La cardarella è poliglotta. Translate!

30 lug 2015

luglio 30, 2015 - No comments

Un cesso bellissimo - Terzo episodio

 Venuta madre a casa per due giorni. STOP.

Riaccompagnata ieri sera. STOP.
Nano in macchina per 16 km non ha mollato una plin plin. STOP.
Fermata strategica al ritorno in strada per fargliela mollare. Inutile. STOP.
Casa. Pipì un po' nel vasino e un po' (tanta) sul pavimento. STOP.

A diceci giorni senza pannolino direi che posso pure ritenermi sulla buona strada. 

Sempre con l'asciugamano sotto il culo, ovviamente.

28 lug 2015

luglio 28, 2015 - No comments

Un cesso bellissimo - Secondo episodio

 Alla fine ho deciso di scrivere step by step tutte le tappe dello spannolinamento del nano malefico qui sopra. Perchè ci piace farci del male; perchè siamo persone serafiche, convinte che tutto possa migliorare tra il dlin dlin di un campanellino e una cacata per terra. E poi perchè, quando mio figlio da adulto occuperà il cesso per ore lasciando me ed altri componenti della famiglia nella più completa disperazione, mi piacerà fustigarmi rileggendo queste pagine.

I progressi che inizialmente, tutto d'un botto, sembrava il pargolo avesse fatto, mollando plin plin a tutto spiano nel suo rinale (vasino, ndr.), si sono clamorosamente arrestati. Ora non solo non avverte quando sta per mollarla, ma la trattiene e aspetta che io scompaia dalla stanza per fare un lago o una cloaca in un angolo. A seconda di quello che deve svuotare.
Ho letto manuali e manuali su internet.
Scritti da tate famose o mamme con 10 figli all'attivo e tutte dicevano di non sgridare il bimbo in caso d'incidente: mai fatto. Mi sono sempre e solo limitata a dire:
"La prossima volta andrà meglio, dai. Avvisami bello di mamma, così ti siedi sul vasino e la fai, ok?" Dall'altra parte silenzio stoico.
Le suddette bibbie, ti raccomandano di non mollare. Di avere pazienza, di mettere in conto parecchie lavatrici e di non credere a quelle mamme che mentre giochicchiano con la collana di perle di fiume e la coscia accavallata, ti dicono che i loro figli hanno avuto un solo incidente durante lo spannolinamento. Novanta su cento le hanno viste pulire tutta casa scagazzata, ma loro non lo ammetteranno mai.
Ebbene io ho pazienza, non ho intenzione di mollare. Ma ho cominciato a chiedermi se sto sbagliando qualcosa. Magari lui è pronto e io no. Lui lo è sicuro, perchè tanto il pannolino se lo toglie da solo (ancora lo porta per la notte e proprio oggi gliel'ho tolto anche per la nanna del pomeriggio posizionando un'asciugamano strategica in caso di), riesce a trattenerla e se lo prende pure a schiaffi se lo stimolo è forte, come se volesse dirgli: "Aspetta, pisè. Non è il momento." Comanda lui, da sveglio. Quindi ha raggiunto quella famigerata maturazione fisiologica che mi porta a pensare che può farcela. Eppure ci sono momenti di sconforto, tipo questo, che quasi quasi mi fanno sospettare che a tre anni compiuti ancora me lo porterò in giro con i pantaloni bagnati. Un attimo fa - sì, perchè questo post è stato scritto in sette ore. Una cosa tipo: ho cominciato a scrivere, poi sono andata a fare la mamma, poi ho preso il vasino, poi ho giocato col nano, poi l'ho fatto sedere sul suo cesso dove non sta fermo neanche per un minuto di fila (che cazzo di speranze ho se non ci sta seduto sopra?!) , poi gli ho fatto la doccia, poi abbiamo pranzato, poi ho pulito pipì inenarrabili dal pavimento, poi lui si è addormentato e quindi ora concludo - ho pensato che magari mollo. Ma sì. Che se la sbrighino al nido a settembre. Me lo spannolineranno loro. Come quando porti al negozio di assistenza un prodotto col difetto e te lo ridanno nuovo di zecca. E siccome è ancora in garanzia, non devi pagare una lira.
E all'improvviso mi sono ricordata che ormai ci sono dentro, che i pannolini gli stanno a stento, che lui non li sopporta più e che nulla: vanno tolti.
Sì, ormai ci sono dentro.
Fino al collo.
Basta che qualcuno di buon cuore, mi dia poi una mano a pulire.

Questo è ciò che ho scritto ieri, 28 luglio. Prima di sera, allo stremo di forze e speranze, quando mio figlio ha deciso di fare pipì nel vasino. Era l'ultimo tentativo della giornata, da parte mia. Se lo toccava, se lo tirava, lo torturava.
"Ale devi fare pipì?" Lo siedo sul cesso e la molla. Standing ovation. 

Ora basta, bagno, pannolino e nanna. 
E' proprio vero: le cose accadono quando non ci credi più.
Quindi la trama s'infittisce, il mistero continua, oggi è un'altra giornata e io comunque se rinasco, faccio il fravecatore.

21 lug 2015

luglio 21, 2015 - No comments

Un cesso bellissimo

 


Quello che avete appena visto in foto, tronfio di colori sgargianti e con l'espressione cupa poiché conscio della sua importanza, è il cesso di mio figlio. Quello in cui, oggi, ha mollato la sua prima plin plin. Mutandine abbassate, ruspa giocattolo in mano, io che continuavo a chiedere come un mantra: "Ale devi fare pipì?", tre paia di mutande nel cesto dei panni da lavare e lui l'ha mollata. Il cesso di cui sopra non è un vasino comune. Parte con le ovazioni ogni volta che la fa, incoraggiando il nano nelle sue performance artistiche. Nutrendo l'ego del bambino, i nervi della mamma si riposano un attimo e riprendono consapevolezza del fatto che la vita non è solo un "Devi fare pipì?" o "Devi fare cacca?". Si passa la palla al vasino, insomma. Il tutto tra spontanei baci e abbracci della genitrice orgogliosa di un goccio d'acqua. Da tre giorni ho spannolinato il papero e lui ha finanche detto - dopo mesi di mutismo generale, salvo farsi capire a gesti quando voleva qualcosa - che doveva farla (prima) avvisandomi che l'aveva fatta (due minuti dopo). È un tipo preciso. Si era in spiaggia, quindi tra borsa dei giochi e quella degli asciugamani, non era il caso di portarsi anche il vasino parlante - raccomandatomi e ordinato su internet la sera stessa -. Quindi come fare? Pannolino. Un solo incidente, che non sto qui a spiegarvi, ha reso mio figlio consapevole che non solo è possibile tenerla, ma pure che bisogna gridarlo ai quattro venti. E allora tra un succo di frutta, l'odore della crema solare, le zanzare che pizzicano me e non lui, la faccenda prosegue. Oh, sarà pure una pisciata, ma per me è stata quella più bella del mondo.


28 mag 2015

maggio 28, 2015 - No comments

Serena...mente.

 Che le persone dovrebbero farsi gli affari propri è risaputo. Ma per quanto riguarda i figli degli altri, dovrebbero farsi una badilata di affari propri, cioè quasi voltare la faccia dall'altra parte (salvo casi particolari, è ovvio). 

Questi due principi hanno da sempre accompagnato la mia vita. 
Il primo innanzitutto, il secondo da quando sono mamma. Ma talvolta il cuore diventa fragile, specie se 'toccano' la persona più importante della tua vita. 
Ieri l'altro vado al centro vaccinale che si è occupato di immunizzare il nano per farmi rilasciare il certificato attestante le vaccinazioni obbligatorie effettuate, necessario per l'iscrizione al nido comunale. Tralasciando i 3,5 km che devi farti a piedi - a meno che tu non voglia prendere un taxi o fare la muffa alla fermata dell'autobus - per arrivarci, più gli altri 3,5 km che devi sciropparti per tornare a casa (questo è l'ultimo dei problemi: io amo camminare), sono arrivata in loco a un minuto dalla chiusura del centro. Ho implorato e le dottoresse mi hanno dato il documento. Nel frattempo, una tizia in camice bianco che per comodità indicheremo con una S. che sta per 'sconosciuta' nel corso del racconto, o che potrebbe stare anche per 'samenta', fate voi - per chi non è napoletano, lo invito a googlare la parola samenta, che mi rompo il cazzo di spiegare - da confidenza al bimbo. 
Premessa: mio figlio ha l'aria snob. Uno di quei bambini che a vederlo non darti confidanza, voltarsi col visetto dall'altra parte, guardare altrove, scrutarti dall'alto in basso manco fossi una nutria sporca di merda (ma chissà da chi ha preso?!?) e poi ignorarti deliberatamente, è uno di quei nanerottoli che lo guardi e dici: "Ma comm' cazz' è antipatico 'stu criatur!". 
Salvo saperlo prendere o beccarlo in un momento di pace esistenziale. In quel caso è socievole, sorride, ti coinvolge. Un po' di puzza sotto al naso ce l'ha, ma la palesa solo in determinate circostanze. Detto questo, S. gli chiede come si chiama, quanto ha, di salutarla con la mano. O' criatur', manc' po' cazz'. Nel senso che neanche la guarda in faccia, tira solo il lembo della mia maglia come a dire: "Mà, ma ce ne vogliamo andare?!" 
Ha compiuto 20 mesi ieri, non parla, ma si fa capire benissimo. 
Notando quest'atteggiamento, S. inizia a farmi domande:
- "Ma non dice neanche una parola?"
Io: "No. Ha detto mamma e papà a 8 mesi. Un no! deciso alla nonna a 16 mesi, poi nient'altro."
S. inizia a scuotere la testa, poi aggiunge: "Ma lei nota altri comportamenti insoliti?"
Il fatto che mio figlio non spiccichi ancora una parola a me non ha mai preoccupato granchè. Ho sempre pensato (serenamente) che avrebbe cominciato a parlare quando se la sarebbe sentita, anche perchè un atteggiamento ansioso della mamma non aiuta il pargolo nei confronti della vita. 
"Ma veramente no, a parte che è un tipo molto preciso. Ad esempio se fa la torre impilando i cubi di gomma gli uni sugli altri, non la distrugge istericamente un attimo dopo. La lascia lì e se la guada, stimandosi parecchio."
S. scuote la testa. E aggiunge: "Ma io vedo che si estanea dalla nostra conversazione, che non partecipa. Poi questa cosa che non dice una parola... (sospiro). Ma ci sente?"
"Ma veramente quando ascolta una canzone che gli piace balla. In strada come a casa - una volta a piazza bellini uno di quei tizi che vanno girando con la fisarmonica me lo chiese in prestito perchè lui suonava e Alessandro ballava, facendo radunare una frotta di gente che lo guardava e rideva e mollava monetine a quel cristo in croce con lo strumento a tracolla -."
S. scuote la testa. E sentenzia: "Deve portarlo assolutamente a fare una visita dall'otorino del santobono (ospedale pediatrico napoletano, per i non partenopei). Se le diranno che ci sente bene, allora si dovrà cercare la causa del mutismo di suo figlio, in altre patologie. Facendogli fare una visita neuropsichiatrica infantile, per esempio. Tanto per iniziare, poi vedremo." 
Io sono sempre stata una pane al pane e vino al vino, ma in quel momento il cuore mi è finito sotto le scarpe. Perchè poi pensi: "Questa sta al centro vaccinale, chiossap' quanti bimbi vede ogni giorno, mica mi starà dicendo stronzate...Oh Dio, vuoi vedere che Alessandro ha qualcosa e io non me ne sono mai accorta?" E giù di mortificazioni e sensi di colpa. 
Io: "Appena arrivo a casa chiamo la pediatra di base e mi faccio fare le impegnative per le visite."
S: "Mi raccomando, non è normale che a 20 mesi un bambino non parli ancora e che si estranei completamente. Deve approfondire! Io poi sono solo un'infermiera, ma da mamma non tralascerei."
Io: "Grazie per i consigli e per il tempo che mi ha dedicato."
Sono arrivata a casa con lo stomaco in subbuglio. Osservavo i comportamenti di mio figlio come se si fosse trattato di un altro bambino, il cuore da sotto le scarpe cercava di tornare al suo posto, ma non riusciva. Chiamo la pediatra, ascolta il problema e anche lei ci mette il suo bel carico da 100: "MA NON DICE PROPRIO NIENTE?!?". E poi mi fa trovare le ricette dalla segretaria. Chiamo l'ospedale pediatrico per prenotare innanzitutto la visita dall'otorino e me la piazzano il 17 luglio. "Un po' troppo lontana", penso. Tralasciando l'aspetto vergonoso della tempistica, qualsiasi genitore si sarebbe indebitato per portare quindi il figlio da un otorino privato e non dover aspettare quasi due mesi. Telefono quindi al pediatra privato di Alessandro. Personaggio che tiene appesa la gigantografia de "Il quarto stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo, di fronte la porta del suo studio. Così, non appena entri, sai con chi hai a che fare. Solo da questo particolare potete immaginare quanto quell'uomo abbia la mia stima. Clinicamente non ne ha mai sgarrata una, mai. Miracolosamente risponde al telefono. Gli chiedo se conosce un otorino pediatrico per bambini. E lui, ovviamente: "Sì. Ma ppcchè, che è succies?"
Io: "Stamattina sono stata all'ASL per tale ragione e poi così, così, così e così." Gli racconto tutto (in breve, non ama le lungaggini). Non l'avevo mai sentito incazzarsi, ma l'altro giorno ha urlato come se lo stessero scannando: "MA FATT' 'E CAZZ' TUOJE NON GLIEL'HAI SAPUTO DIRE?!?! MA 'A GENT' E' SCEM, GESùCRì!!! Comunque non buttare soldi. Se vuoi sapere se tuo figlio ci sente bene, portamelo domani mattina che gli faccio io l'audiometria tonale (esame non invasivo di circa 30 secondi, durante i quali il pediatra infila nelle orecchie del bimbo una specie di pistola laser misurando una serie di parametri)." 
Io: "Grazie, a domani."
Visto che in qualche occasione mi ha risolto i problemi al telefono, rinunciando quindi al compenso, la volta precedente gli avevo promesso una parmiggiana di melenzane. Mi metto quindi in cucina e gliela preparo. Mò non per dire, ma io so cucinare. Ieri vado da lui con figlio che poco se ne fotteva di dove stavamo andando. L'importante per lui era l'ascensore della metropolitana, come ogni volta che la prendiamo. Alessandro ci vivrebbe, negli ascensori. Fatta l'audiometria. Risultato: sente in maniera normalissima. 
Commento del pediatra: "Tu a chi ti dice questo o quello su tuo figlio, lo devi prendere culo e colletto e lo devi scaraventare da un quinto piano. Conosco questo bimbo da quando è nato e ti dico, senza falsa modestia, che se avesse avuto un problema me ne sarei accorto. Ieri ho compiuto 36 anni di clinica peditrica. Tra le mie mani sono passati 25.000 bambini. Belli come questo, ne avrò visti una decina ed è da verificare. Tuo figlio cresce benissimo, tu sei una mamma attenta che non trascura niente. Se Alessandro si estranea da una conversazione tra adulti, molto semplicemente, è perchè non gli interessa. Se non da confidenza, è perchè non ne vuole dare. E' tale e quale a te. Stai serena. Ti farò vedere che quando inizierà a parlare gli dovrai dire di stare un po' zitto perchè t'ha fatt' na capa tant!"
Io: "Quindi la visita neuropsichiatrica infantile è inutile?"
Lui: "Assolutamente sì. Vedi, un bimbo autistico (detto col tono di chi ti guarda e dice: "Perchè non ci pigliamo per il culo, tu lì vuoi andare a parare") è un bimbo che rifiuta il contatto fisico, che non incrocia la sguardo, che fissa il vuoto. Tuo figlio non è assolutamente così. E' orgoglioso, polemico, capatost', ma non autistico santoddio!"
Io (che intanto volavo letteralmente): "Quanto le devo?"
Lui: "Niente, te ne devi andare."
Io: "Ah, grazie. Allora mi porto pure la parmiggiana?"
Lui: "No, no! Quella la voglio, posa qua!"
Tornata a casa ho strappato le ricette, chiamato mio padre per fargli un'inenarrabile cazziata visto che stressa me e Ale circa il fatto che non parla ancora, mi sono seduta accanto al nano sul divano a guardare i cartoni. 
Fuori pioveva. 
E io mi godevo il mio piccolo mondo.

26 apr 2015

aprile 26, 2015 - No comments

eppi eppi bhrdei

 No so se anche ad altri ha preso così, ma ieri notte, prima di andare a dormire, quando era già oggi, mi sono chiesta se qualcosa di buono lo avevo fatto e se non erano stati 31 anni jettati a mare. Escludendo periodi della mia vita per i quali ho solo un buco nero al posto dei ricordi (ci sono cose che il cervello si rifiuta di ricordare ed è meglio così), ho concluso che sì, posso ritenermi abbastanza soddisfatta. Mi alleno ogni giorno con un cross fit level 1 sollevando un nano di circa 20 kg, bello cicciotto, alto 88 cm, che mi consente di allenare i muscoli pettorali (riesco a muovere le tette a scatti senza usare le mani. No, non vi faccio vedere); trasporto il suddetto sù e giù per 18 scalini o 30 a seconda se devo portarlo nel suo letto o davanti la porta di casa e lo stronzo si muove pure, alimentando la mia sciatalgia, ma facendomi bruaciare grasso sulle cosce. Lo prendo da terra a peso morto e lo poggio piano (!!!) su un tavolotto morbido per combattere con pannolini ingombranti e questo mi ha fatto venire i bicipiti di big gim. E il bello viene quando il fasciatoio si sporca e dopo aver tenuto la trota salmonata in bolico su un braccio solo per lavargli il culo, devo continuare a tenerlo, prendere della carta, pulire, buttare la carta nel cesso, tirare l'acqua e solo dopo poggiarlo (sempre piano!!!) riposando membra e nervi. Ho imparato ad andare controcorrente, a fottermene se qualcuno di cui non ho stima mi giudica, ma ad appizzare la recchia se quelle due o tre persone cui voglio bene mi dicono qualcosa. Ho una memoria di ferro (per cui attenti a voi). Ho un brutto carattere, ma passamm' appriess'. Non m'incazzo quasi più, volto la faccia dall'altra parte. Ho spirito di sacrificio e di adattamento, ma sono ottimista. Quindi il mondo di merda che ci circonda, secondo me può migliorare. Anche perchè peggio di così nun po' esse. Faccio finta di non ascoltare alcune cose ogni giorno e questo mi ha fatto venire valori epatici che ormai se mangiassi tracchiulella e bevessi due litri di vino, se fossi un'oca da patè, mentre estraggono la bile, io mi limerei le unghie. Con i ricordi che fingo elegantemente di non avere ci si potrebbe costruire un'altra vita. Qualcuno che mi vuole bene c'è. Ma non un bene come s'intende il ti voglio bene gnerico. Bene vero, nonostante il resto. Ho i miei fantasmi, ma ci vado a letto la sera senza problemi e mi faccio pure rimboccare le coperte. Ho un lavoro che richiede coraggio, ma che tutto sommato mi ripaga facendomi campare abbastanza dignitosamente. Come potete leggere, finoa d ora ho pittato il bicchiere sempre mezzo pieno. A che serve piangersi addosso se le lacrime non fanno da antirughe? Non ho neanche un capello bianco! E questo mi fa sperare in un futuro da leader di forza italia. Alla fine, analizzando tutto, e modestia a parte, non sono stati 31 anni buttati nel cesso. Ho imparato un sacco e altro imparerò se ne camperò altri 30. Notate con quanta eleganza affronto l'avvio verso i 40? Suvvia, sono da manuale! So campare. E lo dico non per sembrare presuntuosa, ma perchè sono grata a tutte le volte che l'ho preso in quel posto.

Ho i miei sogni nel cassetto, che ormai spettegolano con autoreggenti che non indosso o con mutande dei tempi d'oro. E ci sono cose che non vale la pena aspettare (persone comprese), come ce ne sono altre che devono restare sempre in attesa. Perchè la vita finisce quando non hai più aspettative, non hai più speranze. Ve l'immaginate che noia quando hai fatto tutto, hai visto tutto e poi non ti rimane più niente da aspettare? Per aspettare non intendo mettersi con le braccia conserte, che dal cielo arrivano solo cacate in testa. Ma agire e intanto pregustare il momento. In effetti sì, in 31 anni mi sono costruita bene. E dopo questa bella botta di autostima, posso augurarmi eppi, eppi bhrdei.