La cardarella è poliglotta. Translate!

14 apr 2026

aprile 14, 2026 - No comments

New beginning


Qua dobbiamo partire dall’inizio perché altrimenti non si capisce. Io che ci sto dentro ho capito poco e ho detto tutto. Il 25 marzo hanno biopticato la massarella ai tessuti molli dell’anca.
“Teresa tutto bene?”
“Dottore ma non è che mentre bucate posso tenere gli auricolari così sento un po' di musica?”
“Ti vorrei accontentare, ma il telefono darebbe fastidio ai macchinari.”
Entriamo e mi sistemano.
“Adesso ti metto il disinfettante, poi farò l’anestesia. Il problema è che li passa un nervo e io lo toccherò di sicuro, ma tu non devi muovere la gamba. Se sentirai dolore fai altro, ma la gamba deve stare ferma.”
Fatte tre botte di anestesia mi sento chiedere: “Teresa come va?”
Io già non avevo più sensibilità a tutta la chiappa, ma ho approfittato della buona fede di quel povero cristo facendomi fare altre tre siringhe di anestesia, mentendo clamorosamente. Il nervo no, quello era rimasto sveglio. Stavo sdraiata a culo all’aria su una lettiga stretta che, mentre spertusavano, entrava e usciva dalla tac. Tac prima di bucare. Tre campioni. Tac nel mezzo. Tre campioni. Tac, altri due campioni. Intanto il nervo contribuiva al senso di angoscia dandomi il dolore con cui convivo elevato all’ennesimo. E io muovevo l’altra gamba. 
“Sei stata brava”. 
Hanno prelevato pezzettini minuscoli che mi hanno consegnato in un barattolino e ho dovuto portare poi in ematologia. Due ore dopo mi hanno rapita gli operatori dell’ambulanza, mi hanno caricata e portata in reparto. Sono rimasta sdraiata sul lettino al tre due ore con due ematologhe che andavano e venivano per controllare che non mi muovessi.
“A questa la conosciamo. È capace che si alza e se ne va.” Le figure di merda mi precedono sempre. Finalmente arriva il momento in cui mi hanno rilasciata, buona Pasqua a tutti e a casa ci siamo messi a fare la pastiera. Arriva il 13 aprile, giorno in cui dovevo andare in ematologia per avere il referto. La mia ematologa di riferimento mi riceve quasi subito. “Allora Teresa il referto è arrivato, ma hanno trovato solo cellule adipocitarie. Nessuna traccia del linfoma. Però le cellule adipocitarie noi le troviamo in un lipoma. Ma non esiste al mondo un lipoma che capterebbe 19.7 alla pet, neanche se desse infiammazione ai tessuti circostanti. Il lipoma è una massa benigna. In questo caso è impossibile che lo sia.”
In quel momento mi si è ficcata in testa un'altra volta Ornella Vanoni, una canzone che mi fa pensare a mia mamma. Lei aveva esattamente questa filosofia: campava di speranze, se ne nutriva come se fossero pane inzuppato nel latte. E a ogni botta che la vita le ha dato (e sono state parecchie) diceva: "Domani è un altro giorno, si vedrà". Ma lei non ha mai fatto nulla di concreto per evitare di essere travolta, impegnata com'era a crescere una figlia da sola e a sopravvivere. Non ha mai avuto materialmente il tempo di costruirsi un'armatura e uno scudo, si lasciava portare dal vento quasi con inerzia. L'ematologa parlava e io pensavo a quell'assolo di chitarra all'inizio della canzone.

È uno di quei giorni che ti prende la malinconia
Che fino a sera non ti lascia più
La mia fede è troppo scossa ormai, ma prego e penso tra di me
Proviamo anche con Dio, non si sa mai.ù

"Teresa l'unica cosa da fare è l'asportazione chirurgica della massa, così viene analizzata tutta. E' un tumore maligno, è impossibile che non lo sia. Adesso bisogna stabilire il sottotipo e il grado."

E non c′è niente di più triste, in giornate come queste
Che ricordare la felicità
Sapendo già che è inutile ripetere "chissà"
Domani è un altro giorno, si vedrà.

"Abbiamo già allertato ortopedia, l'intervento lo farai qui. Ti ho fissato un appuntamento per una radiografia al torace per venerdì mattina e lunedì prossimo hai il colloquio con l'anestesista. Saranno rapidi, ti chiameranno loro. Una volta stabilito il sottotipo farai la radioterapia."

È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita
Bilancio che non ho quadrato mai
Posso dire d'ogni cosa che ho fatto a modo mio
Ma con che risultati, non saprei

"Noi la radioterapia qui non la facciamo, dovrai andare al pascale. Poi magari contatteremo noi da qui l'ospedale che dovrà fartela. Intanto resterai comunque nostra paziente perché dovremo controllare il linfoma in ogni caso."

E non mi son servite a niente esperienze e delusioni
E se ho promesso, non lo faccio più
Ho sempre detto "in ultimo ho perso ancora" ma
Domani è un altro giorno, si vedrà

"Scusami - ho detto tra una strofa e l'altra della canzone che a una certa andava avanti nella mia testa da sola - questo vuol dire che io avevo due tumori diversi e contemporanei e indipendenti?"
"I tumori sincroni esistono."
"E questo come si chiamerebbe?"
"Liposarcoma. Ipotizziamo questo perché torna tutto. E' un sarcoma dei tessuti molli a crescita lenta, non sempre metastatizza, ma va rimosso subito."

È uno di quei giorni che tu non hai conosciuto mai
Beato te, sì beato te
Io di tutta un′esistenza spesa a dare, dare, dare
Non ho salvato niente, neanche te

"Scusami, ma non può essere un lipoma benigno che ha infiammato tutto e quindi da quella captazione alla pet così alta?"
"No."
Silenzio.
"I ch' ciort!" (cazzo che fortuna!)
"Io faccio il ragionamento inverso. Per me tu sei una miracolata. La sopra c'è chi ti vuole veramente bene. Ci siamo accorti del sarcoma perché hai avuto il linfoma. Per quanto vada con molta calma, anche il liposarcoma può esplodere e invadere gli organi, di solito i polmoni."

Ma nonostante tutto io non rinuncio a credere
Che tu potresti ritornare qui
E come tanto tempo fa ripeto "chi lo sa"
Domani è un altro giorno, si vedrà

"E se invece fosse linfoma? Lo chiedo perchè ci sono altre captazioni alla pet e perchè la massa ha comunque reagito alla chemioterapia per il linfoma..."
"La terapia per il linfoma contiene un farmaco, la doxorubicina, che si usa nella terapia dei sarcomi. E' come se ti fossi curata a metà, per questo era arrivata a 6 da 13 ma la massa non era scesa di un centimetro. Le altre captazioni alla pet non sono rilevanti, per adesso. Ora vieni con me che dobbiamo fare il prelievo."

E oggi non m'importa della stagione morta
Per cui io rimpianti adesso non ho più
E come tanto tempo fa ripeto "chi lo sa"
Domani è un altro giorno, si vedrà.

I vampiri mi hanno prelevato due o tre boccette di sangue, ho salutato e sono andata via. Domani ho l'elettrocardiogramma. Ora dovrò trovare il modo di spiegare a mio figlio che a breve per qualche giorno la sua mamma non ci sarà, che ci saranno altre persone che lo prenderanno a scuola, ce lo porteranno, gli prepareranno da mangiare, lo aiuteranno nelle attività quotidiane. Adesso la mia priorità è questa, che lui capisca e si adatti. Intanto mi accompagna a camminare.

Domani è un altro giorno, si vedrà



17 gen 2026

gennaio 17, 2026 - No comments

Punto e virgola



Buongiorno a tutti. Non so neanche bene da dove cominciare, anche perché credo che in pochi si ricordino della mia diagnostoria. Per chi non lo sa, riassumo brevissimamente: linfoma non hodgkin a grandi cellule B. Pet prima delle chemio captazione stomaco, linfonodi torace e polmone sinistro. In più tessuto molle dell’anca. Captazione elevata, 13. Dopo le chemio, captazione 6. Due mesi dopo - senza cure - 14.9. Un anno dopo 19.7. In itinere mi invitano da ematologia a interpellare un oncologo ortopedico del pascale che dice perentorio: “Non è un tumore.”, ma mi invita ad andare al pascale per programmare la biopsia. Passano 8 mesi, il pascale si dimentica di me e lo ammette: “Signora però pure lei avrebbe potuto sollecitare.” - “Dottore io faccio finta di non aver sentito.” Torno in ematologia, mi prescrivono la tac pet di controllo e si scopre la captazione a 19.7, oltre a una captazione di 11 in zona orofaringea e 6 al linfonodo retro mandibolare destro. Interpello ematologia del Cardarelli, dove sono stata in cura. Nessuna risposta. Natale, capodanno, epifania. Tra il panettone e un bicchiere di vino, prenoto una visita intramoenia con l’ematologa che nel 2023, il giorno della diagnosi, mi inserì nel DH di ematologia. Mi vede, si ricorda. Le consegno i referti. Chiama il primo piano al telefono, senza parlare. Nessuno risponde. Esce, controlla la mia cartella ad un altro pc, vede che ematologia mi ha chiuso il DH. In pratica io non ero più una loro paziente e manco lo sapevo. Lei però si mette le mani nei capelli. Mi chiede come sto, se ho prurito (mai scomparso), se ho tosse secca (da mesi), se sono stanca (sempre, ma mi sveglio pure alle 5.50 ogni giorno e ogni giorno sto dietro mio figlio. Autistico, non verbale, 12 anni). Mi chiede se sudo (mai successo, manco quando ero certa di essere malata), controlla l’ultimo emocromo fatto (intonso, ma era così anche quando avevo il cancro allo stomaco e altrove). Chiama un collega otorino per programmare una visita pro forma per poi arrivare alla biopsia, chiama spasmodicamente un collega ortopedico per attuare lo stesso percorso e richiama da un’altra stanza ematologia al primo piano. Gli strilli si sono sentiti fino a casa mia. 

“Quindi dobbiamo parlare di recidiva o che altro?”

“Se le biopsie saranno positive, propendo più nel pensare che quella captazione 6 alla fine delle chemio al muscolo dell’anca non andava sottovalutata.”
 
“Anche se la massa all’anca non è cresciuta ed è sempre rimasta di 4 cm?”
 
“Non significa nulla, la dimensione.”

“E la prima biopsia che fecero e risultò negativa per linfoma?” Colpì di tosse vari ed eventuali: “Facciamo un passo alla volta.”

Questa l’ho già sentita. 

Il 22 gennaio dovrò tornare in ematologia e ricominciare ad essere rivoltata sotto sopra. In questo momento non provo niente, il vuoto assoluto. È come se guardassi tutto dall’esterno e dicessi: questa non è la mia vita. Non sono io. Adesso mi aspetto di sentirmi dire che devo credere nell’aiuto di dio, che con la fede e la preghiera andrà tutto bene. Per favore, ho smesso di credere alle favole. Un abbraccio forte a tutti.









24 dic 2025

Quando le parole tornano a casa



Ci sono luoghi che non smettono mai di appartenerti, anche quando li lasci in silenzio per anni.

Questo blog è uno di quei luoghi.

È nato molto tempo fa, in un’altra fase della mia vita, quando scrivere era il mio modo per respirare, per capire, per restare in piedi. Poi la vita ha preso strade complesse, intense, a volte durissime. E la scrittura si è fermata. Non perché non avessi più nulla da dire, ma perché stavo vivendo tutto sulla pelle.

In mezzo a tutto questo c’è stato anche il cancro.

Un tempo sospeso che mi ha insegnato quanto il corpo possa crollare e, allo stesso tempo, quanto la cura – quella vera – sia un atto quotidiano, concreto, ostinato.

Oggi il mio lavoro nasce anche da lì: dall’esperienza diretta della fragilità, dall’essere madre, dall’essere educatrice cinofila, dal credere profondamente che animali e persone possano sostenersi a vicenda quando il mondo diventa troppo.

Questo blog e A Casa di Ale sono due stanze della stessa casa: uno spazio di parole e uno spazio di gesti, entrambi nati dal bisogno di prendersi cura, senza rumore e senza scorciatoie.

Oggi questo spazio riapre, senza fretta e senza promesse perfette.
Riapre perché A Casa di Ale non è solo un progetto, ma un modo di stare al mondo: fatto di cura, di fragilità, di animali che salvano le persone, di bambini che insegnano più di quanto possano dire, di perdite che diventano seme.


Qui troverai pensieri, storie, appunti, riflessioni.

Non contenuti “giusti”, ma veri.

Non risposte, ma presenza.


Se sei arrivato fin qui, forse non è un caso.

Benvenuto.

Questa è casa.


Con questo ritorno, auguro a chi legge un Natale gentile, fatto di tempo, ascolto e piccoli gesti che curano davvero.

Buon Natale 





6 dic 2025

dicembre 06, 2025 - No comments

Imparare dai cani: il percorso cinofilo per i bambini nei campi estivi


Ogni estate porto nei campi estivi un progetto che per me è un piccolo miracolo: un percorso educativo pensato per avvicinare i bambini al mondo dei cani in modo sicuro, consapevole e divertente. È un laboratorio che unisce gioco, empatia e responsabilità, e ogni volta mi sorprende vedere quanto i bambini siano naturalmente predisposti a comunicare con gli animali, se qualcuno gli mostra la strada giusta.

Durante gli incontri impariamo insieme a leggere il linguaggio del cane, riconoscendo segnali di calma, posture e bisogni. I bambini scoprono che un cane “parla” continuamente, anche senza parole, e che capirlo è il primo passo per costruire un rapporto sereno e rispettoso.

Una parte molto importante del percorso riguarda la sicurezza, perché è fondamentale per loro crescere con le basi corrette: come avvicinarsi a un cane sconosciuto;
cosa fare e cosa evitare;
perché non disturbare mai un cane mentre mangia o dorme;
quali sono i segnali che indicano disagio o paura;
come accarezzare in modo appropriato per far sentire l’animale al sicuro.

Non sono lezioni teoriche: sono esperienze. Attraverso giochi, attività guidate e momenti di interazione diretta, i bambini imparano a rispettare i tempi dell’animale, a non imporsi, ad aspettare, ad osservare. E intanto, quasi senza accorgersene, sviluppano anche competenze emotive preziosissime: pazienza, empatia, fiducia.

Alla fine del percorso viviamo sempre un momento di festa: ogni bambino riceve un attestato di partecipazione, un piccolo riconoscimento che celebra non solo ciò che hanno imparato, ma anche la cura e la gioia con cui hanno preso parte al progetto.

E la verità è che sono proprio loro, i bambini, a regalarmi ogni volta la conferma che educare attraverso gli animali è un viaggio che trasforma tutti: loro, i cani… e anche me.

 







2 dic 2025

dicembre 02, 2025 - No comments

Ieri


Sto aspettando di fare la TAC/PET per la mia stadiazione oncologica.

Sono in sala d’attesa e la vita mi passa accanto come un fiume che non mi vede. C’è chi sbuffa, chi controlla l’orologio, chi si stringe la giacca sul corpo come se quel freddo non appartenesse solo all’aria. Oggi poi — stranamente — non vedo teste scoperte, non vedo chi come me ha perso i capelli. Eppure nell’aria c’è la stessa ansia che ci accomuna tutti, quella che non ha bisogno di segni per farsi riconoscere.

Negli ultimi mesi ho spesso pensato di scrivere qualcosa per chi sta per affrontare questo percorso doloroso e sorprendente che sono le cure oncologiche.

Poi mi fermavo.

Buttare nero su bianco quello che ho vissuto mi sembrava un modo per inchiodarlo lì, per ammettere che sì, è successo davvero. Forse temevo che scriverlo lo rendesse meno passato. O forse non ero pronta.

Ma oggi sì.
Oggi sento che serve dirlo.
Serve a chi non sa, a chi ha paura di chiedere, a chi pensa che “tanto è normale, lo dicono i medici”.

Perché aspettare un oncologo, a volte, è come aspettare la fata turchina e chiederle un attico a Dubai.
L’oncologo è lo stoico per eccellenza:

“Dottò, alla terza chemio sono uscita reggendo l’intestino.”

Risposta: “Eh, ma sono le chemio.”

“E quindi cosa posso fare…?”

Spallucce.

Sempre loro.

E allora ti chiedi se questo sia davvero il destino scritto per noi: soffrire in silenzio, perché “siamo nati per soffrire”. Ma io non sono un distributore di merendine, non sono un contenitore da svuotare e riempire.
Io sono una persona.
Una persona che vorrebbe solo riuscire a camminare senza lacrime agli occhi, alzarsi dal letto senza tremare, non vomitare addosso al mondo tenendo insieme la propria dignità con due mani.
Perciò cominciamo. Parliamone.

Durante le terapie potrebbe succedere che la pianta dei piedi diventi rosso fuoco.
Rosso fuoco per davvero, e così resterà.
Camminare diventa un percorso a ostacoli sul pavimento dell’inferno.
L’unica cosa che mi ha salvata: olio di mandorle dolci, due volte al giorno.
Non fa miracoli, ma restituisce un po’ di tregua.

Il naso dentro si brucia. Letteralmente. Respirare fa male, ogni respiro è un graffio.
La mia salvezza: olio di iperico, due volte al giorno. È acqua messa sul fuoco, un gesto piccolo ma potente.

Le sopracciglia e le ciglia… cambiano.
Diventano corte, dure, come peli bruciati su una candela.
Io lo sapevo, quindi a gennaio — prima dell’inizio del ciclo — ho fatto il microblading.
Per le ciglia: olio di ricino.
Ricrescono più forti, più folte. Ricordo ancora il giorno in cui ho rimesso il mascara: ho pianto.

I capelli resistono un po’. Poi no.
Alla seconda chemio ho rasato tutto.
E mi sono messa foulard di bamboo, orecchini grandi, trucco forte. Non per vanità: per ricordarmi che ero ancora io. Per la ricrescita: olio di rosmarino.
Alla quinta terapia già mi comparivano i primi peletti. Erano come piccole promesse.

La nausea. Se siete miracolati dallo zenzero, vi voglio bene e vi stimo. Io non ho avuto questa fortuna.
Le mie ancore sono state:

– bibite gassate

– ondansetron EG 8 mg

Funzionavano quel tanto da permettermi di respirare.

Acqua: sarà la cosa più bella del mondo. L'acqua. Da allora non bevo più acqua naturale, perché ormai a quella gassata che mi calmava la nausea mi sono abituata a tal punto che bere quella liscia mi da fastidio, come se stessi ancora in terapia. Acqua, almeno tre litri al giorno. 

Pelle: sarà sempre secca e allora ci compreremo una bella crema idratante e profumata e usciremo di casa. 

A volte (quasi sempre) la permanenza in ospedale si ruberà mattinate intere, l'attesa per la terapia sarà snervante, i colloqui con i medici insoddisfacenti e rapidi. La fame, se arriva, si combatte con qualcosa di salato. Dolce, antistaminico, chemio e cortisone non vanno d'accordo. 

E poi c’è la grande domanda: di che colore torneranno i capelli?
Nessuno lo sa. Possono tornare come prima, oppure bianchi. È una lotteria. Ma torneranno. Nel mio caso sono tornati biondissimi, poi sono diventati castani, biondi e bianchi allo stesso tempo. Poi biondi e ora ne ho più di quanti ne potessi immaginare. Torneranno, come i ricordi.

La pace di dentro, quella no. Non tornerà più. Nessuno è più la stessa persona di prima dopo il cancro. E nessuno potrà mai essere in grado di superare il lutto per la perdita della propria vita precedente. Si vive col dolore, un dispiacere costante. Ogni volta che si rivivono gli esami diagnostici per la stadiazione o anche le analisi del sangue, si ripercorre un intero anno daccapo. Anche in cinque minuti. Ogni tanto mi chiedo "ma è successo a me? Sicuro?" poi tocco il port che ho ancora sotto la clavicola destra e lui sta lì a ricordarmi quello che ho sopportato. Perché poi il dolore per il lutto si mischia all'orgoglio di essere sopravvissuta e allora diventa più sopportabile. 

E allora sì, scrivo tutto questo perché qualcuno lo legga e si senta meno solo.
Perché quando entri nel mondo del cancro ti sembra di cadere in un pozzo senza istruzioni.
E che fai se cadi in un pozzo? Urli, strilli, i capelli dalla testa te li strappi. Poi prendi un respiro e ti guardi attorno. Cominci a guardare dove puoi arrampicarti per uscire, se ci sono appigli. Mentre li cerchi qualcuno ti cala una corda, l'afferri e inizi a salire. Una volta fuori l'unica cosa che ti chiederai sempre è: "Come cazzo ho fatto a cadere"?

Ora io avrò il referto il 9 dicembre, un paio di settimane prima di Natale. Intanto mangio ansia, paura e bevo acqua frizzante per lavare via i ricordi. Poi tocco il port.  E sta ancora là.



29 nov 2025

novembre 29, 2025 - No comments

Il bulldog inglese


Colore: bianco o bianco con chiazze marroni o nere (tipo mucca) oppure tigrato con macchie bianche, tipo versione cafona di un cane corso.

Peso: non superiore ai 25 kg e mezzo, ma questo se avete un bulldog che si crede un castoro e non vive per il cibo.

Muso: il bulldog non ha un muso. Ha una faccia.

Zampe: corte, tozze, doppie, possenti. Che utilizza sopratutto per chiamarvi mentre mangiate qualcosa o se gli passate accanto e dirvi quindi di aprire il frigorifero. Che le zampe possano essere usate anche per camminare è un dettaglio, per lui.

Testa: quadrata e occupata da osso pieno.

Altezza: il cane vi arriverà al polpaccio, sarà un coso corto e tarchiato che sculetterà tipo samba quando tornerete a casa perché non ha la coda. Ma non lasciatevi ingannare dalla statura. Anche una palla di cannone è corta, ma sempre una palla di cannone resta.

Petto: largo, perché ha il cuore molto grande.

Denti: grossi e storti. Per lo più i canini inferiori li tiene fuori, con la lingua in mezzo. Assumendo quindi un’espressione estremamente intelligente.

Orecchie: piccole e cadenti, molto sensibili al rumore di una confezione di cibo che viene aperta.

Collo: possente, largo, attaccato alle spalle come la buonanima di Maurizio Costanzo. Infatti vi conviene insegnargli a non tirare da piccolissimo, altrimenti, per evitare l’effetto bandiera, lo lascerete spesso a casa e vi ritroverete un cane spalmato costantemente sul divano.

Carattere: testardo, coraggioso, affettuoso, permaloso, tenace, dolce, leale, suscettibile. Se chiamate il cane mentre sta dormendo e insistete perché lui finge di non sentirvi, a una certa vi raggiunge. Ma ormai è incazzatissimo perché l’avete fatto spostare. Grande amante della lotta, resta un cane che non potrete mai coinvolgere in uno sport faticoso. Ma abituarlo a passeggiate rilassanti (anche lunghe, considerando i limiti del cane) farà sì che lui si preparerà alla porta quando vi vedrà indossare la giacca per uscire. Il bulldog non è un cane da formula 1, non si arrampicherà mai contro un muro. Ma se fingerete di svenire o vi vedrà piangere, andrà in panico e farà di tutto per aiutarvi.

È come quelle persone con l’espressione sempre incazzata, ma alle quali se chiedi mezza mela perché hai fame, mette a bollire l’acqua per la pasta.

novembre 29, 2025 - No comments

Aldo


Quando l’ho preso tra le braccia per la prima volta, Aldo era un batuffolo compatto con due occhi tondi che sembravano chiedere:

“E mò? Chi sei tu per me?”

Non lo sapevo ancora, ma quel cane sarebbe diventato una delle cose più importanti che ho, dopo Alessandro.
E sì, lo so che i bulldog inglesi fanno ridere a guardarli, con quel passo da lord stanco e la faccia da filosofo del Rione Sanità.
Ma Aldo, per me, è stato molto più di un cane buffo.
È stato il respiro dopo tutto.
Dopo la malattia.
Dopo le corse, le chemio, i salti tra un ricovero e una terapia.
Dopo il silenzio pesante che mi restava addosso la notte.
Dopo le perdite.
Dopo il “mo’ basta” che mi ripetevo ogni giorno solo per rimettermi in piedi.
Aldo è entrato in casa come sanno fare solo i bulldog: senza chiedere permesso, ma occupando subito il divano e il cuore.
Si è piazzato vicino ad Alessandro, lo ha guardato un attimo, e da quel giorno Ale non è più rimasto solo nemmeno un minuto.
Non parla?
Aldo manco.
Eppure si capiscono in una lingua che io neanche immagino.
Aldo è la parte morbida delle mie giornate.
È quel peso da tre tonnellate che dorme sulle mie gambe e non si sposta manco se cade il Vesuvio.
È la risata che mi parte quando sento i suoi rutti aristocratici dopo cena.
È l’amore che non ti chiede nulla se non di esserci.
E io, che per anni ho messo tutto e tutti davanti a me, con Aldo ho capito che si può stare al mondo anche senza giustificarsi.
Si può essere stanchi.
Si può essere fragili.
Si può essere vivi.
Lui è così: vivo.
E mi ricorda ogni giorno che – dopotutto – lo sono anch’io.
Aldo è la prova vivente che dopo Orso, dopo quel dolore lì, il cuore si può riaprire, anche se pensi sia impossibile.
Non lo sostituisce.
Non ci prova nemmeno.
Aldo è un capitolo nuovo, scritto con le stesse mani stanche ma con gli occhi più lucidi.
E io, oggi, sono grata di averlo.
Perché quando ti rialzi dal fango e ti guardi intorno, ti accorgi che la vita sa ancora sorprenderti.
E a volte lo fa con un bulldog inglese che pesa come una lavatrice e ama come un gigante.




novembre 29, 2025 - No comments

Napoli: la storia di Orso che arriva al cuore . Dal blog di Laura Scarpellini


A Napoli la storia di Orso, un affettuoso bulldog inglese, ha toccato il cuore di molti. Orso non era solo un animale domestico: era il compagno inseparabile di Alessandro, un ragazzo affetto da disabilità che aveva trovato in lui un alleato prezioso nel superare le sfide quotidiane.

Storia di Alessandro e il suo amico speciale

“Alessandro è un bambino autistico, dolcissimo. Prima che morisse Orso (avvelenamento) Ale diceva pochissime parole, ma le diceva. Poi ha smesso completamente. Comportamenti problematici, stereotipie vocali. Le stesse che ha avuto tutto il 2024, durante le mie chemioterapie. Ma c’era Orso con lui e con me. Io sono un educatore cinofilo e Orso è stato di supporto per me durante le cure e per mio figlio nella sua quotidianità. Ora con Aldo si sta ristabilendo piano piano un equilibrio. Sono un nucleo familiare monogenitoriale, quindi stare dietro a tutto è faticoso. Ma vedere che ora mio figlio fa come faceva con Aldo esattamente come faceva con orso quando era piccolo, mi fa capire che farlo entrare nelle nostre vite è stata la scelta giusta“.

Così ci racconta Teresa Pinto madre monogenitoriale di Alessandro . “Grazie alla presenza di Orso mio figlio aveva fatto notevoli progressi nel suo percorso di autonomia e socializzazione. Il cane lo accompagnava nelle passeggiate, nelle terapie e nelle attività scolastiche, diventando una vera e propria ancora di salvezza in momenti difficili. La loro storia rappresentava un esempio di come l’amore e la supporto animale possano fare la differenza per chi affronta disabilità”

Purtroppo, questa storia d’amore si è conclusa in modo tragico. Orso è venuto a mancare improvvisamente dopo aver ingerito presumibilmente del veleno per blatte lasciato davanti a un’attività commerciale senza alcun avviso o precauzione. La perdita del cane ha devastato Alessandro e la sua famiglia. La madre del ragazzo ha sporto denuncia contro ignoti, denunciando l’incauto gesto che ha portato alla morte dell’amico fedele.

L’evento ha scosso profondamente la comunità locale e ha sollevato importanti questioni sulla sicurezza degli animali domestici e sulla tutela dei soggetti più vulnerabili. Marco ha avuto enormi difficoltà ad accettare la perdita del suo amico a quattro zampe, manifestando problemi emotivi e comportamentali legati al lutto.
Un nuovo arrivo che apre ad una nuova vita

Per far fronte a questa tragedia e per onorare la memoria di Orso, la madre del ragazzo ha deciso di adottare un nuovo bulldog, sperando di ridare speranza al figlio e ricostruire il legame speciale che avevano condiviso. Inoltre, ha fondato un’associazione dedicata al supporto dei ragazzi con disabilità, con particolare attenzione alla tutela degli animali domestici e alla sensibilizzazione sul rispetto delle norme di sicurezza per gli animali in generale.

Questa iniziativa mira a creare una rete di sostegno per le famiglie coinvolte in situazioni simili, promuovendo l’importanza dell’affido responsabile e della prevenzione dei rischi legati all’uso improprio di sostanze tossiche. La storia di Orso diventa così un simbolo di resilienza e speranza: dimostra come anche nelle circostanze più dolorose si possa trovare una via per trasformare il dolore in azione positiva.

Come hai vissuto il momento improvviso della perdita del tuo adorato bulldog Orso e in che modo questa perdita ha influenzato il percorso di tuo figlio autistico?

La sera in cui Orso è andato via mi faceva male tutto. Avevo dolore in tutto il corpo. Ricordo che quando ho perso mia madre camminavo, ma non sentivo la terra sotto i piedi. Le gambe andavano a vuoto. Ma quando ho perso Orso non c’era un punto del corpo che non mi faceva male. Il mio compagno voleva abbracciarmi e io gli gridai di non toccarmi. Per tre giorni ho bevuto solo acqua. Alessandro si è chiuso, completamente. Mesi di lavoro terapeutico buttati, pensai. Prima di questo enorme lutto Alessandro diceva poche parole; morto Orso più nulla. Ha ricominciato a spiegarsi a gesti, già avuto alcune notti insonni ed è stato estremamente irascibile. Stereotipie vocali e motorie fuori controllo. È regredito di colpo. Anche con i terapisti è stato intrattabile, loro sono stati bravi: hanno rispettato il suo lutto e gli hanno dato tempo senza forzarlo.

In che modo l’arrivo di Aldo, il nuovo bulldog, sta contribuendo a rafforzare il legame tra tuo figlio e il suo mondo, aiutandolo a uscire dall’isolamento?

L’arrivo di Aldo ha contribuito a sciogliere piano piano i nodi che si erano creati tra il mondo di Alessandro e il nostro.

“Ce ne sono ancora parecchi, perché Aldo è un cucciolo che sta imparando le regole di casa, il giusto modo di approcciarsi a noi e ad Alessandro soprattutto. Con Orso ormai c’era un equilibrio perfetto fatto di routine e orari che il cane conosceva. Per Aldo ora è tutto nuovo e dobbiamo dargli tempo. Ma la presenza del cucciolo, il fatto che anche Alessandro debba prendersene cura, lo sta aiutando ad assopire il dolore. Certo, non passerà. Ma purtroppo la vita è fatta anche di questo. Alessandro ha visto Orso ed ha assistito alla sepoltura in silenzio. I figli non si possono proteggere da tutto e io ho voluto che lui si rendesse conto fino in fondo di cosa accade quando un amico ci lascia. Come ora si sta rendendo conto del fatto che però permane un filo invisibile che continua a legarci a chi non c’è più. Che l’amore resta e dobbiamo scegliere se conservarlo o incanalarlo di nuovo. Con Aldo abbiamo scelto di dargli una strada, bellissima”

Quali sono state le sfide più grandi nel ricostruire un rapporto di fiducia e amicizia tra tuo figlio e il nuovo cane, e come le avete superate?

“Le regole. Regole che Alessandro ha dovuto ricordare (non infastidire il cane mentre mangia, lasciarlo dormire tranquillo, cogliere i segnali di gioco che il cane ci da). Contemporaneamente insegnare al cucciolo che la nostra vita è fatta anche di abitudini e orari, che piano piano imparerà. Ora io sto lavorando su due fronti, come ho fatto anni fa. Ci sono riuscita una volta, ci riuscirò anche questa”

Cosa ti ha spinta a creare un’associazione di volontari per supportare altre famiglie che affrontano la perdita di un cane di supporto, e quali sono gli obiettivi principali di questa iniziativa?

“L’Associazione non è ancora ufficialmente creata. Sto aspettando che uno dei soci fondatori legga lo statuto e mi dia l’ok. È un avvocato e voglio andare sul sicuro. Ho pensato a quanti ragazzi disabili possano avere serie difficoltà se l’amico di una vita li lascia. Difficoltà nel quotidiano, nel ristabilire la vita nell’ assenza. Perché la cosa peggiore è aprire la porta di casa e non trovarli. Ho pensato ai genitori, a quanto possano sentirsi avviliti, addolorati e spaventati nel vedere i figli disperati o in regressione. L’associazione, a casa di Orso e Ale, accorperà educatori cinofili (tra i quali la sottoscritta), terapisti, psicologi, operatori, tecnici del comportamento e avvocati. Queste figure aiuteranno la famiglia ed il disabile nella gestione del lutto. Gli educatori cinofili saranno di sostegno qualora la famiglia decidesse per una nuova adozione. Il supporto dell’associazione sarà completamente gratuito. Anche quello riguardante la scelta di un nuovo amico da introdurre in famiglia, con un percorso educativo della durata di 6 mesi (così i genitori non si sentiranno avviliti dal nuovo arrivato che avrà tutto da imparare)”.





Quali messaggi di speranza e di forza vorresti condividere con altre mamme e famiglie che si trovano ad affrontare una perdita simile o che stanno vivendo momenti difficili?

“Niente è impossibile. Il dolore c’è, è grande. Quando si vede il proprio figlio regredire diventa enorme. Subentrano la rabbia, i sensi di colpa. Ma io ho parlato con mio figlio e gli ho chiesto: “Vogliamo prendere un altro cagnolino, Ale? Guarda però che sarà diverso da Orso. Avrà un altro carattere, dovremo ricominciare daccapo.” Lui a gesti mi ha detto di sì. E siamo corsi da lui. La faccia che ha fatto mio figlio quando ha visto Aldo non la dimenticherò mai. Parlate con i vostri figli, spiegate loro che purtroppo esistono anche cause non naturali ed improvvise che ci costringono a un addio prematuro. Aiutarli non significa nasconderglielo. Chiedere loro se sono pronti a una nuova avventura farà parte del percorso. Alessandro ha ricominciato a dire mamma da poco e io sono convinta che la presenza di Aldo sia fondamentale. Spiegare ai ragazzi che il nuovo amico non sostituirà il precedente, ma sarà una strada nuova per il tanto amore che questi ragazzi – troppo spesso soli e poco inclusi – hanno da dare. E poi tanta pazienza, ma quella ai genitori dei ragazzi disabili non manca. Alphonse de Lamartine diceva: “Ovunque vi sia un infelice Dio invia un cane.” Penso che questa frase la dica lunga, più di qualsiasi altra cosa.La faccia che ha fatto mio figlio quando ha visto Aldo non la dimenticherò mai. Un sorriso a 43 denti e gli occhi stretti e lucidi. L’ha toccato subito. Orso ha aiutato Alessandro durante le mie chemioterapie, durante quasi tutto il 2024. L’ha distratto quando ha dovuto vedermi senza capelli e vivere gli effetti collaterali dei farmaci. Come ha aiutato me, del resto. Adesso Aldo lo sta aiutando a far scivolare via quella fase cocente del dolore, a sopportarla meglio”.

Benvenuto Aldo!




Fonte: Napoli: la storia di Orso che arriva al cuore - Laura Scarpellini

novembre 29, 2025 - No comments

Orso


Ci sono vite che arrivano senza chiedere permesso e senza fare rumore, ma che una volta entrate non se ne vanno più.
Orso è stato questo: un battito aggiunto al mio cuore, una bussola, un sorriso, un appuntamento quotidiano con la dolcezza che non tradisce mai.
Lo presi quando non avevo niente da offrire se non le mie mani stanche e un amore enorme che non sapevo ancora di avere. Lui invece lo sapeva già. Mi guardò come ci si guarda una casa: come qualcosa che si riconosce prima ancora di capirla. E da quel momento fu tutto semplice. Tutto giusto.
Orso era goffo e delicatissimo allo stesso tempo. Respirava forte, russava come un vecchio marinaio, si metteva a pancia in su quando capiva che avevo bisogno di sentire il peso del suo corpo per ricordarmi che ero ancora viva. Era un cane, sì, ma soprattutto era un modo di stare al mondo: più lento, più tenero, più giusto.
È stato il fratello grande di Alessandro, il suo primo educatore, il suo specchio emotivo.
Quando Ale parlava poco o niente, Orso parlava per lui. Lo guardava, lo seguiva, dormiva accanto al letto come una sentinella minuscola con il cuore gigante. Era il suo mediatore, la sua sicurezza, il suo traduttore simultaneo di emozioni.
E lo è stato fino all’ultimo istante.
Quando Orso è morto, non è andato via davvero.
Ha lasciato una scia.
Ha spostato qualcosa dentro di noi che non tornerà mai com’era prima, ma che ci ha reso migliori, più capaci di amare, più capaci di proteggere.
Ci sono giorni in cui mi sembra di sentirlo camminare, altri in cui mi sembra di sentirlo respirare nei silenzi di casa.
Poi ricordo che l’amore non fa rumore quando cambia forma: resta, semplicemente.
Orso è dentro quello che faccio adesso, dentro ogni cane che aiuto, dentro ogni bambino che accompagno.
È la radice di “A Casa di Ale”.
È la ragione per cui ho deciso di rimettere insieme i pezzi e costruire un luogo sicuro per noi e per chi verrà dopo.
Non gli potrò mai dire abbastanza grazie.
Ma posso scriverlo qui, in questo spazio che per anni è stato la mia voce, e oggi torna a esserlo anche per lui.
Grazie Orso.
Per avermi scelto.
Per averci amati così.
Perché quello che hai fatto per noi non lo fa nemmeno un essere umano.
E se da qualche parte si può vedere, sentire o sapere, voglio che tu lo sappia: continui a vivere.
E continuerai finché vivremo noi.


Per sempre il mio Orso. 

18 nov 2025

novembre 18, 2025 - No comments

Galleria


A Casa di Ale – I nostri amici a quattro zampe

Questa pagina raccoglie alcuni dei cani che hanno camminato con noi, che abbiamo ospitato o che hanno seguito un percorso educativo. Ogni cane è un individuo unico, con la sua storia, le sue paure, la sua forza e le sue conquiste. Per me non sono “clienti”: sono anime che hanno lasciato un segno.
La Galleria è un modo per raccontare il mio lavoro attraverso i loro occhi.
Ogni cane che entra A Casa di Ale porta qualcosa: una sfida, un progresso, una risata, un’emozione.

Questa pagina è dedicata a loro. Nessun effetto speciale: solo vita vera.
Grazie a tutti i cani che hanno camminato con noi.

  


  

 


   


  






























































































Per privacy e trasparenza:

pubblico solo foto autorizzate dai proprietari
non uso mai immagini in cui compaiono bambini
non mostro dati sensibili
non pubblico foto di cani in difficoltà o stress
niente immagini forzate, in posa o irrispettose



















novembre 18, 2025 - No comments

Consulenze on line


A Casa di Ale – Educazione Cinofila a distanza

Le consulenze online sono percorsi pensati per aiutare i proprietari anche quando non è possibile lavorare insieme dal vivo. Sono utilissime per affrontare difficoltà quotidiane, dubbi, prime impostazioni o momenti delicati. Non sostituiscono un percorso educativo completo, ma sono un supporto concreto, personalizzato e professionale.

A chi sono rivolte

Le consulenze online sono perfette per: chi abita fuori Napoli, chi ha bisogno di un confronto immediato, famiglie che vogliono capire come gestire una situazione, chi desidera una guida nei primi giorni con il cucciolo, proprietari che hanno adottato un cane e non sanno come iniziare, chi ha difficoltà leggere o moderate, chi vuole evitare errori.

Cosa possiamo affrontare insieme

1. Gestione del cucciolo

routine
gestione del morso
primi giorni in casa
socializzazione corretta
prevenzione ansia da separazione

2. Passeggiate difficili

cane che tira
cane che si blocca
cane che ha paura della strada
cane troppo eccitato fuori

3. Paure e insicurezze

forti
traffico
persone sconosciute
cambi improvvisi

4. Cane adottato

primi giorni
inserimento graduale
evitare errori
costruire fiducia

5. Routine domestica

regole
spazi della casa
calma
solitudine
gestione di situazioni stressanti

6. Analisi video

Puoi inviarmi video del comportamento del cane: li analizzo e ti spiego come interpretare ciò che vedi.

Come funziona una consulenza online

1. Raccolta informazioni

Ti chiederò: età del cane, storia, routine, difficoltà, obiettivi.

2. Videochiamata

Ci colleghiamo tramite:

WhatsApp
FaceTime
Zoom (se preferisci)

Durante la videochiamata: analizzo il cane, ti spiego come comportarti, ti do indicazioni pratiche
impostiamo un piano d’azione

Cosa serve per fare la consulenza online: uno smartphone, connessione, uno spazio tranquillo
qualche minuto prima per prepararti, voglia di capire il cane. Non servono strumenti professionali.

Situazioni che NON affronto online

Per correttezza e professionalità, non seguo online aggressività grave verso persone, morsi ripetuti
fobie invalidanti, situazioni cliniche urgenti, disturbi comportamentali complessi.
In questi casi serve un lavoro dal vivo.


Vuoi prenotare una consulenza online?

Scrivimi tramite il modulo del blog o su WhatsApp.

Rispondo dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 21.

novembre 18, 2025 - No comments

Percorso per Cani Adottati – Rescue Program


A Casa di Ale – Educazione e supporto per cani adottati


Adottare un cane non è solo un gesto d’amore: è un atto di responsabilità, cura e comprensione profonda. Molti cani che arrivano da canili, box, rifugi, strade o contesti difficili portano con sé insicurezze, esperienze negative, paure profonde, difficoltà ambientali, sensibilità emotiva, 
confusione, bisogno di tempo, calma e guida.

Per questo ho creato un percorso dedicato a loro: un lavoro basato su rispetto, osservazione e tanta delicatezza. 

A chi è rivolto

Questo percorso è pensato per cani provenienti da rifugi, box o canili,  cani che hanno vissuto traumi o abbandoni, cani timidi, chiusi o ipersensibili, cani che non sanno affrontare il mondo urbano, 
famiglie che vogliono aiutare il cane ad ambientarsi nel modo migliore.
Non è un percorso di riabilitazione clinica, ma un percorso educativo emotivo.

Cosa affrontiamo nel percorso

1. Inserimento nella nuova casa

Il cane impara a: fidarsi del nuovo ambiente, riconoscere gli spazi, comprendere le routine, trovare sicurezza nei gesti quotidiani. L’inserimento è sempre graduale. 

2. Paure e insicurezze

Molti cani adottati hanno paura dei rumori, temono gli spazi chiusi e non sanno salire in macchina, 
non conoscono guinzaglio e pettorina, vanno in panico per movimenti improvvisi.
Lavoriamo su ogni paura con rispetto e passo dopo passo.

3. Gestione degli stimoli esterni

Ambienti nuovi = stress.

Aiuto il cane a uscire senza saltare o bloccarsi, superare momenti critici e recuperare dopo un evento spaventoso, mantenere distanza adeguata dagli stimoli, non esplodere in reazioni di panico
La passeggiata strutturata è fondamentale.

4. Fiducia nella famiglia

Il cane adottato impara a fidarsi nel tempo. Lavoriamo su gesti chiari, movimenti prevedibili, presenza calma, coerenza, comunicazione che rassicura. La fiducia è un processo, non un comando.

5. Routine e calma

Creo una routine su misura che aiuta il cane a capire i ritmi della casa, evitare sovraccarico emotivo
stabilizzare le emozioni, trovare punti di riferimento. Senza una routine stabile, il cane vive nel caos.

6. Errori da evitare

Insegno alla famiglia a evitare affetto eccessivo nei primi giorni, sovrastimolazione, presentazioni forzate, libertà totale immediata, portarlo ovunque per “abituarlo”, pensare che “povero, ha sofferto, lasciamo fare tutto”. Questi errori aumentano la sua fragilità.

Durata e modalità del percorso

Ogni cane adottato ha una storia diversa.

Il percorso viene costruito insieme dopo un incontro conoscitivo. L’obiettivo è portare il cane da:

paura → fiducia
confusione → stabilità
stress → calma
reattività → sicurezza

Perché questo percorso è importante

Un cane adottato può diventare un compagno meraviglioso, ma solo se viene accompagnato nel modo giusto. Una guida professionale riduce ansia, comportamenti reattivi, stress, regressi, difficoltà nelle uscite, tensioni in casa. E aumenta fiducia, sicurezza, equilibrio, serenità, relazione.

Vuoi aiutare il tuo cane adottato a sentirsi finalmente al sicuro?

Scrivimi tramite il modulo di contatto nel blog oppure su WhatsApp.

Rispondo dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 21.

novembre 18, 2025 - No comments

Educazione per cuccioli - Percorso puppy


A Casa di Ale – Educazione Cinofila per Cuccioli

I primi mesi di vita di un cucciolo sono determinanti: sono il momento in cui si formano le sue emozioni, le sue abitudini e la sua capacità di affrontare il mondo. 
Il “Puppy Program” che offro è un percorso dedicato ad accompagnare cuccioli e famiglie in modo corretto, rispettoso e soprattutto realistico.
Non lavoro per insegnare comandi inutili: lavoro per crescere un cane equilibrato, calmo e sicuro.

A chi è rivolto

Il percorso è pensato per: cuccioli dai 2 ai 12 mesi, famiglie alla prima esperienza, persone che vogliono prevenire problemi futuri, chi vuole costruire un rapporto sano fin da subito.
È ideale per cuccioli adottati, cuccioli timidi, energici o molto sensibili.

Cosa facciamo nel percorso

1. Le prime passeggiate corrette

Insegno al cucciolo a: uscire con calma, gestire gli stimoli, muoversi in sicurezza, non tirare
non spaventarsi inutilmente. La passeggiata è la base della sua educazione.

2. Socializzazione intelligente

Non caos, non “buttalo in mezzo agli altri cani”. Socializzare significa: imparare a leggere i segnali degli altri cani, scegliere compagni adatti, creare esperienze positive, evitare situazioni traumatiche
La vera socializzazione è qualità, non quantità.

3. Prevenzione dell’ansia da separazione

Il cucciolo impara fin da subito: come stare da solo senza stress, come dormire correttamente, 
come gestire la frustrazione, quali routine lo tranquillizzano.
Prevenire è molto più semplice che curare.

4. Educazione alla calma

Insegno al cucciolo a: rilassarsi, recuperare dopo stimoli intensi, non attivarsi troppo, 
capire quando è il momento di fermarsi.

La calma è una competenza che si costruisce.

5. Gestione del morso

È normale che il cucciolo morda. Lavoriamo su: controllo della bocca, alternative corrette, 
giochi adeguati, frustrazione gestibile, rispetto dei limiti.

6. Routine casa–pappa–sonno

Creo una routine personalizzata che aiuta il cucciolo a: capire i ritmi della famiglia,  rispettare gli orari
evitare stress da sovrastimolazione, gestire meglio le emozioni.

7. Regole realistiche per la casa

Non “poltrona sì o no”, ma: chiarezza, coerenza, spazi sicuri, libertà controllata, prevenzione dei comportamenti indesiderati.

8. Comunicazione proprietario–cucciolo

Insegno alla famiglia a: leggere i segnali, capire i bisogni reali del cane, non rinforzare comportamenti sbagliati, costruire sicurezza e fiducia.

Durata e modalità del percorso

Ogni cucciolo è diverso.

Il percorso viene personalizzato dopo un primo incontro conoscitivo e una valutazione completa.
L’obiettivo è far crescere un cane: sereno, equilibrato, cooperativo, capace di vivere bene con la sua famiglia.

Perché è importante iniziare presto?

Un cucciolo educato presto diventando cane adulto più sicuro, gestibile, calmo, sereno, 
fiducioso.

È l’investimento migliore che puoi fare per la sua vita.

Vuoi iniziare il percorso Puppy?

Compila il modulo nella colonna destra del blog oppure contattami su WhatsApp.

Rispondo dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 21.

Strumenti che uso e strumenti che non uso



A Casa di Ale – Educazione Cinofila in Metodo Gentile


Nel mio lavoro di educatore cinofilo gli strumenti non sono dettagli tecnici: sono scelte etiche, che influenzano il benessere del cane e la qualità della relazione con la sua famiglia.
Per questo è importante spiegare con chiarezza cosa utilizzo e cosa scelgo di non utilizzare.

Strumenti che uso

Pettorina ad H o Y:  la pettorina permette al cane di muoversi in modo naturale, senza pressioni sul collo. È lo strumento più sicuro per la sua fisiologia e per la sua emotività.

Guinzaglio fisso: uso guinzagli di 1,5 m – 2 m – 3 m – 5 m a seconda del lavoro da fare. Mai guinzagli “che scattano”, che tirano o che allungano senza controllo.

Collare: il collare fisso può essere adoperato in modo corretto su cani equilibrati, con una buona gestione del guinzaglio. Ciò che conta è come e quando lo si usa e soprattutto scegliere il collare giusto per il cane giusto.

Premi alimentari adeguati: non serve usare montagne di bocconcini: uso premi di qualità, piccoli, scelti in base alle esigenze del cane e al grado di difficoltà dell’esercizio.

Giochi utili alla calma: non giochi eccitanti, ma strumenti che aiutano il cane a rilassarsi: giochi di attivazione mentale, attività olfattive controllate, tappetini calmanti.

La voce, la calma, il ritmo

Gli strumenti più importanti non sono oggetti, ma: postura, presenza, tono di voce, coerenza,
regolazione emotiva. Sono ciò che realmente guida il cane.


Strumenti che NON uso

Collari a strozzo o semistrozzo. Non li utilizzo e non rientrano nel mio metodo.

Collari elettrici o a impulsi. Inadatti a qualsiasi contesto educativo basato sulla relazione.
Non accelerano il miglioramento: lo distruggono.

Guinzagli estensibili (flexi)

Causano tensione costante, confusione e rischi in strada. Non li uso e non li consiglio.

Punizioni fisiche o strattoni: un cane non ha bisogno di avere paura per imparare. La fiducia non nasce dal dolore, ma dalla guida.

Urlare o spaventare: tono di voce e linguaggio del corpo sono fondamentali. Un cane che ha paura non impara, si chiude.

Perché questa distinzione è importante

Gli strumenti che utilizziamo cambiano: la relazione, la fiducia, la percezione del mondo da parte del cane, la sua sicurezza, i suoi progressi.

Scegliere gli strumenti giusti significa scegliere un percorso etico, rispettoso e realmente efficace.

novembre 18, 2025 - No comments

Il mio metodo


A Casa di Ale – Educazione Cinofila basata su calma, ascolto e rispetto

Ogni cane è un individuo, con una storia, un carattere, sensibilità e bisogni diversi.

Per questo il mio metodo non è una “formula”, ma un modo di lavorare costruito sulla relazione, sulla calma e sulla comprensione profonda dell’animale.

Il mio approccio è dolce, ma fermo. Gentile, ma strutturato.

Sempre rispettoso del cane e della sua famiglia.


1. Calma prima di tutto

Un cane non può imparare se è agitato, confuso o stressato.
Per questo ogni percorso inizia dalla regolazione emotiva: abbassare l’eccitazione,  ridurre gli stimoli inutili, creare un ambiente sicuro, favorire il rilassamento.


2. Lettura dei segnali del cane

Osservo: orecchie, postura, coda, distanza dagli stimoli, movimenti lenti / rapidi, segnali di stress,
segnali di calma,

Capire come si sente il cane permette di aiutarlo davvero.

3. Zero coercizione

Nel mio metodo non ci sono:

✘ collari a strozzo

✘ urli

✘ punizioni

✘ strattoni

✘ collari elettrici

✘ imposizioni fisiche


La fiducia non si costruisce con la forza, ma con la guida.

4. Comunicazione chiara e coerente

Aiuto la famiglia a capire: come comunicare correttamente, cosa il cane sta dicendo, come evitare confusione, come guidarlo senza stress.

Il cane deve capire cosa vogliamo… non indovinarlo.

5. Passeggiata strutturata

È uno dei cardini del mio lavoro. Durante la passeggiata strutturata lavoriamo su: calma, attenzione
gestione degli stimoli, percezione del mondo, distanza corretta, recupero emotivo.

Il cane torna a casa più equilibrato, non “stanco morto”.

6. Educazione graduale e rispettosa

Ogni cane ha i suoi tempi.
Per questo: non forzo, non accelero, non spingo il cane oltre il suo limite, rispetto le sue difficoltà, 
celebro ogni piccolo progresso.

La gradualità è fondamentale.

7. Lavoro con la famiglia

Un cane prodigio non serve…serve una famiglia che comprende.

Per questo il mio metodo include: spiegazioni semplici, esempi pratici, video brevi, linee guida per casa
routine, coerenza.

Il percorso funziona quando lavoriamo insieme.


8. Il benessere emotivo sopra tutto

Ciò che più mi guida è questo: il cane deve sentirsi al sicuro, visto, compreso, rispettato. 
Non lavoro per “insegnare comandi”. Lavoro per costruire equilibrio, fiducia e relazione



17 nov 2025

novembre 17, 2025 - No comments

Servizi di educazione cinofila



Sono un educatore cinofilo AICS e offro percorsi educativi mirati al benessere emotivo e comportamentale del cane.

I miei servizi sono costruiti su misura, basati su calma, osservazione, comunicazione e rispetto dei tempi del cane.



1. Educazione di base (Percorsi individuali)

Percorsi pensati per aiutare il cane a sviluppare competenze utili nella vita quotidiana.

Lavoriamo insieme su: camminata corretta al guinzaglio, autocontrollo, attenzione e focus,
calma durante le uscite, routine equilibrate in casa, gestione delle emozioni, prevenzione dei comportamenti indesiderati.
Ideale per cuccioli, cani giovani e cani adottati da poco.


2. Passeggiate strutturate (Lavoro sulla calma)

La passeggiata strutturata non è uno “sfogo”, ma un momento educativo.
Obiettivi: ridurre la reattività, insegnare a gestire gli stimoli, migliorare la sicurezza del cane,
insegnare a camminare senza tensioni
sviluppare calma e consapevolezza, aiutare il cane ad affrontare il mondo senza ansia.
Perfette per cani che tirano, cani insicuri, cani troppo eccitati.


3. Inserimento graduale alle passeggiate in ambiente urbano

Per i cani che hanno difficoltà fuori casa o ansia verso: rumori, traffico, passaggi stretti,
persone sconosciute, cani a distanza, ambienti complessi.
Lavoro sulla desensibilizzazione dolce, la distanza corretta dagli stimoli, il rinforzo positivo e la presenza calma.


4. Supporto cuccioli (Percorso Puppy)

Un programma dedicato ai cuccioli nei primi mesi di vita, per costruire fondamenta solide.

Si lavora su: camminata corretta, socializzazione corretta (non caos!), prevenzione dell’ansia da separazione, gestione del morso, abituazione ai rumori e al mondo esterno, routine sonno–gioco–pappa bilanciata, prime regole in casa, comunicazione cane–proprietario

Uno dei percorsi più importanti per evitare problemi futuri.


5. Supporto a cani ansiosi, timidi o insicuri


Non è una riabilitazione complessa (che spetta a figure cliniche), ma un percorso mirato a: costruire fiducia, ridurre lo stress, ampliare la sicurezza, migliorare la gestione delle emozioni,
comprendere i segnali del cane, affrontare le paure con gradualità,

Adatto a cani sensibili, timorosi, adottati in difficoltà.


6. Educazione in contesto familiare (consigli e guida per i proprietari)


Percorso pensato per aiutare te e il cane a vivere meglio insieme.
Lavoriamo su: routine corrette, gestione degli spazi in casa, prevenzione di comportamenti indesiderati
come comunicare correttamente col cane, coerenza delle regole, gestione degli ospiti e delle situazioni quotidiane,


L’obiettivo è migliorare la relazione, non imporre comandi.

7. Consulenze personalizzate

Se hai bisogno di chiarimenti o supporto su un tema specifico, possiamo fare una consulenza dedicata, come ad esempio: introduzione di un nuovo cane in famiglia, gestione di cucciolo + bambino
preparazione a cambi di casa, traslochi, viaggi, supporto per cani che hanno vissuto traumi o lutti
difficoltà nell’uscire in passeggiata.

Ogni percorso viene costruito dopo una valutazione individuale.


8. Comunicazione costante con il proprietario

Durante i percorsi educativi fornisco: spiegazioni chiare degli esercizi, consigli personalizzati,
video dimostrativi, feedback su come gestire i miglioramenti, indicazioni per mantenere i risultati nel tempo.

L’obiettivo è fare squadra cane–proprietario–educatore.


Il mio Metodo

Il mio approccio è basato su: calma, rispetto, ascolto dei segnali del cane, rinforzo positivo,
gradualità, zero forzature, coerenza e presenza.


Non uso metodi coercitivi.

Il cane non deve obbedire, deve capire.


Come funziona una sessione con me

Una sessione di educazione è un momento dedicato solo a te e al tuo cane.
Si svolge in questo modo:


1. Valutazione iniziale
Osservo il cane, i suoi segnali, il modo in cui comunica e la relazione che ha con te.
Non è un “giudizio”: è il punto da cui partire per capirlo meglio.

2. Obiettivi chiari e concreti
Stabiliamo insieme cosa vogliamo migliorare:
camminata
calma
routine
comunicazione
gestione degli stimoli
cucciolo
insicurezze
…o tutto ciò che per voi è importante.

3. Parte pratica
Lavoriamo insieme sul campo o in ambiente domestico, sempre in modo:
tranquillo
graduale
rispettoso
adatto alla personalità del cane

Non forzo, non spingo, non uso metodi coercitivi.

4. Guida per il proprietario
Ti mostro come continuare il lavoro a casa.
Il cane può imparare: ma il cambiamento vero avviene nella relazione con te.

5. Follow-up e feedback
Dopo ogni sessione ti aggiorno, ti invio video dimostrativi (se necessari) e ti guido nel proseguire.

Regolamento Educativo – A Casa di Ale

Per garantire un percorso efficace e sicuro, chiedo ai proprietari di rispettare alcune semplici indicazioni: il cane deve essere in buona salute. Vaccinazioni e antiparassitari devono essere aggiornati.
È necessario comunicare eventuali paure, traumi o problematiche.
Per ogni sessione, il cane deve indossare pettorina o collare. Le sessioni non saranno svolte in caso di malessere evidente del cane. È importante che la famiglia segua le indicazioni a casa: il cambiamento richiede cooperazione. Cani con aggressività grave verso persone non possono essere seguiti in ambito educativo domestico.

Vuoi iniziare un percorso educativo con il tuo cane?


Scrivimi tramite il modulo di contatto o clicca sul pulsante WhatsApp nella colonna laterale.
Rispondo dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 21:00.
Parliamo del tuo cane, delle sue esigenze e costruiamo insieme il percorso più adatto a lui.

novembre 17, 2025 - No comments

Faq - domande frequenti



1. Come posso prenotare o chiedere informazioni?

Puoi compilare il modulo di contatto nella colonna destra del blog oppure scrivermi direttamente su WhatsApp tramite il pulsante apposito.

Rispondo dal lunedì al sabato, dalle 9:00 alle 21:00.


2. Il mio cane deve fare un incontro conoscitivo prima dell’inserimento?

Sì. Prima di accogliere un cane in casa, faccio sempre un incontro conoscitivo per valutare:
carattere, ansie e insicurezze, compatibilità con l’ambiente domestico, gestione in passeggiata.
L’inserimento è graduale e rispettoso.


3. Accogli cani di tutte le età?

Sì, accetto cuccioli, adulti e cani anziani.
Per i cuccioli il percorso viene adattato in base alle loro esigenze educative.


4. Accogli cani interi (non sterilizzati)?

Dipende dal cane. Valuto caso per caso. Le femmine in calore non possono essere accolte.


5. Accogli cani con ansia da separazione?

Se l’ansia è lieve o gestibile, sì. Se è grave (abbaio incessante, panico, distruzione), il cane non starebbe bene in ambiente domestico.


6. Accogli cani aggressivi?

No. Cani con aggressività verso persone o animali richiedono percorsi specifici.
Il mio è un servizio familiare, non clinico.


7. Come gestisci la routine quotidiana dei cani?

La giornata prevede: passeggiate educative, attività calmanti, riposo controllato, giochi non eccitanti
routine stabile. Non ci sono box né isolamento.


8. Il cane dorme in casa?

Sì. Dormono in uno spazio tranquillo, sicuro e sereno.


9. Devo portare qualcosa da casa?

Sì: cibo del cane, pettorina e guinzaglio, copertina o oggetto suo, eventuali farmaci, libretto sanitario aggiornato.


10. Riceverò aggiornamenti durante la permanenza?

Sì, invio foto e video più volte al giorno.


11. Fai passeggiate “normali” o strutturate?

Faccio passeggiate strutturate, pensate per: ridurre l’ansia, migliorare la calma, lavorare sull’attenzione
aiutare i cani insicuri.


12. Accogli più cani insieme?

Solo se compatibili. Non faccio sovraffollamento.


13. Posso vedere dove starà il mio cane?

Sì, durante il primo incontro puoi vedere gli spazi domestici.


14. Posso portare il cane all’ultimo minuto?

Se ho disponibilità, sì.


15. Come funziona il preventivo?

Per motivi amministrativi non pubblico tariffe online.

Ogni preventivo è personalizzato e comunicato privatamente via WhatsApp.


16. Posso annullare una prenotazione?

Sì, basta avvisarmi in anticipo.


17. Lavori nei giorni festivi?

Sì, ma con disponibilità limitata.


18. Somministri medicine?

Sì, se si tratta di compresse o terapie semplici. No alle iniettabili.


19. Sei un educatore cinofilo certificato?

Sì. Sono educatore cinofilo AICS, con formazione continua e esperienza pratica.


20. Accogli cani che non vanno d’accordo con i bambini?

Valuto caso per caso. Se c’è aggressività verso bambini, non è possibile accoglierlo.


21. Il mio cane può salire sul divano o sul letto?

Se a casa non può, rispetto la tua regola. Se è abituato, mantengo la stessa routine per non creargli stress.


22. Mandi aggiornamenti ogni quanto?

Di solito 2–3 volte al giorno, più messaggi quando necessario.


23. Posso portare snack o giochi?

Sì, soprattutto oggetti con il suo odore. I giochi vengono usati in modo controllato.


24. Hai un giardino?

No. Preferisco lavorare con passeggiate strutturate all’esterno: sono molto più utili e calmanti.

25. Accogli cani che tirano al guinzaglio?

Sì, se non è tirata aggressiva. La passeggiata strutturata aiuta molto.

26. Accogli cani che non vanno d’accordo con altri cani?

Dipende dalla gravità. Diffidenza ok, aggressività grave no.

27. Accogli cani molto attivi o iperattivi?

Sì, lavorando però sulla calma, non sul “farli sfogare”.


28. Il cane può stare libero in casa?

Ovviamente sì. L’ambiente è domestico e tranquillo.


29. Usi telecamere o webcam?

No. Preferisco aggiornamenti diretti e presenza costante.


30. Cosa succede se il cane non mangia perché è agitato?

Niente forzature: lo rispetto, lo lascio calmare e ti aggiorno.


31. Cosa succede se il cane abbaia molto?

Valuto il motivo: ansia, stress, insicurezza. Lavoro sulla calma e sulla gestione emotiva.
Se è ingestibile, ti avviso.


32. Cos’è una passeggiata strutturata?

Un’uscita educativa che aiuta il cane a: calmarsi, osservare, ridurre reattività, sentirsi guidato.
È una delle attività più efficaci che propongo.



33. Accogli cani con paura dei rumori?

Sì, e vengono seguiti con una routine molto calma e guidata.


34. Posso contattarti in qualunque momento?

Rispondo dal lunedì al sabato, 9–21.
Fuori orario rispondo solo per i cani già ospiti.


Non trovi la tua domanda? Scrivimi utilizzando il modulo contatto qui accanto o inviami un messaggio whatsapp cliccando sull'apposito tasto.

Come funziona A casa di Ale



A Casa di Ale è un servizio cinofilo professionale in ambiente domestico, pensato per garantire ad ogni cane un’accoglienza serena, sicura e rispettosa dei suoi bisogni.


Ecco come funziona il percorso, passo dopo passo.


1. Primo contatto

Puoi scrivermi tramite:
il modulo di contatto presente sul blog
il pulsante WhatsApp nella colonna laterale

Nel messaggio iniziale ti chiederò alcune informazioni sul cane:

nome
età
sesso
eventuali difficoltà o paure
routine quotidiana
servizio di cui hai bisogno

Questo ci permette di capire se sono la persona giusta per voi.


2. Conoscenza del cane

Prima di accogliere un cane in casa, faccio sempre un incontro conoscitivo.

Serve a:
valutare il suo carattere
capire come comunica
osservare eventuali insicurezze
verificare la compatibilità con la routine domestica

Non è un “test”: è un modo per fargli sentire che qui è al sicuro.


3. Inserimento graduale

L’inserimento non è mai improvviso.

Si procede con calma:
una breve permanenza la prima volta
si osservano reazioni e stress
si aumenta il tempo solo se il cane è sereno

Nessuna forzatura, nessuna corsa.

Ogni cane ha i suoi tempi, e io li rispetto.


4. Routine e gestione quotidiana

Durante la permanenza del cane:

vive in ambiente domestico
non ci sono box
segue una routine calma e strutturata
usciamo per passeggiate educative, non “mordi e fuggi”
giochiamo solo se fa bene al cane
mantengo gli stessi orari e abitudini che ha a casa sua

La regola è una sola: benessere prima di tutto.


5. Aggiornamenti alla famiglia

Riceverai:
foto
video
brevi aggiornamenti sulla giornata

Non ti lascio mai senza notizie.

La fiducia per me viene prima del resto.


6. Informazioni prima dell’arrivo

Prima dell’ingresso del cane, ti invio una piccola lista di cose utili da portare:

copertina o tappetino suo
guinzaglio
ciotola dell’acqua se preferita
crocchette o pasti abituali
eventuali farmaci
pettorina o collare
libretto sanitario aggiornato

L’ambiente deve essere familiare e rassicurante.

Preferisco la trasparenza 1 a 1, non cifre generiche sul web.


7. Il cane al centro, sempre

Ogni cane che entra “A Casa di Ale” non entra come cliente, ma come individuo.

Qui troverà calma, rispetto e una presenza costante.

Io mi occupo del suo benessere con professionalità ed empatia.








novembre 17, 2025 - No comments

Chi c'è dietro A casa di Ale



Mi chiamo Teresa Pinto e sono un educatore cinofilo AICS, ma soprattutto sono una mamma che ha imparato sulla propria pelle quanto gli animali possano cambiare una vita.

Il mio percorso nel mondo della cinofilia non nasce da un corso o da un titolo, ma da una storia vera: quella di mio figlio Alessandro, un bambino speciale, sensibile, silenzioso e profondo, che ha trovato in un cane — prima Orso, oggi Aldo — un modo nuovo di stare nel mondo.

Attraverso i loro occhi ho capito qualcosa che ha cambiato tutto: la relazione uomo–cane non è un servizio, è un legame.

Da qui nasce A Casa di Ale: un progetto semplice e pulito, costruito giorno dopo giorno con studio, esperienza e tanto cuore.



La mia formazione

Sono un educatore cinofilo certificato AICS, con competenze pratiche sviluppate sul campo:

accoglienza in ambiente domestico, gestione delle emozioni, passeggiate strutturate, rinforzo positivo, osservazione e lettura del cane.

Continuo a formarmi costantemente per offrire un servizio serio, sicuro e professionale.



La mia filosofia


Credo nei cani come individui, non come “ospiti da gestire”.

Credo nel rispetto dei loro tempi, dei loro limiti, delle loro paure.

Credo nel lavoro silenzioso, nella calma, nella presenza.

Per me educare significa mettersi accanto, non davanti.

Accompagnare, non forzare.

Costruire relazione, non controllo.



Perché nasce A Casa di Ale


Perché quello che i cani hanno fatto per mio figlio, ora voglio che arrivi anche agli altri.

“A Casa di Ale” è una casa vera, un luogo pulito, sicuro, rispettoso, dove ogni cane può:

sentirsi accolto
imparare
giocare con serenità
affrontare le proprie insicurezze
vivere routine equilibrate
respirare calma

È un servizio professionale, ma prima ancora è una scelta di vita.




La mia missione

Aiutare i cani a stare bene

e aiutare le persone a capirli meglio.

Sostenere chi ha bisogno di un posto affidabile per il proprio cane.

Accompagnare famiglie che vivono difficoltà emotive o quotidiane.

Offrire un’alternativa gentile a chi cerca serietà, umanità e competenza.



Un progetto, una famiglia


Oggi A Casa di Ale è questo:

io, Teresa, educatore cinofilo.

Ale, il bambino che ha dato senso a tutto.

Aldo, il bulldog che porta sorriso e stabilità.

E tutti i cani che ogni giorno entrano qui… come in una famiglia.


novembre 17, 2025 - No comments

A casa di Ale: dog sitting professionale e educazione cinofila a Napoli


A Casa di Ale non è solo un posto.

È un rifugio, un abbraccio, un modo nuovo di stare insieme agli animali e alle persone.

Nasce dal sorriso di un bambino, Alessandro, e dall’amore incondizionato dei cani che gli hanno cambiato la vita. Nasce dai passi di una mamma che non si è mai arresa e che ha capito che la cura, a volte, ha quattro zampe, un muso buffo e un cuore che batte forte.


A Casa di Ale è una casa vera.

Una casa dove si entra scalzi di giudizi e pieni di fiducia.

Dove i cani non sono “ospiti”, ma famiglia.

Dove ogni animale è accolto, ascoltato, capito.

Dove si lavora con dolcezza, rispetto e presenza.

Dove non c’è fretta, solo tempo buono.

E, soprattutto, è un luogo guidato da una figura professionale riconosciuta:

sono un educatore cinofilo certificato, con esperienza reale sul campo e una formazione costruita con impegno, studio e passione.

Ogni attività, ogni gestione, ogni percorso nasce da competenza, osservazione e metodo.

È un luogo in cui i cani imparano, crescono, si rilassano.

Dove i loro bisogni vengono messi al centro, uno per uno.

Dove ogni passeggiata è un racconto, ogni gioco una terapia, ogni progresso una conquista.


E poi c’è Ale.

Ale che comunica in silenzio, che sente prima degli altri, che ha un cuore più grande dei suoi dodici anni.

A Casa di Ale esiste per lui, da lui, grazie a lui.

Perché quello che gli animali hanno fatto per lui, ora può arrivare anche agli altri.

Qui si accolgono cani con delicatezza.

 Si crea un ponte tra animali e persone.

 Si educa senza urlare, si guida senza forzare, si aiuta senza giudicare.

Qui si dà una mano a chi ha bisogno di un posto sicuro, umano, pulito, sereno, per il proprio cane.


A Casa di Ale è amore trasformato in progetto.

È cura trasformata in professione.

È vita vera, condivisa.


Perché quando un cane entra qui, non entra in una pensione.

Entra in famiglia.