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Ti prendo e ti porto via
"Ma la spalla poi è caduta?"
Cardarella: recipiente metallico a forma di cono tronco con due manici usato da operai edili, carpentieri e quant'altro si accinga a mescolare, impastare materiali usati in edilizia.
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"Ma la spalla poi è caduta?"
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Ho pensato che sarebbe stato giusto cominciare la mia prima lettera a te come se ci conoscessimo da sempre, come se fossimo carissimi, vecchissimi amici. Cioè l'opposto di quello che siamo. Tu un personaggio immaginario, io una povera disadattata. Almeno scrivendoti ho l'illusione di essere ascoltata, che c'è chi da importanza a quel che ho da dire, a ciò che ho dentro senza giudicarmi e soprattutto senza interrompermi o mettendo in primo piano le sue esigenze. Come invece accade con la stragrande maggioranza delle persone che "conosco". Non sono discorsi vittimistici i miei, intendiamoci. Tristemente realistici. Tu però non sei così. Non prometti, quindi non hai nulla da mantenere. Non mi hai mai detto che mi vuoi bene, quindi non li hai mai regalato aspettative. Non mi hai mai confidato i tuoi problemi, quindi non ho dovuto mettere da parte i miei problemi per dar credito ai tuoi. Non mi sono mai dovuta mettere da parte davanti a te. Ognuno dei due ha sempre conservato la propria individualità concedendosi, tuttavia, un pizzico di dualismo quasi sentimentale. E stai sicuro che specie nel momento in cui hai il cuore stropicciato, non chiedi altro che essere ascoltata. A me non succede. Ho provato ad analizzare il mio comportamento, a mettermi in discussione con me stessa, a domandarmi se sono io il problema. Eppure non sono riuscita a capirlo. Sapessi come ti fa sentire sola la gente, quando avresti solo bisogno di persone. Quando necessiti di un abbraccio o anche di una pacca sulla spalla o una carezza sulla testa. Un bacio, un pizzicotto sulla guancia. Soprattutto quando tu ne hai distribuiti senza riserve.
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"Cioè fammi capire: sei andata sotto il suo ufficio e non l'hai chiamato?"
"No."
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E così tu ed io abbiamo vinto anche stavolta. Contro la natura che ti si è accanita addosso, contro il destino che in più occasioni ha tentato di portarti via da me. Contro un'economia che mi ha ormai seduta col culo per terra. Non ho più niente... ma ho te. Che mi guardi ogni giorno con l'aria amorevole di un amico e mi festeggi col fare di un bambino. Abbiamo vinto tre anni fa, contro il cancro. Abbiamo vinto sei mesi fa, contro il tuo sangue malato. E adesso questa, contro un tumore subdolo che magari tornerà definitivamente tra un po'. Un'altra battaglia combattuta insieme, che a te ha raddoppiato le rughe e a me ha fatto venire i capelli bianchi. Quando ti ho salutato abbracciandoti, prima che entrassi in sala operatoria col rischio di non svegliarti più e tu hai poggiato il tuo testone sulla mia spalla, sapevo che avevi paura. Perché mi vedevi piangere e sorriderti mentre ti dicevo che sarebbe andato tutto bene. Infatti hai fatto fatica a spostare la testa, come se quell'abbraccio, il nostro solito abbraccio, non dovesse finire mai. E come ho vissuto io l'attesa... Sentirsi dire: "O apro e richiudo e non lo sveglio o opero." Allora inizi ad aspettare una telefonata che ti auguri non arrivi a stretto giro, col petto lacerato, come se stessero squartando te. Eppure ci siamo riabbracciati, hai visto? Siamo forti, tu ed io. Anche se arriverà il giorno in cui dovremo dirci addio, perché il padreterno con voi esseri perfetti ha fatto per l'ennesima volta le cose sbagliate, lo vivremo senza rimpianti perché ci siamo attaccati alla vita con tutta la forza che c'era. Sei la cosa più pura che abbia mai conosciuto. No, qualora dovessero dirmi che va fatta, non ti sottoporrò alla tortura della chemioterapia. Per quello che ancora abbiamo il privilegio di campare, voglio vederti sereno, felice, gioioso. Non meriti di soffrire ancora, no. Tu queste parole non le leggerai mai, ma tanto non ne hai bisogno: sai meglio di me quale lato del mio cuore sei. E che una parte di me morirà con te, quando sarà il momento. Adesso no, Fauno. Adesso no.
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Sai che ti dico? Sei la cosa più faticosa, più importante, più indispensabile, più sorridente, più impavida e sfiziosa che abbia mai vissuto. Una cosa che proteggerei a costo della vita, ma che va lasciata libera di provare e imparare a non arrendersi. A volte m'immagino mentre ti guardo dormire e mi dico che poi, nonostante il casino intorno, la mia vita grazie a te non è affatto male. Ti dico che quando mi abbracci chiudo sempre gli occhi e annuso il tuo odore cercando d'immortalare quell'attimo in un angolo piccolo del mio cuore, in modo che non prenda troppo spazio perché, spero, ci saranno tanti altri ricordi da conservare. Dico che sei bello, ora come non lo sarai mai: incosciente, inconsapevole, entusiasta, curioso di conoscere la vita, mangiarla a morsi. Ti dico che quando ti svegli al mattino e mi sorridi senza pensare a nient'altro che a me, mi rendo conto che ora la mia esistenza ha un centro attorno al quale girare. Un centro diverso, più solido, fondamentale. Ed è una consapevolezza bellissima, per il semplice fatto che, con te, un anno fa, sono nata anch'io: come mamma. Nell'istante un cui ti hanno messo per la prima volta tra le mie braccia. E che quindi anche tu hai tanto da insegnarmi, Alessandro. Voi bimbi nascete con un broglio di responsabilità notevole: date la vita a noi mamme, che forse, prima, manco ce l'avevamo. Perché è riduttivo dire che la vita cambia. Muta sapore, direzione, profumo. Si trasforma dalle sfaccettature quotidiane alle priorità assolute. Diventiamo persone diverse. Migliori, forse. Tanti auguri, amore mio. Per il nostro primo anno, per come sei adesso. Auguri per le scoperte che farai, per ciò che mi sforzerò d'insegnarti a testa bassa, per le lacrime che dovrò asciugare e quelle che non avrai il coraggio di confidare. Per tutte le volte che hai sorriso e che sorriderai. Per tutte le rinunce che ho fatto e farò senza sacrificio in cambio dei tuoi occhietti sereni. Per tutte le volte che le mie mani ti accarezzeranno la testa, per tutti i sogni che ti terranno impegnato il cuore e per i progetti che riuscirai a realizzare. Per tutto quello che capirò da sola e per i segreti che avremo solo tu ed io. Buon compleanno. Ti amo all'infinito.