La cardarella è poliglotta. Translate!

30 mar 2025

La grazia che non passa



Ho scoperto oggi che le chemioterapie mi hanno causato un’insufficienza tricuspidale. In pratica la valvola non funziona più correttamente e il sangue torna indietro. Allora il cuore lo rigurgita e lui continua a tornare indietro. Quando questo accade, ho tachicardia, fiato corto, dolore al torace e mi affatico presto. L’eco cardiogramma avrei dovuto farlo già tempo fa, ma ho rimandato perché sono un po’ stufa di vedere gente che deve darmi una diagnosi. O forse perché sapevo che mi avrebbero detto qualcosa.“È lieve, quindi per ora non andrà trattata con i farmaci. Lo faremo se peggiorerà.”
Onestamente mi sono solo passata la mano in fronte. Ma ho immediatamente pensato a una poesia, bellissima, di Anna Maria Carpi. Dice così:

“Il mio cuore ha l’accesso stretto.
Il sangue non ci passa facilmente.
O rigurgita o rimane dentro, così gli altri non sanno che passione ho per loro che potrei fermare anche gli ignoti per la strada e dirgli tutto quello che ho dentro e non mi passa.
E sarebbe la grazia.”

Questo piccolo malfunzionamento, è concausa della mia stanchezza, dell’affanno e del fiato corto. C’entrano anche le terapie ancora nel sistema, ma non sono solo loro. Vi voglio bene: fatevi controllare. ❤️

7 ott 2024

7 ottobre



In genere si dice: “Ti auguro di sentirti dire questo o quello.”

Io non lo auguro a nessuno, ma la cosa più bella me la sono sentita dire dall’oncologa stamattina: 

“Sei in remissione.”

Poi magari qualcuno di voi mi spiegherà perché quando si piange di dolore le lacrime sono calde e pesanti, mentre quando si piange di gioia sono poche, tiepide e lente. 
Io so solo che stasera ancora mi tremano le gambe.

6 set 2024

Ciò che salva


“Per il mare che è un deserto risplendente.
Per il mattino che ci procura l’illusione di un principio.
Per il coraggio e la felicità degli altri.
Per le strisce della tigre.
E per lo splendore del fuoco, che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico.
Per il linguaggio, che può simulare la sapienza.
Per l’arte dell’amicizia.
Per i minuti che precedono il sonno.
Per l’amore, che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità.”



29 ago 2024

Amatriciana



Oggi ho mangiato il piatto che non ha prezzo. Ha il suo costo, ma non ha un prezzo quantificabile. Almeno per me, che durante gli orrendi mesi precedenti, ho sempre desiderato di andare a mangiarlo. Lo dicevo quando non potevo, quando un solo boccone mi avrebbe provocato dolori atroci a tutto l’addome. È il piatto perfetto, per profumo, cottura, sapore, forma, presentazione. Quando non potevo neanche pensarlo, dicevo: “Appena sto bene devo andare a mangiare un grandioso piatto di amatriciana.”

Non sapevo se avrei effettivamente potuto farlo, ma lo speravo con tutto il cuore. 
Un po’ come ognuno di noi può sperare di vincere la lotteria. Poi compra o non compra il biglietto, è un altro discorso. La speranza ci sta. “Uà con quei soldi comprerei tante case! No, un viaggio! Prima un viaggio!” 
Embè io così ho fatto. Ho sognato. Poi ho messo la prima, ho lasciato il freno a mano e sono andata in un posto dove non si risponde al telefono dicendo “pronto?”, ma “Dicaaaaaa!”. 
Dove non esistono i piatti, ma solo padelle. Dove non esiste il “non ce la faccio più” e se restituisci la cazzarulella sporca di condimento perché non hai fatto la scarpetta, si offendono.
Ho mangiato solo lei (e un tiramisù, lo ammetto), ma quando ho mandato giù il primo boccone e non ho sentito dolore è stato come turnà a nascere. 
Ora io non so se sto già bene, non so se la guerra è finita. Ma quella sera ho vissuto una tregua, un armistizio sigillato con questo piccolo e infame stato canaglia che un anno fa non mi faceva trattenere nemmeno l’acqua. 
Ho pagato il conto e salutando ho detto al proprietario: “Ho finito le chemioterapie il 3 luglio per un non hodgkin a grandi cellule B che mi ha preso lo stomaco, IV stadio. Credimi, il piatto che ho mangiato stasera non ha prezzo.”
L’ho visto per un attimo chiudere gli occhi.
“So di che parli.” Lunga pausa. Poi mi ha preso la mano e mi ha dato l’in bocca al lupo. “Viva il lupo”. E sono andata via. Io quella sera ho vinto la lotteria.

“C’è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò”.

19 ago 2024

Il mondo oltre le sbarre


Dopo il cancro quello che più ti “preoccupa” è l’aspetto psicologico. Se mi guardo indietro mi chiedo come ho fatto ad affrontare tutto da sola, o comunque con pochissimo supporto, pur continuando con costanza ad occuparmi di mio figlio. 10 anni, autistico, non verbale. Ora mi sento un animale in gabbia. Mi sento come quegli animali che camminano ininterrottamente a destra e sinistra e vedono solo sbarre. Voglio mangiare il mondo a morsi, come se non avessi tempo. Voglio fare tutto ciò che mi sono negata per anni, avendo sempre e comunque messo mio figlio al primo posto. Non che ora lui non sia ancora la mia priorità, intendiamoci. Ma è come se adesso sapessi che esisto pure io. Come se finalmente ne avessi preso coscienza. E siccome non si può fare tutto e subito, mi sento costretta. Come legata. Ne ho subite parecchie fino ad ora. Tante che ogni volta facevo quello che fanno gli animali in punto di morte: mi cercavo un angolino e aspettavo. E puntualmente resuscitavo. Cosa che potrebbe farmi sperare in un futuro in forza Italia o nella Resurrezione, se fossi credente. Ora no. Niente angolo, non voglio una voce che mi sveglia e mi dica che la guerra è finita. Ora sono in piedi e voglio correre. Sono in lista d’attesa presso uno sportello psicologico, spero mi chiamino a settembre. Ma ora come ora tant’è. Più del cancro mi spaventano i rimorsi. È come se fuori dalla gabbia in cui sento di essere ci fosse tutto un mondo che non ho vissuto e tante cose da conquistare. Butto calci e se viene fuori che una cosa non posso farla, piango come se avessi sei anni. Detta così pare che sono diventata improvvisamente capricciosa. Vi assicuro che non lo sono mai stata, nè lo sono adesso. È solo che voglio vivere, però spasmodicamente. A qualcuno di voi è successo questo? Un abbraccio a tutta la grande fascia in ascolto.