a parole a seguito di interventi fatti su questo o quello.
Leggo il suo curriculum - pubblicato sul suo stesso sito - tre volte e per tre volte mi soffermo su frasi tipo: "Autore del libro tale", "Coautore del libro tale", "Stage su questo con Prof. tale a Parigi", "Master in questo", "Opinionista in Tv circa le nuove tecniche dell'angioplastica", "Trapianto di fegato su un topolino". Insomma, cerchiamo tutto. Proprio il pelo nell'uovo. Niente. Nessun neo o elemento negativo. Poi cerchiamo notizie sull'innesto e non solo appuriamo che, come ha affermato il medico, il donatore può essere sia un vivente che un non vivente, ma anche che la cute viene trattata precedentemente con antibiotici e glicerina. Resa sterile fino allo spasimo e conservata a -80° presso la Banca della cute all'Università di Siena. Letto tutto ciò e fattesi le sei del mattino, mentre mettevo il collirio, visto che i miei bulbi oculari non ricordavano più che facevano parte di un insieme, ciccio afferma di essersi tranquillizzato. E riconosce che l'intervento è effettivamente l'unica e rapida soluzione.

Intanto tu stai qui e ricordi, mentre lui non c'è.
E domani è il giorno.
Rileggi quel che hai scritto e non hai rimpianti.
Lo hai scritto, sì. Ma solo per ricordare. Quanto amore sei stata capace di provare.
Per una persona sola.

6 lug 2011

Tutto passa. E anche questa passerà.

Da un lato ora posso dire che le abbiamo tentate tutte. E che quindi c'abbiamo provato.
Dall'altro rimpiango il tempo perso dietro a creme, dolore, gonfiori, garze e quella fibrina di merda.
Non c'è verso: l'intervento è necessario.
Quando il medico ieri ha visto la ferita per prima cosa ha detto:
«Ma chi aspettate?»
Poi ha aggiunto: «Non vi ho detto nulla quando avete deciso di non operare e di tentare la strada della terapia, perchè altrimenti poteva sembrare che volevo costringervi, intervenire per forza chirurgicamente per chissà quali interessi. Io guadagnerei di più se voi foste obbligati ad andare e venire dal mio studio... Tanto poi bisognerebbe operare comunque.»

Ora c'è la fretta. Quel che occorre arriverà in fretta da Siena. Quel che serve verrà acquistato in fretta in questi giorni. Le emozioni, i dubbi, le speranze che sono da metabolizzare, verranno mischiate in fretta alla razionalità. Giovedì saremo nuovamente dal medico, domenica ci sarà il ricovero.

L'intervento avrà luogo lunedì e martedì cicciobombolone verrà già dimesso.
Poi ci sarà il decorso post operatorio durante il quale si dovrà appurare se il livello di attecchimento dell'innesto cutaneo è o meno soddisfacente. Premettendo però che c'è un 80% di successo in pazienti anziani, in uno che ha superato da poco i 40, la percentuale dovrebbe aumentare... Per intanto le medicazioni dovranno continuare fino a domenica, ma con la speranza di essere vicini alla via d'uscita.

Ieri sera prendiamo i cerotti che utilizzavamo per coprire la medicazione un mese fa e quelli che stiamo adoperando adesso. Questo perchè il compagno non ha mai ammesso, contrariamente a quando sostenevo basandomi su un'analisi visiva, che la piaga stava sì diventando meno profonda, ma man mano stava allargandosi. Lui poggia il cerotto di un mese fa sulla piaga e vede che non riesce a coprirla. Poi prende il cerotto che tutt'ora porta, più grande, e vede che la copre tutta.  Come avrebbe fatto un bambino. Io non parlo. 
Perchè non sono una di quelle che gode nel dire:
«Te l'avevo detto...»
Lui in silenzio mi guarda e poi dice: «Io non lo volevo accettare. Perciò ti dicevo che ti sbagliavi...»
Mi sale il sangue alla testa e lo rincorro per casa con la pistola ad acqua.

Ieri dal medico ciccio gli chiede se il betadine, noto disinfettante, potrebbe essere utile alla guarigione. Il medico sbotta:
«Non sia mai! Quello uccide le cellule staminali che servono alla cicatrizzazione! Mai, mai, mai!»
Io e il compagno ci guardiamo il faccia e ci ricordiamo entrambi di quando l'altro medico glielo spruzzava sopra, fino a riempire completamente la piaga...
Bello, eh?!

30 giu 2011

L'attimo di sfogo

Prima abbiamo dovuto combattere contro l'ischemia cutanea.
Ora dobbiamo combattere contro la fibrina.

E intanto lui continua ad escludere l'intervento. Che poi ormai sarebbe anche troppo tardi per farlo visto che il medico che lo sta seguendo ad agosto parte.
E quindi medica, strofina, gratta, tenta di eliminare, disinfetta, pulisci, lava, copri, imbratta di crema, sterilizza. E poi rimedica, strofina, gratta, tenta di eliminare, disinfetta, pulisci, lava, copri, imbratta di crema, sterilizza. E ancora medica, strofina, gratta, tenta di eliminare, disinfetta, pulisci, lava, copri, imbratta di crema, sterilizza.
Quindi compra. Quando dei pagamenti che dovrebbero arrivare, non arrivano.








Adesso io mi metto qui nell'angolo e piango un po'.

23 giu 2011

Le cose belle

E' bello quando vai dal medico, gli mostri la ferita e lui ti conferma non solo che sta rimpicciolendosi seppur lentamente, ma anche che quel contorno violaceo che non dava certo un immediato conforto sta sparendo.

E' bello il fatto che devi continuare con la stessa terapia (quella che hai cominciato poco prima di notare i miglioramenti) ancora per una settimana, anzichè organizzare il ricovero del pazientecompagno il quale, in tutto questo, continua ad avvertire dolori alla piaga, ma più sporadici e meno forti rispetto a prima.

E siamo sì e no ad una settimana di cure e di dieta, con 5 Kg in meno, dati in pasto a quella tazza di bianca ceramica che mi abita il cesso (parlo di pipì!).

E' stato bello vederlo ridere durante i tre quarti d'ora d'attesa  mentre il chirurgo sembrava una pallina impazzita che correva da una stanza all'altra con ancora - oltre noi - una cosa tipo 22 persone che dovevano essere visitate ed erano appena le 20.30, quando io pronunciavo il cognome del medico affiancandoci un affettuoso a bucchin' e mammt'!

E' bello quando sai che c'è prurito attorno, perchè evidentemente la piaga sta chiudendosi.

E' bello quando lui giustamente ti dice che s'è rotto le palle e tu lo porti in mezzo ai chiattilli a cantare questa, mentre tutti ti guardano con la faccia schifata e tu aspetti solo di sentire mezza parola per schiattargli le mascelle. E lo vedi ridere un'altra volta.

E' bello quando sai che questo fine settimana non sarà il primo in cui ti ritroverai, dopo quattro anni, in casa da sola. Perchè lui sarà vicino a te. E non in sala operatoria.




20 giu 2011

Il pescatore e la spina di pesce

Tutto ciò che andrete a leggere è tratto da una storia vera. Quella che sta facendo a cazzotti con i miei neuroni da un po' di tempo a questa parte. E che li sta mandando al tappeto.

Diversi mesi fa il compagno si ferisce ad una gamba. Anzi, ad entrambe per essere precisi. Una lesione in una determinata circostanza, un'altra un po' di tempo dopo. Le ferite si crostificano, ma non si cicatrizzano. Trascorrono i giorni, le settimane. Ma quelle lesioni restano lì, intatte nel loro party di batteri e bruciore. La testa di cazzo mi aveva detto di averle disinfettate, ma solo dopo sono venuta a sapere che le aveva lasciate lì com'erano, credendosi Rambo. Trascorre altro tempo e attorno alle ferite, diventate ormai piaghe, si comincia a vedere un alone rossiccio, poi rosso fuoco, poi viola e rosso. Il dolore, il bruciore, le mie grida che sono arrivate davvero dal padreterno. La sottoscritta si rivolge al medico di base, gli mostra le piaghe e lui non ci capisce un cazzo. L'unica cosa che consiglia è far fare al compagno un ecodoppler per controllare se c'è o meno un'eventuale insufficienza venosa che, nel caso, sarebbe la responsabile della mancata guarigione. Risultato dell'esame: insufficienza venosa cronica degli arti inferiori. Il medico di base gli prescrive un farmaco da prendere a mappate per favorire la circolazione sanguigna, che intanto le gambe si erano gonfiate come palloncini. Le medicazioni con acqua ossiggenata ogni sera e via andare. Non si risolve una beneamata ceppa. Intanto però è trascorso altro tempo, durante il quale s'è dovuto lavorare, camminare, esaurirsi, eccetera. Mi rompo le palle e decido che se ha l'insufficienza venosa è giusto che venga esaminato da una persona competente. Un angiologo e chirurgo vascolare che, trovato su Internet, ha un curriculum vitaemmerd' lungo otto pagine. Uno così nella disperazione ti da affidamento, no? E noi ci siamo affidati, senza sapere che era un macellaio. Dal mese di marzo si va da lui una volta la settimana almeno (circa 100 Euro a botta) per controllare e medicare le ferite. Per 'medicare' intendo assistere ad una vera e propria tortura inflitta al compagno mentre il medico gli estirpava - a suo dire - tessuto necrotico dalla piaga. Che nel frattempo aveva preso la forma quasi di un volto umano con occhi e bocca. E stava anche imparando a parlare. Terapie costose prescritte, file fatte in farmacia per ottenere creme, cerotti particolari, garze eccetera. Tutte cose che devi comprare da te, mica c'hai 'n aiuto!?! Il tempo continua a passare, ma una delle due lesioni continua ad ingrandirsi anche se diventa meno profonda. Io comincio a sospettare che quel medico non è poi così competente, pur essendo il primario di un noto ospedale napoletano. E decido di avere un altro parere. Formia, circa un mese fa. Altro chirurgo, altro ecodoppler che non solo conferma l'insufficienza venosa cronica ma da anche un'altra sentenza: "Sefena ostruita. Ci sarà bisogno di operare." Panico, sconforto. Assieme allo stesso dolore e lo stesso bruciore che non sono mai andati via. Secondo il parere del penultimo luminare, il compagno doveva abboffarsi di diuretici oltre a perdere peso perchè era solo quest'ultimo la causa di tutti il mali. Diuretico per 28 giorni e calza elastica nonostante il caldo cocente. Questa è stata la terapia prescittagli senza neanche guardare le lesioni che si possono curare anche con un po' di alcool, disse. Ma l'insufficienza venosa che ruolo ha, allora, in tutto questo, se è solo il peso il problema? La trama s'infittisce. Il compagno ed io cominciamo a ragionare e lette approfonditamente le caratteristiche di ogni farmaco che il primo maniscalco gli aveva prescritto, appuriamo che trattavasi di principi attivi incompatibili tra loro e che, quindi, con quella terapia non sarebbe mai guarito. Perchè a quelle condizioni se non peggiorava la situazione era comunque come non curarla affatto. Una delle due lesioni, fortunatamente, non si sa come, si chiude da sola. I miei nervi però a un certo punto crollano. Non sopporto più garze, cerotti, betadine, creme e piango. Piango sulla spalla di mio padre mentre gli racconto di quando trovo il compagno sveglio di notte, seduto in cucina, che non riesce a dormire per il dolore alla gamba. Mio padre ha un'illuminazione e mi consiglia un altro chirurgo, sempre napoletano che però ha curato piaghe da decubito profonde e ulcere cutanee anche a persone anziane. Che non è venale e che gode di una reputazione ottima. Che non è fama, attenzione. Prenoto la visita. Due giorni dopo siamo nello studio di un ometto bassino, con la passione per la fotografia e che ci ha trattato come se ci conoscesse da una vita stringendo la mano a entrambi con forza, iniettandoti già da quel momento una buona dose di fiducia. Ecodoppler nuovamente. Solo che questa volta è durato tre quarti d'ora. Visita alle gambe. Da sdraiato e da seduto. In piedi e camminando. Visita alla piaga rimasta aperta. "Lei non ha neanche l'ombra di un minimo d'insuffienza venosa. Questa ferita è stata semplicemente trascurata. E' come se non l'avesse curata affatto. Il punto è che ora s'è formata un'ischemia cutanea (il viola succitato) che impedisce la normale cicatrizzazione. La soluzione è un innesto cutaneo. Tempo una settimana e la ferita si chiuderà sfruttando la pelle che andremo a metterci sopra." Intanto lo medica. E già il giorno dopo la piaga è leggermente ridotta nelle dimensioni. Sono trascorsi tre giorni dalla visita e ad ogni medicazione che gli faccio vedo la ferita diversa. Il violaceo contorno è quasi scomparso e con esso anche il dolore. Salvo i casi in cui cicciobombo ci poggia sopra il peso, ovviamente. Peso che deve assolutamente smaltire. Dovremo tornare da lui martedì e predisporre, eventualmente, il ricovero per domenica pomeriggio. Tre giorni di clinica e poi via, come nuovo. A meno chè, alla visita, non si deciderà che si vorrà tentare la strada della terapia e rimandare l'intervento (se dovesse andar male) a settembre. In tutto ciò ho continuato ad avere tre gatti, due cani, una casa, una mamma disoccupata e un lavoro che nel bene o nel male m'ha consentito di campare con una certa decenza.

Cosa c'entra, direte voi, il pescatore con la spina di pesce?

Un pescatore va dal medico con la mano gonfia e dolente.
Il medico gliela disinfetta e lo invita a tornare tre giorni dopo.
L'uomo per sdebitarsi gli porta una succulenta cassetta di pesce fresco.
Tre giorni dopo la mano è ancora più gonfia.
Il medico gliela disinfetta e lo invita a tornare tre giorni dopo.
L'uomo per sdebitarsi gli porta una succulenta cassetta di pesce fresco.
Tre giorni dopo ancora il pescatore torna dal medico, ormai stremato dal dolore. Ma lui non c'è.
C'è il figlio. Che analizzando la mano del pescatore gli tira via in un attimo una spina di pesce. Spiegandogli che la causa dell'infezione era quella e che da quel giorno non avrebbe avuto più problemi.
Il ragazzo, al rientro del padre, gli comunica l'accaduto. Mosso a tenerezza e con l'orgoglio di aver svolto il suo lavoro correttamente. Il padre però commenta:

"Gliel'hai tolta?!? E mò col cazzo che mangiamo pesce fresco tutti i giorni!!!"