La cardarella è poliglotta. Translate!

9 giu 2024

Farò tutto nonostante tutto



Sapete che cosa ho notato? Che quei “però ti vedo bene!” sentiti i primi mesi, quelli in cui ancora manco io capivo bene cosa stava succedendo, ma mi ero fatta una vaga idea di cosa mi aspettasse, ora non li sento più. Adesso che ho i capillari crepati in faccia, un orecchio quasi viola, la pianta dei piedi rosso fuoco e il naso secco e dolorante. Adesso che sudo come una pazza dopo soli cinque passi e che ho sempre la faccia stanca. Adesso non lo dice più nessuno, quando mi incontra e mi vede col foulard in testa e mi guarda con gli occhi tristi e compassionevoli. Adesso tutti cecati? Ora tutto quello che le persone riescono a dirmi è: “Non ti preoccupare, Dio ti aiuta”. 
Ho ascoltato questa frase così tante volte che ho iniziato a guardarmi accanto, ma quando mi sono resa conto che Dio vicino a me non l’ho mai visto, ho cominciato a rispondere:
“Se Dio ci fosse stato avrebbe guardato con attenzione e avrebbe detto: No, aspetta. Magari a quella proprio non è cosa.” 
Silenzio. 
Poi coraggio: “Ma tu devi avere fede, devi credere!” 
Poi chiedo: “E Dio? Lui crede in me?” 
Silenzio e sipario. 

Siamo frangibili, vacillare adesso come adesso è umano. Io però mi vedo e mi vedo bene. 
Perché “Non dico che posso fare tutto, ma farò tutto nonostante tutto.”

9 mag 2024

Ogni giorno alle 5.50



Mi piacerebbe parlare di nuovo con chi mi disse che la chemioterapia mi avrebbe provocato solo un po’ di nausea o qualche conato di vomito. Ovviamente mi riferisco a persone che non l’hanno mai fatta, perché chi l’ha fatta ti guarda e poi ti abbraccia e s’ sta zitt. 
Vorrei parlare di nuovo con chi mi disse che solo la prima e la seconda chemio avrebbero provocato effetti collaterali, poi dalla terza quasi non me ne sarei accorta. 
Vorrei parlare con chi fa solo immunoterapia, ten tutt e capill ncap eppure parla come se a seguito avesse tutto un esercito di effetti collaterali insopportabili. Come se davvero perdesse il controllo del proprio corpo. Ci vorrei parlare per farli sedere e spiegare loro che significa svegliarsi lo stesso alle 5.50 ogni giorno, portare tuo figlio a scuola, a terapia, coccolarlo, sgridarlo se è il caso. Chiedere aiuto e ritrovarsi appesa, pulire, cucinare, lavorare, studiare per un corso la cui importanza per me è diventata ormai fuori ogni parametro perché sto studiando lo stesso. Alzarsi dal letto e chiedersi che giornata sarà, quante volte dovrai fermarti mentre cammini o se arriverai in tempo per prendere tuo figlio a scuola. 
Il problema è che dirglielo non servirebbe a niente, 'sta gente continuerebbe a parlare. E anche adesso, che io chieda di essere gentili perché magari vi trovate davanti a una persona che vive davvero un momento di difficoltà, non serve. Alla prima occasione ci sarà un vaffanculo tra i denti, in ogni caso. 
No, è inutile che fate. L’elenco degli effetti collaterali non ve lo faccio. Ma non per cazzimma, ma perché sarebbe inutile. Non sono uguali per tutti. Solo che nel mio caso, il padreterno, esagera sempre. 
Mi da tutto: gli effetti tossici e pur e sciem.

11 apr 2024

Le cose che si lasciano andare



Alla seconda chemio i miei capelli non resistevano più. Mio figlio mi ha vista senza e mi ha dato la forza di riderci sopra. Di ridere della boccia rasata, delle terapie, della malattia, delle rinunce che mi sta facendo fare. Ha avuto una reazione matura, consapevole e piena d’amore. Non mi ha mai abbracciata così forte. Mi ha salvata, un’altra volta.



27 mar 2024

Monoclonali


Il 27 marzo ho fatto i monoclonali. Detta così pare che mi abbiano messa in una camera iperbarica dentro qualche tauto bianco con uno scenografico fumo che usciva sotto. Invece mi hanno bucata sette volte e solo all’ottavo tentativo hanno beccato il centro del port per iniettarmi degli anticorpi intelligenti che dovrebbero uccidere le cellule del cancro e fare ciò che i miei anticorpi non riescono a fare da soli. Mentre ero su quella soporifera poltrona arancione col poggiapiedi, guardavo la flebo scendere lentamente e cercavo di capire se, nonostante la bubbazza di cortisone, Tachipirina e antistaminico che mi hanno dato in via preventiva, avevo una reazione allergica. Stavo attenta al minimo sintomo, come l’oncologo mi aveva detto di fare. Intanto immaginavo quel che stava succedendo nel mio corpo.I monoclonali entrano e si organizzano in truppe con file ben ordinate, tutti vestiti di bianco con tenuta antisommossa e con una stellina blu sul petto. Il capo è uno solo e tutti gli altri, qualsiasi cosa dica, gli rispondono “signorsisignore!”
Lui si atteggia un poco come Mussolini salendo su una pila di piastrine e grida con le mani nei fianchi.
“Dobbiamo (pausa) attaccare (pausa) quelle cellule (pausa) senza pietà!!!”
Ovazione generale.
“Quelle cellule (pausa) non sono sangue patrio (pausa) e questo non è il loro paese!”
Ovazione generale peggio di prima.
“Adesso (pausa) attacchiamo in truppe da accerchiamento! (Pausa e ovazione) Avanti!”
E allora i monoclonali sono partiti con manganelli e spranghe da fascisti, uccidendo gli intrusi che ovviamente tentavano di scappare ovunque per scappottarsi le mazzate. Immaginatevi denti zompati e braccia rotte, crani fracassati e facce distorte.
“Signore cosa ne faremo dei cadaveri, signore!”
“Adesso arriva il cortisone a pulire tutto.”
Poco dopo, infatti, si sonno presentati una serie di omini su camionette tipo quelle dell’Asia, tutti con la tutina arancione. Raccattavano i corpi e li mettevano nel compattatore senza commenti. Dall’altra parte del mio corpo, il mio sistema immunitario sonnecchiava beato finché non è arrivata in filodiffusione una voce che raccontava brevemente ciò che avevano fatto i monoclonali.
“Tonì! Tonì! Scetet, Tonì!”
“Ooohhhhh….” (Voce di sonno)
“Pigliamm e mezz, dobbiamo andare in piazza.”
“Ma ch’re?”
“UAGLIÙ! PIGLIAT E MEZZ!”
Me li sono immaginati tutti su SH bianchi, anche loro vestiti con tutine bianche ma con una stellina gialla. Senza casco, occhiali da sole a mascherina completamente bianchi. Sono arrivati a frotte con l’espressione di chi si doveva levare i paccheri da faccia e rivolgendosi a quel ducetto improvvisato: “A chi cercat.”
“Siamo i monoclonali. Ci hanno mandato a fare il lavoro vostro.”
“Si, ma a chi cercat.”
“Nessuno, abbiamo già trovato e dato. Vedi che cazzo abbiamo combibato? E tu addo stiv?”
“Ma ca nun tenumm bisogn e nisciun. Ce la facciamo da soli.”
“Si, si. Abbiamo visto. Stavate strafatti di Tachipirina buttati comm a tant fun fracet.”
“Gaetà l’ama fa zumpà!” dice un anticorpo all’orecchio del capo.
“Statt zitt e famm parla a me. Vabbè, ma mo jatevenne nuje tenimm l’esclusiva dind a zona.”
“Sbagliato. Torneremo ogni volta che ci daranno ordine di intervenire.”
Primo spintone
“Non mettere le mani addosso”
Secondo spintone
“Ti ho detto non mi toccare!”
Intanto gli eserciti si preparavano alla guerriglia. I monoclonali hanno alzato gli scudi e abbassato le visiere, gli anticorpi hanno preso le pistole. Io, da fuori, ho chiamato l’infermiere.
“Secondo me sto per smettere di respirare.” Rapido controllo: “Eh, s’sta chiurenn ngann. Adesso ti stacco la flebo e aspettiamo che l’antistaminico ti aiuti. Poi riprendiamo con la fisiologica.”
La guerriglia urbana è stata evitata dall’antistaminico che ha buttato fiumi di liquido rosso tipo dal balcone, avete presente?
Ecco. Io sono uscita dall’ospedale alle 15, dalle 8 del mattino. Nel frattempo pare che il mondo stesse comprando l’uovo di Pasqua a mio figlio. Adesso casa mia sembra un bar; ne ho ovunque, poggiati un po’ dappertutto.
Un po’ di capelli in meno e tanta speranza.
Buona Pasqua.

20 mar 2024

20 marzo 2024

Prima chemio. Ovviamente quando sono arrivata io ho iniziato a fare battute e abbiamo riso un po’. Mai smettere. I momenti di sconforto, sono fisiologici. Ma devono essere rari. ❤️