La cardarella è poliglotta. Translate!

13 nov 2013

novembre 13, 2013 - , No comments

Grosso e spalle larghe

 Mi si è presentato davanti all'improvviso. Quando io neanche credevo esistesse. Frugale, spartano nello stile, ma raffinato nei modi. Era grosso, larghe spalle, di quelle che ti viene voglia proprio di piangerci sopra. Lunghe gambe per venire dal passato, la tristezza nelle mani, le ciglia fatte di mancanza e lo sguardo malinconico di chi pensa a quel che sarebbe potuto essere, ma non è stato. Fili d'argento tra i capelli, incastrati tra paura, vigliaccheria, scuse banali, desideri non confessati, bugie, eventi inaspettati che sono stati chiamati destino. Mi ha guardata con l'aria nostalgica e si voltava spesso dietro di sè, come a cercare qualcuno. 

O qualcosa. 
"Chi cerca?" 
"Te." 
"Non ha nessuno dietro. Perché continua a girarsi?" 
"Perché spero di vedere il tempo passato." 
"Ma lei chi è, cosa vuole da me?" 
"Sono un tuo rimpianto. Sono venuto perché mi hai cercato tu. Ecco, tieni. Questo è il conto." 
"Salato." 
"Non posso farci niente." 
"Ora ci vorrà coraggio per pagarlo." 
"Se ne avessi avuto in passato ora io non sarei neanche vivo." 
"Dovrebbe rallegrarsi, allora." "Impossibile. Avrei preferito mille volte non esserci, non vedere il tuo cuore appesantito, sapere che avevi negli occhi la consapevolezza fiera di chi ci ha provato e non la vecchia e insopportabile angoscia di chi è scappato." 
"Ho avuto paura." 
"Di un sentimento?" 
"Sembrava enorme. Ingestibile." 
"L'amore non ha forma. È nato non per essere gestito. Solo per essere vissuto o anche solo sentito. E tu non puoi pretendere di controllare tutto." 
"Pagando il conto che mi ha portato lei un giorno si estinguerà?" 
"Mai. Mi affievolirò come un odore, ma ti resterò attaccato in un angolo del cuore. E mio malgrado non ci sarà ormai più niente che tu possa fare." 
"E allora che senso ha pagare il conto?" 
"Il conto lo stai già pagando. E lo stai guardando in faccia. Lo paghi ogni volta che ricordi quelle parole, che le tocchi attraverso i fogli, che ti vengono in mente quei gesti elargiti solo per te. E ne senti la mancanza. Ogni volta che pensi a quella casa in cui non sei mai stata o a quello spicchio di mare che non hai mai guardato. E tutte le volte che ti dici 'ora è troppo tardi'." 
E allora mi si è conficcato nel cuore, come uno stiletto. Ho indossato la rassegnazione e chiuso la porta. Come faccio tutte le volte, inciampando negli 'avrei dovuto'.

11 nov 2013

novembre 11, 2013 - No comments

Metti caso

 Metti caso che una di punto in bianco, piena di certezze, poche ma solide, si senta smarrita proprio perché di certezze ormai ne ha e non c'è abituata. Le guarda male, come se fossero catene che la legano e non corde a cui aggrapparsi se dovesse barcollare. 

Metti caso che una si sente lesa nella propria libertà, come se all'improvviso fosse arrivato chi l'ha presa e rinchiusa in una cella due metri per un cuore. Non c'è spazio, non si respira. Ma c'è una bella finestra per guardare il mare. Lo guardi, ma non puoi andarci. Ne senti l'odore, il rumore, ricordi la bellezza della sabbia sotto i piedi, ma vivi così: di ricordi. E ti distruggi. 
Metti caso che non nega l'amore a suo figlio e che sorride solo se lo fa anche lui, ma che vive e non si sente viva.
Metti caso che una pianga ogni giorno, quasi senza sosta e senza motivo.  Che di motivi per ridere e sentirsi felice dovrebbe averne a centinaia, ma che invece ora che si ritrova senza più nulla da aspettare, ha un macigno sul cuore.
E che faccia i conti con la propria coscienza, che la chiama 'madre degenere'. 
Metti caso che l'unico desiderio sia quello di andare a bere una birra occhi negli occhi, ridere, parlare, come se non esistesse altro.
Metti caso che una non abbia più entusiasmo per le cose, si senta morta dentro, quando dovrebbe essere viva mai come ora. 
Metti caso che da un giorno all'altro non si senta più padrona della propria vita, che avendo lei una personalità forte e decisa, si senta proprio per questo ancor più schiacciata dal peso della responsabilità e della nostalgia. 
Ecco. Tu, a una che si sente così, cosa diresti?