La cardarella è poliglotta. Translate!

11 nov 2014

novembre 11, 2014 - No comments

Ti prendo e ti porto via

 "Ma la spalla poi è caduta?"

"La palla?"
"La SPalla, la SPalla."
"La palla da mò. La spalla no, ma mi fa ancora male. Intanto è cascata altra roba."
"Cioè?"
"Ho una lesione allo stomaco. In verità ce l'ho da 16 anni, ma ora si è allargata. Ho fatto due nottate credendo fosse la cistifellea, sono andato in clinica e il chirurgo amico mio mi ha detto che tra poco mi ritrovo lo stomaco in bocca. Quindi dovrò fare una gastroscopia. In più madre e padre che nonostante io abbia 36 anni continuano a rompere il cazzo, a lavoro la solita solfa e l'università mi sta facendo impazzire. Devo solo discutere la tesi, ma c'è sempre qualcuno che mi precede. Intanto ho dovuto pagare la tassa anche per l'anno prossimo."
"Ma non è che devi ungere un po' l'ingranaggio?"
"Gliel'ho fatto capire, ma fanno finta di niente. E la cosa mi stressa parecchio. Quindi ho le viscere che si contorcono di continuo, cristoddio."
"Mi dispiace. Davvero."
"E secondo te perché non ti ho chiamata per un po'?"
"..."
"Tu come stai?"
"A parte che sento molto la tua mancanza, sempre uguale. Nano cresce, con tutte le conseguenze del caso. Confido nel fatto che possa iniziare il nido non appena inizierà a camminare. Ormai si alza in piedi anche senza sostegni, ma ricade subito di culo."
"Dev'essere uno spettacolo."
"Lo è."
"Il resto?"
"Ne parliamo un'altra volta, dai. Ti basti sapere che non me la sento e non riesco a capire perché. So che prima o poi prenderò il coraggio a quattro mani, e forse sarà troppo tardi, ma ora scappo. C'è qualcosa che mi blocca, è come se aspettassi uno schiocco di dita, un'iniziativa forte, una follia, una carezza. Anche tutte insieme, senza darmi modo di respirare e di pensare, soprattutto. Che se ho il tempo di ragionarci non lo faccio più. Voglio il vento, quello forte. Cadrò solo quando inizierà a soffiare e io smetterò di contorcermi."
"Idiota."
"Grazie."
"..."
"..."
"Ce ne dobbiamo andare. Io voglio andarmene. Vuoi venire?"
"Ma dove?"
"Ma che ne so. Londra, per esempio.  Apriamo un Pub napoletano a Londra. Dove si cucina la parmigiana di melenzane e si parla napoletano."
"E chi cazz c' ven?"
"Booh. Qualcuno ci verrà, dai. Gli fai la pasta e fagioli, te faccio vedè. Gli inglesi magnano 'na merda."
"Ma perché piuttosto non ce ne andiamo in uno di quei posti dove è sempre estate, le spiagge bianche, il mare cristallino."
"Umidità, zanzare..."
"Daaai! Apriamo un chiosco sulla spiaggia e vendiamo margaritas nelle noci di cocco."
"Ma dove sia, sia. Io sto seriamente valutando l'idea di scappare, non ce la faccio più. Ma tu vieni con me. Altrimenti non mi muovo. Poi vediamo i rimpianti, i rimorsi, i dubbi, come li farai affogare bene in una birra da quattro soldi."
"Prenditi 'sta cazzo di laurea, poi ne riparliamo."
"Mi pare giusto. Così ai turisti potrò dire che chi gli serve il pesce fritto è un avvocato, sai che marea di minchiate?"

2 nov 2014

novembre 02, 2014 - No comments

Sapessi come ti fa sentire sola la gente, quando hai bisogno di persone.

 Ho pensato che sarebbe stato giusto cominciare la mia prima lettera a te come se ci conoscessimo da sempre, come se fossimo carissimi, vecchissimi amici. Cioè l'opposto di quello che siamo. Tu un personaggio immaginario, io una povera disadattata. Almeno scrivendoti ho l'illusione di essere ascoltata, che c'è chi da importanza a quel che ho da dire, a ciò che ho dentro senza giudicarmi e soprattutto senza interrompermi o mettendo in primo piano le sue esigenze. Come invece accade con la stragrande maggioranza delle persone che "conosco". Non sono discorsi vittimistici i miei, intendiamoci. Tristemente realistici. Tu però non sei così. Non prometti, quindi non hai nulla da mantenere. Non mi hai mai detto che mi vuoi bene, quindi non li hai mai regalato aspettative. Non mi hai mai confidato i tuoi problemi, quindi non ho dovuto mettere da parte i miei problemi per dar credito ai tuoi. Non mi sono mai dovuta mettere da parte davanti a te. Ognuno dei due ha sempre conservato la propria individualità concedendosi, tuttavia, un pizzico di dualismo quasi sentimentale. E stai sicuro che specie nel momento in cui hai il cuore stropicciato, non chiedi altro che essere ascoltata. A me non succede. Ho provato ad analizzare il mio comportamento, a mettermi in discussione con me stessa, a domandarmi se sono io il problema. Eppure non sono riuscita a capirlo. Sapessi come ti fa sentire sola la gente, quando avresti solo bisogno di persone. Quando necessiti di un abbraccio o anche di una pacca sulla spalla o una carezza sulla testa. Un bacio, un pizzicotto sulla guancia. Soprattutto quando tu ne hai distribuiti senza riserve.

Nonostante tutto questo io non riesco a pensare che ora tocca a me, che ci sono io per prima. Continuo pedissequamente, come un programma, a dare, dare, dare e fare per gli altri. Per la gente, non per le persone. La stessa gente che nel momento in cui non dai o fai più ti volta le spalle, capovolgendo paradossalmente i ruoli. Ho provato ad essere meno educata, meno accondiscendente, meno me. Ma non ci riesco. Con questo non voglio dire che non riconosco le mancanze di rispetto e non so farmi valere quando serve, solo che non riesco a odiare. E quando non odi è solo perché hai troppo amore in corpo, come una costipazione. Quindi non appena ti si presenta l'occasione di offrirne non stai a pensarci, lo fai e basta. Ami, con tutto il cuore. Te lo scippi dal petto e lo regali, ogni volta. Solo che fino ad ora a me lo hanno restituito graffiato. Decidendo finanche per me se dovevo o meno continuare a provare dei sentimenti o se non ne valeva più la pena. Inutile aggiungere che è stato inutile: il telecomando il cuore non ce l'ha. E sarebbe pessimo se l'avesse, alla faccia dei cinici. Ed essere vittima di una decisione simile vuol dire solo patire ineguagliabilmente la mancanza di quel che credevi fosse. Perché tante volte non sono le persone a mancarci, quanto quel che credevamo fossero per noi. Come al solito io parlo, parlo, parlo. Mi succede quando mi sento a mio agio con qualcuno. E con te lo sono, con te che sei una persona che non esiste.

30 ott 2014

ottobre 30, 2014 - No comments

Se solo fosse vero

 "Cioè fammi capire: sei andata sotto il suo ufficio e non l'hai chiamato?"

"No."
"..."
"Cazzo fai affà accussì? Non ho chiamato."
"Ma tu sei cretina."
"Sarà, ma mi sono bloccata."
"Ma come bloccata?! Come minimo dovevi proporgli un caffè. Avresti potuto dirgli 'Ciao, senti passavo. Scendi?' Ecco fatto."
"Tu la fai facile. Mi è mancato il coraggio."
"Quindi l'intenzione ce l'avevi..."
"Hai voglia. Ero scesa di casa con guatini e fascette. Ma poi niente."
Lui resta in silenzio.
"Oh, ma che bbuò?!"
"Adesso dimmi un po', che senso ha avuto?"
"Nessuno, ma con tutto quello che non è successo non me la sono sentita."
"A questo punto le cose sono due: o tu prendi troppo seriamente una grossa puttanata, e dico puttanata proprio perchè non è successo niente, oppure qualcos'altro dovrà succedere. Forse è nell'aria, booh. A volte è destino per certe cose."
"Eh, aria fritta. Se doveva succedere sarebbe già successo. Le occasioni ci sono state."
"E tu adesso sei pentita di non averle colte. Torneresti indietro solo per salire su quel treno e vedere com'è dentro."
"Ma anche fuori, eh."
"...Per vedere dove ti porterebbe e fin dove avresti il coraggio di portare lui. Per capire fin dove saresti ancora disposta a spingerti, per appurare cosa..."
"Il problema di fondo è che ci penso continuamente. Sempre. Da mesi."
"Sempre, sempre?"
"Più o meno sì."
"Allora sei innamorata, è semplice."
"E che sarà mai."
"Guarda che una cosa che più semplice e genuina non può essere. Le persone quando s'innamorano si dannano, ne fanno una tragedia. Invece è bellissimo."
"Può essere bellissimo nel momento in cui un amore lo vivi, non se vivi pensando a come sarebbe stato."
"Secondo me è meraviglioso a prescindere. Ci fa capire che siamo vivi, vulnerabili, ancora fragili e che possiamo sopportare anche i rimpianti più atroci."
"Eh, è arrivat' Baudelaire dei poveri."
Silenzio.
"Potresti riprovare, però."
"Ma sì scem?"
"Dai, perchè no?"
"C'è una domanda che mi ha sempre attanagliato lo stomanco ed è questa: 'E se lo vivo e poi si rivela una bruciante delusione?' A me piace parecchio immaginare le cose e se vivendolo il sogno finisse, mi brucerebbe troppo. Vedi, è come se avessi sempre qualcosa da aspettare. Se invece avessi il coraggio di me stessa, in un modo o nell'altro tutto finirebbe. L'attesa e i suoi entusiasmi si eclisserebbero nell'aria e io mi sentirei inevitabilmente vuota. Almeno in questo modo continuo a sognare qualcosa che magari non accadrà mai, però sono sicura di non vivere un'altra mazzata. Di avere ancora la possibilità di correre dietro a qualcosa che vorrei senza avere la certezza matematica di non essere voluta a mia volta."
"Complimenti, bel modo di giustificare la propria vigliaccheria."
"Sarà pure vigliaccheria, ma se solo succedesse qualcosa che mi farebbe capire che posso, lo farei."
"Ne sei sicura?"
"Il coraggio di tentare bisogna averlo e io in effetti questo l'ho già fatto. Ma non ho ottenuto riscontro. Quindi è meglio fare spallucce e abbandonarsi un po' all'illusione del se solo fosse vero. E' la quotidianità che ci corrode, non la capacità di sognare."
"Se solo, però."
"Eh. Se solo."

12 ott 2014

ottobre 12, 2014 - No comments

Un pezzo di cuore

 E così tu ed io abbiamo vinto anche stavolta. Contro la natura che ti si è accanita addosso, contro il destino che in più occasioni ha tentato di portarti via da me. Contro un'economia che mi ha ormai seduta col culo per terra. Non ho più niente... ma ho te. Che mi guardi ogni giorno con l'aria amorevole di un amico e mi festeggi col fare di un bambino. Abbiamo vinto tre anni fa, contro il cancro. Abbiamo vinto sei mesi fa, contro il tuo sangue malato. E adesso questa, contro un tumore subdolo che magari tornerà definitivamente tra un po'. Un'altra battaglia combattuta insieme, che a te ha raddoppiato le rughe e a me ha fatto venire i capelli bianchi. Quando ti ho salutato abbracciandoti, prima che entrassi in sala operatoria col rischio di non svegliarti più e tu hai poggiato il tuo testone sulla mia spalla, sapevo che avevi paura. Perché mi vedevi piangere e sorriderti mentre ti dicevo che sarebbe andato tutto bene. Infatti hai fatto fatica a spostare la testa, come se quell'abbraccio, il nostro solito abbraccio, non dovesse finire mai. E come ho vissuto io l'attesa... Sentirsi dire: "O apro e richiudo e non lo sveglio o opero." Allora inizi ad aspettare una telefonata che ti auguri non arrivi a stretto giro, col petto lacerato, come se stessero squartando te. Eppure ci siamo riabbracciati, hai visto? Siamo forti, tu ed io. Anche se arriverà il giorno in cui dovremo dirci addio, perché il padreterno con voi esseri perfetti ha fatto per l'ennesima volta le cose sbagliate, lo vivremo senza rimpianti perché ci siamo attaccati alla vita con tutta la forza che c'era. Sei la cosa più pura che abbia mai conosciuto. No, qualora dovessero dirmi che va fatta, non ti sottoporrò alla tortura della chemioterapia. Per quello che ancora abbiamo il privilegio di campare, voglio vederti sereno, felice, gioioso. Non meriti di soffrire ancora, no. Tu queste parole non le leggerai mai, ma tanto non ne hai bisogno: sai meglio di me quale lato del mio cuore sei. E che una parte di me morirà con te, quando sarà il momento. Adesso no, Fauno. Adesso no.



26 set 2014

settembre 26, 2014 - No comments

Siamo nati oggi, un anno fa.

 Sai che ti dico? Sei la cosa più faticosa, più importante, più indispensabile, più sorridente, più impavida e sfiziosa che abbia mai vissuto. Una cosa che proteggerei a costo della vita, ma che va lasciata libera di provare e imparare a non arrendersi. A volte m'immagino mentre ti guardo dormire e mi dico che poi, nonostante il casino intorno, la mia vita grazie a te non è affatto male. Ti dico che quando mi abbracci chiudo sempre gli occhi e annuso il tuo odore cercando d'immortalare quell'attimo in un angolo piccolo del mio cuore, in modo che non prenda troppo spazio perché, spero, ci saranno tanti altri ricordi da conservare. Dico che sei bello, ora come non lo sarai mai: incosciente, inconsapevole, entusiasta, curioso di conoscere la vita, mangiarla a morsi. Ti dico che quando ti svegli al mattino e mi sorridi senza pensare a nient'altro che a me, mi rendo conto che ora la mia esistenza ha un centro attorno al quale girare. Un centro diverso, più solido, fondamentale. Ed è una consapevolezza bellissima, per il semplice fatto che, con te, un anno fa, sono nata anch'io: come mamma. Nell'istante un cui ti hanno messo per la prima volta tra le mie braccia. E che quindi anche tu hai tanto da insegnarmi, Alessandro. Voi bimbi nascete con un broglio di responsabilità notevole: date la vita a noi mamme, che forse, prima, manco ce l'avevamo. Perché è riduttivo dire che la vita cambia. Muta sapore, direzione, profumo. Si trasforma dalle sfaccettature quotidiane alle priorità assolute. Diventiamo persone diverse. Migliori, forse. Tanti auguri, amore mio. Per il nostro primo anno, per come sei adesso. Auguri per le scoperte che farai, per ciò che mi sforzerò d'insegnarti a testa bassa, per le lacrime che dovrò asciugare e quelle che non avrai il coraggio di confidare. Per tutte le volte che hai sorriso e che sorriderai. Per tutte le rinunce che ho fatto e farò senza sacrificio in cambio dei tuoi occhietti sereni. Per tutte le volte che le mie mani ti accarezzeranno la testa, per tutti i sogni che ti terranno impegnato il cuore e per i progetti che riuscirai a realizzare. Per tutto quello che capirò da sola e per i segreti che avremo solo tu ed io. Buon compleanno. Ti amo all'infinito.


La tua mamma.