gennaio 28, 2011 -
dialogo,napoli,rimorso,rimpianto,Senza categoria
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Giancarlo
«Giancà!» Mi ha riconosciuta subito, nonostante fossi rimasta seduta sulla moto e non avessi tolto il casco.
«Uè bellè! Comme staje?»
«E 'nzomm. Non proprio benissimo, ultimamente.»
«Uh bambulè. E ppcchè?»
«Mah. E' mal'acqua, Giancà. Emotivamente sto un po' persa.»
Giancarlo non è uno che può vantare pezzi di carta appesi al muro, ma quando vuole ha reminescenze della lingua italiana per tutti i libri che mi disse di aver letto perchè, aggiunse, «nella vita non sai mai con chi ti puoi ritrovare a parlare.»
«Tu che mi dici?»
«'E guardie se ne sò andate mò mò. Hanno chiesto che facimm' ccà.»
Ho riso. «E tu?»
«E io niente. Gli ho detto che stiamo pigliando l'aria. Ma quelli sempre così fanno. Ci conoscono, ma si fermano a perdere il tempo.»
A un certo punto mi ha fissata. Io ho tolto il casco e l'ho guardato accigliata scuotendo poco la testa, chiedendogli con gli occhi perchè mi stava guardando a quel modo.
«Costruisciti l'occasione tua e non ti tenere mai niente in corpo. Parla, sfuog'. Non ti tenere mai niente in corpo, che ogni lasciata è persa. La cosa più brutta è il rimpianto. Quello di non aver detto o di non aver fatto. Si vede dagli occhi che c'hai qualcosa che non va bene. E' inutile che fai. Gli occhi tuoi parlano proprio. Mò vattenne che questa non è una bella zona.»
Mi ha salutata ed è tornato a sedersi con le sue "amiche". Per poi svegliarsi, il giorno dopo, con un'altra identità. Ma sempre, glielo auguro, con le stesse convinzioni nel cuore.
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Sembrerebbe quasi una risultanza del precariato, non foss'altro che in Giancarlo traspare passione e anche un po' di vocazione nell'esercizio dei mestieri. Diversamente, si potrebbe riassumere con lessico dialettale:
ca' sa daffà pe campà! (correggi questo delitto ti prego)
Saluti,
Bak
P.S.: Tu, nel bisogno, sin dove ti spingeresti?
Traduzione di ca' sa daffà pe campà!: che s'adda fà pe' campà!
Detto ciò rispondo alla tua domanda: ho sempre pensato che se hai davvero bisogno, necessità di campare finisci involontariamente e senza rendertene conto col calpestare anche la tua dignità. Perchè l'istinto alla sopravvivenza è superiore a qualsiasi altra cosa. Ancor di più se hai la responsabilità di un altro essere vivente.
Con questo ho detto tutto, credo.
A presto.
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