La cardarella è poliglotta. Translate!

26 apr 2012

aprile 26, 2012 - No comments

Anche il 26 aprile è festa nazionale!

 Visto che sono una persona che non ama mettersi in mostra, e le manifestazioni di pubblico affetto mi mettono sempre un po’ in imbarazzo, sottovoce e a pochi intimi vorrei sussurrare che oggi è…



IL MIO COMPLEANNO!


In sintonia col mio status di persona umile ed acqua e sapone, non disturbatevi di donarmi (solo) i vostri auguri, ma procuratevi un bel regalo possibilmente sostazioso e costoso.


Grazie!


Anche se c’è già chi ha già pensato ad un regalo speciale, donandomi la possibilità di ritrovarmi in un libro. Come autrice. Tra altri dieci autori. "Gli Schizzati", Photocity edizioni. Acquistabile qui, se non volete una mortiata scagliata con estrema potenza, ogni giorno. Un'antologia di racconti pulp, con la copertina gialla e tante parole ben appiccicate, dentro.



22 apr 2012

aprile 22, 2012 - No comments

Qualcosa arriverà

 Pioggia fino a martedì. Poi arriverà il gran caldo. Poi l'arcobaleno e la pignatta piena d'oro impossibile da trovare. La neve da spalare, i fiori, l'inverno, la spiaggia bagnata e poi il Natale. 

E le speranze per il nuovo anno, le aspettative, l'emozione nel cuore. 
E poi Gennaio, l'acidità di stomaco, l'aria della Primavera, le farfalle con la vita troppo breve, gli antistaminici, il naso chiuso, il polline, la voglia d'innamorarsi e la paura di farlo. Guardando un San Valentino solo, che se la cammina sul lungomare.
Ci saranno i remi e una barca colorata. Il mare piatto e calmo. Blu. Tanto blu che col cielo sarà tutt'uno. Tanto bello che il freddo sarà persino piacevole. Le labbra screpolate e un paio di guanti da perdere con l'ombrello scuro.
Poi, Pasqua. I colori vividi ed esageratamente contrastati per rendere piacevoli le sciocchezze. Arriveranno le risate. Tanto fragorose quanto improvvise. Ci saranno lacrime per lavare gli occhi e una cintura per tenere ferma la vita. Che se la lasci correre, senza riuscire a starle dietro, non lo sai mica dove ti porta. 
Poi arriveranno nuove spazzole per i capelli, nuova acqua nella quale bagnarsi, un paio di occhi da guardare. Un cervello da carpire, capire. Una spolverata di tolleranza sui rimorsi. I sensi di colpa da incorniciare. Carezze, battiti e un paio di jeans strappati. Un paio di auricolari da snodare, ricordi da stringere.
Poi Ferragosto, il vento invernale assieme allo scirocco, caldo e leggero. 
Le montagne da scalare, un tramonto da fotografare. Un fuoco acceso sulla spiaggia anche se piove. Un bagno a mezzanotte, una spina di pesce in mezzo al cuore.  
E poi vino, tanto vino per bagnare le labbra. Bianco e ghicciato. 
I solchi che il tempo e i malumori lasciano sul viso, le ansie. Tanto contagiose quanto vive. 
La musica per ballare fino all'alba, parole da sputare. 
Poi tornerà l'autunno e si porterà via tutto tra il rosso e il marrone delle foglie secche, con un soffio di vento e una pioggia settembrina. 
Poi arriverà l'estate, la sete. Un ghiacciolo con la panna sopra, la centrifuga di una lavatrice appena riparata, la morbidezza da accarezzare, una sedia con un cuscino blu. 
Un camino davanti al quale spogliarsi. Tasti da battere, pagine da riempire.
Il bianco di un foglio macchiato d'inchiostro. Poi ancora la Primavera, i profumi, le iniziative, una sorpresa che aspettavi. Poi pioggia fino a martedì. Poi arriverà il gran caldo. Poi i fiori, l'inverno, la spiaggia e poi Natale.
Siate pronti.

13 apr 2012

aprile 13, 2012 - No comments

Un pensiero. In qualche ora.

 Perché un sospiro non si può scrivere.

E adesso che sei in spiaggia e la vedi deserta, e c'è vento e pioggia e rumore, guarda bene. Che il tuo mare è calmo.
E ora che hai deciso di stare da sola, rimboccati le coperte la sera. E sarà il gesto più bello che tu abbia mai fatto
E l'immaturità delle frasi dette da lontano, evitala.
E abbi cura della tua emotività. E' come un biscotto. Se la metti sotto la pioggia, si scioglie.
E non credere a chi ti propina grandi sentimenti a basso costo. Quelli non sono in saldo. Mai.
E ricordati che la felicità esiste. Basta solo non dimenticarsene.
E quando ti ritrovi al buio, apprezza la compagnia di te stessa. E ascolta il tuo silenzio.
E cerca di avere coraggio. E sfruttalo per essere egoista.
Comunque vada, continua a camminare. Ma sappi che inciamperai ancora.
Tollerati.
E sii tollerante.
Piove. Avresti potuto portare con te un ombrello, una buona volta.
Avresti dovuto ricordarti di mangiare qualcosa, stamattina.
Non essere avventata.
Vai piano che l'asfalto è bagnato.
E cerca di trovare tempo per spacchettare il tempo e dedicarti tempo.
E anche se non gli racconterai di domani, lo porterai con te comunque.
E non fumare. Scema.

30 mar 2012

marzo 30, 2012 - No comments

Dormi(amo)

 E metti caso che una si ritrova sveglia a quest'ora e decide che mettersi a dormire no, non è il caso. Perché sarebbe ammazzare le parole che ha in corpo, perché sarebbe un parolicidio condannabile, un massacro. Perseguibile nelle ragioni del rimpianto. E le parole sono pensieri. E i pensieri sono fatti di acqua. E l'acqua trova sempre, una strada. E allora ti metti a scriverle, perché le devi vomitare. Lo devi a te e ai polpastrelli, che altrimenti non ti farebbero mica dormire. Si trasformerebbero in formiche, ne sono sicura. E ti camminerebbero addosso, facendoti il solletico. S'infilerebbero dappertutto, facendoti scattare da supina a seduta in preda a una crisi isterica mentre ti gratti dappertutto. Hai presente? 'Na tragedia che non è possibile, non assecondare. Come il bisogno di fare pipì o di abbandonare il tepore delle coperte per un sorso d'acqua. Cosa che io non faccio quasi mai, tra l'altro. No, è vero. Non mi sveglio mai, di notte. Ammesso che riesca a dormire. E adesso che stai qui, seduta, tra un colpo di tosse che si strascica dietro quel che resta di un bacillo infame e un'occhiata all'orologio, non sai neanche da dove cominciare. Eppure lo sai che di cose da dire ce ne sono, lo sai. Lo sai che ce le hai. Lo sai che ti ballano nel lobo frontale, tra un ricordo e un'aspettativa. Lo sai che ti sballottano i ventricoli come fossero elastici da allungare. Ce le hai sulla punta della trachea. Tra i denti. Le stai masticando e loro si divertono pure. Tu credevi che le parole soffrissero? Errore. E' il contrario. Le parole fanno soffrire chi non le ascolta, chi non le dice, chi non le scrive. Chi ce le ha, ma non sa dove sono o non riesce a tirarle fuori.Che poi, in questo momento, sono veramente poche le parole che riuscirei a scrivere. Ma le ho scritte così tanto negli ultimi giorni, che mi appaiono stuprate. Quasi insipide, ormai. Ma quelle sono. E tant'è: non riesco a non pensare a loro. O forse sono loro che mi masturbano quel pezzetto di cuore che poi altro non chiedeva. Come se ci stessero giocando. E lui si diverte. E mi lascia poco spazio per coscienza e consapevolezza. Hai presente il discorso: "E' assurdo, disse la ragione?" Ecco, così. E adesso è mattina. E io sono ancora seduta qui, con poche sillabe che mi risuonano tra lo sterno e la cassa toracica. Non mi faccio domande, nè elemosino risposte. Non prego. Nè pregherò tra qualche minuto, quando poggerò la testa sul cuscino. Cosa che tu hai già fatto da un po', con una certa lucidità. E' strano quanto tu voglia spingere una persona tra le braccia di qualcosa che non hai neanche mai visto, solo sapendo che gli farà bene. 

"Dormiamo. Adesso dormiamo. Ci sarà domani. E dopodomani. E poi il giorno dopo. E magari anche i giorni a venire. Poi domenica sarà domenica, con tutta la dolcezza che ne arriverà."
Questo è quello che avrei voluto scrivere. Ma il sonno, l'essere che ti ha scippato dalle mie mani anche stanotte, ha vinto. Vince sempre. Dicono sia un uomo, ma onestamente ci credo poco. Penso sia una gran gnocca. Un po' piena di sè, forse. E mi ha impedito di dirti, molto semplicemente, buonanotte Cip.

19 mar 2012

marzo 19, 2012 - No comments

Quando la cardarella finì negli annali

 Lo sapevo che prima o poi qualcuno se ne sarebbe reso conto.

Lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivata anche per me la botta di culo.
Tanto grossa da costringermi ad assumere farmaci per il colon irritabile.
Lo sapevo che sarebbe arrivato IL GIORNO.
Perchè, fino a prova contraria, siamo gente che sap' campà.

E l'eterno blogger errante lo sa.
Quello del pupazzo di neve.
Quello delle canzoncine mollate all'improvviso, come scariche mattutine.
Quello che mi lasciò e mi ha lasciata, anche oggi, senza parole.
Insomma, quello.

Ha fatto della cardarella un'opera antica, da conservare.
Posso dire che, ormai, non desidero altro dalla vita.
Se non un'altra botta di culo, magari.
[...]
Ma quella è un'altra storia.