giovedì 3 febbraio 2011

Chi di speranza vive...

Premetto che non nutro un grande amore nei confronti dei puntini sospensivi. Li trovo gretti e inutili. Secondo me hanno anche qualcosa di malvagio e prima o poi conquisteranno il mondo, sfrattandoci dalle nostre case. Complici dell'adulterio, quelli che ne fanno sintatticamente abuso. Una vergogna. Ma il titolo li richiedeva. Quindi ho chiesto loro di starsene lì, buoni. Avvisandoli che più tardi sarei passata a cambiargli il pannolino. Stamattina sono inciampata in un video che non vedevo da tempo, pescato da uno dei miei films preferiti. La storia del soldato e della principessa, con la relativa risposta del protagonista un po' di fotogrammi più avanti, ha violentato la mia già fragile testolina.
Si, me lo chiedo anch'io perchè tendo al masochismo. Ma tant'è: le illusioni sono necessarie. Come fai a svegliarti la mattina senza illuderti del fatto che ti capiterà qualcosa di straordinario? Che poi, nel corso della giornata, di quella vana speranza ti dimentichi pure. Però ti ha aiutato a sentirti vivo. Del resto anche le illusioni sono un'emozione. Prendendo ad esempio la sottoscritta, non sarei neanche nata se non mi fossi illusa che avrei sconfitto quel senso di mediocrità che inconsapevolmente nutrivo già nel grembo materno. Le illusioni sono una cosa straordinaria. Pensi, immagini, t'illudi, sorridi. Poi ti svegli e capisci che la verità non è quella. Senso di inadeguatezza, che però ti aiuta a maturare, a fortificare. Soffri, dimentichi e ti porti avanti fino alla prossima speranza. Che poi tra illusione e speranza c'è la differenza di un capello. Possibilmente sfibrato. Però se non ci fossero, quanti pensieri in meno faremmo? Quante volte in meno sorriderebbe il cuore? Anche ricordando a distanza di tempo l'imbecillità di certe percezioni. Ho letto or ora su wiki che l'illusione, sostanzialmente, consiste in una visione alterata della realtà, da parte del soggetto che la percepisce. Ma a modo suo. Ebbene? Che c'è di sbagliato? La vita è anche interpretazione, a volte. E meno male! Ci sarebbe un livello di sterilità emotiva, se così non fosse, da far paura. Il mondo già non è un magnifico posto in cui abitare. Non credo valga la pena negarsi anche il diritto di stare almeno con un piede, sospeso per aria.

Chi di speranza vive...

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2 commenti:

Chocolady ha detto...

Certo, meglio per aria che nella fossa! :P
(Io tendo a razionalizzare tutto, pure le illusioni e l'istinto omicida, trovare una spiegazione e inquadrare il tutto mi calma e mi fa sentire in pace col mio cosmo già troppo carico di colla e silicone, ché prima sognavo tanto e mi sono illusa e disillusa troppo)

utente anonimo ha detto...

Per me tutto ciò ha un semplice nome: Paura di sperare. Paura di sperare che le cose migliorino, che ci sia una soluzione ad un determinato problema, che, almeno per una volta, tutto vada nel migliore dei modi possibili, come vorremmo noi. La paura non è tanto nell'atto di sperare in sé, quanto semmai di ammetterlo a noi stessi. Di ammettere che, in qualche modo, noi esseri razionali e logici ci lasciamo andare alla speranza come per avere una (ulteriore) motivazione dei nostri gesti.
Proprio per questo la speranza ricopre un ruolo importante: certo, è disillusoria quando la realtà dei fatti si scontra contro le nostre preghiere (sia in senso laico che religioso); ma proprio perché irrazionale, ci può portare a risultati inarrivabili con la sola logica,  se ben sfruttata porta l'irrazionalità e il raziocinio a cooperare per uno scopo comune, l'uno al servizio dell'altra. E viceversa.


Raf

 
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