lunedì 20 giugno 2011

Il pescatore e la spina di pesce

Tutto ciò che andrete a leggere è tratto da una storia vera. Quella che sta facendo a cazzotti con i miei neuroni da un po' di tempo a questa parte. E che li sta mandando al tappeto.

Diversi mesi fa il compagno si ferisce ad una gamba. Anzi, ad entrambe per essere precisi. Una lesione in una determinata circostanza, un'altra un po' di tempo dopo. Le ferite si crostificano, ma non si cicatrizzano. Trascorrono i giorni, le settimane. Ma quelle lesioni restano lì, intatte nel loro party di batteri e bruciore. La testa di cazzo mi aveva detto di averle disinfettate, ma solo dopo sono venuta a sapere che le aveva lasciate lì com'erano, credendosi Rambo. Trascorre altro tempo e attorno alle ferite, diventate ormai piaghe, si comincia a vedere un alone rossiccio, poi rosso fuoco, poi viola e rosso. Il dolore, il bruciore, le mie grida che sono arrivate davvero dal padreterno. La sottoscritta si rivolge al medico di base, gli mostra le piaghe e lui non ci capisce un cazzo. L'unica cosa che consiglia è far fare al compagno un ecodoppler per controllare se c'è o meno un'eventuale insufficienza venosa che, nel caso, sarebbe la responsabile della mancata guarigione. Risultato dell'esame: insufficienza venosa cronica degli arti inferiori. Il medico di base gli prescrive un farmaco da prendere a mappate per favorire la circolazione sanguigna, che intanto le gambe si erano gonfiate come palloncini. Le medicazioni con acqua ossiggenata ogni sera e via andare. Non si risolve una beneamata ceppa. Intanto però è trascorso altro tempo, durante il quale s'è dovuto lavorare, camminare, esaurirsi, eccetera. Mi rompo le palle e decido che se ha l'insufficienza venosa è giusto che venga esaminato da una persona competente. Un angiologo e chirurgo vascolare che, trovato su Internet, ha un curriculum vitaemmerd' lungo otto pagine. Uno così nella disperazione ti da affidamento, no? E noi ci siamo affidati, senza sapere che era un macellaio. Dal mese di marzo si va da lui una volta la settimana almeno (circa 100 Euro a botta) per controllare e medicare le ferite. Per 'medicare' intendo assistere ad una vera e propria tortura inflitta al compagno mentre il medico gli estirpava - a suo dire - tessuto necrotico dalla piaga. Che nel frattempo aveva preso la forma quasi di un volto umano con occhi e bocca. E stava anche imparando a parlare. Terapie costose prescritte, file fatte in farmacia per ottenere creme, cerotti particolari, garze eccetera. Tutte cose che devi comprare da te, mica c'hai 'n aiuto!?! Il tempo continua a passare, ma una delle due lesioni continua ad ingrandirsi anche se diventa meno profonda. Io comincio a sospettare che quel medico non è poi così competente, pur essendo il primario di un noto ospedale napoletano. E decido di avere un altro parere. Formia, circa un mese fa. Altro chirurgo, altro ecodoppler che non solo conferma l'insufficienza venosa cronica ma da anche un'altra sentenza: "Sefena ostruita. Ci sarà bisogno di operare." Panico, sconforto. Assieme allo stesso dolore e lo stesso bruciore che non sono mai andati via. Secondo il parere del penultimo luminare, il compagno doveva abboffarsi di diuretici oltre a perdere peso perchè era solo quest'ultimo la causa di tutti il mali. Diuretico per 28 giorni e calza elastica nonostante il caldo cocente. Questa è stata la terapia prescittagli senza neanche guardare le lesioni che si possono curare anche con un po' di alcool, disse. Ma l'insufficienza venosa che ruolo ha, allora, in tutto questo, se è solo il peso il problema? La trama s'infittisce. Il compagno ed io cominciamo a ragionare e lette approfonditamente le caratteristiche di ogni farmaco che il primo maniscalco gli aveva prescritto, appuriamo che trattavasi di principi attivi incompatibili tra loro e che, quindi, con quella terapia non sarebbe mai guarito. Perchè a quelle condizioni se non peggiorava la situazione era comunque come non curarla affatto. Una delle due lesioni, fortunatamente, non si sa come, si chiude da sola. I miei nervi però a un certo punto crollano. Non sopporto più garze, cerotti, betadine, creme e piango. Piango sulla spalla di mio padre mentre gli racconto di quando trovo il compagno sveglio di notte, seduto in cucina, che non riesce a dormire per il dolore alla gamba. Mio padre ha un'illuminazione e mi consiglia un altro chirurgo, sempre napoletano che però ha curato piaghe da decubito profonde e ulcere cutanee anche a persone anziane. Che non è venale e che gode di una reputazione ottima. Che non è fama, attenzione. Prenoto la visita. Due giorni dopo siamo nello studio di un ometto bassino, con la passione per la fotografia e che ci ha trattato come se ci conoscesse da una vita stringendo la mano a entrambi con forza, iniettandoti già da quel momento una buona dose di fiducia. Ecodoppler nuovamente. Solo che questa volta è durato tre quarti d'ora. Visita alle gambe. Da sdraiato e da seduto. In piedi e camminando. Visita alla piaga rimasta aperta. "Lei non ha neanche l'ombra di un minimo d'insuffienza venosa. Questa ferita è stata semplicemente trascurata. E' come se non l'avesse curata affatto. Il punto è che ora s'è formata un'ischemia cutanea (il viola succitato) che impedisce la normale cicatrizzazione. La soluzione è un innesto cutaneo. Tempo una settimana e la ferita si chiuderà sfruttando la pelle che andremo a metterci sopra." Intanto lo medica. E già il giorno dopo la piaga è leggermente ridotta nelle dimensioni. Sono trascorsi tre giorni dalla visita e ad ogni medicazione che gli faccio vedo la ferita diversa. Il violaceo contorno è quasi scomparso e con esso anche il dolore. Salvo i casi in cui cicciobombo ci poggia sopra il peso, ovviamente. Peso che deve assolutamente smaltire. Dovremo tornare da lui martedì e predisporre, eventualmente, il ricovero per domenica pomeriggio. Tre giorni di clinica e poi via, come nuovo. A meno chè, alla visita, non si deciderà che si vorrà tentare la strada della terapia e rimandare l'intervento (se dovesse andar male) a settembre. In tutto ciò ho continuato ad avere tre gatti, due cani, una casa, una mamma disoccupata e un lavoro che nel bene o nel male m'ha consentito di campare con una certa decenza.

Cosa c'entra, direte voi, il pescatore con la spina di pesce?

Un pescatore va dal medico con la mano gonfia e dolente.
Il medico gliela disinfetta e lo invita a tornare tre giorni dopo.
L'uomo per sdebitarsi gli porta una succulenta cassetta di pesce fresco.
Tre giorni dopo la mano è ancora più gonfia.
Il medico gliela disinfetta e lo invita a tornare tre giorni dopo.
L'uomo per sdebitarsi gli porta una succulenta cassetta di pesce fresco.
Tre giorni dopo ancora il pescatore torna dal medico, ormai stremato dal dolore. Ma lui non c'è.
C'è il figlio. Che analizzando la mano del pescatore gli tira via in un attimo una spina di pesce. Spiegandogli che la causa dell'infezione era quella e che da quel giorno non avrebbe avuto più problemi.
Il ragazzo, al rientro del padre, gli comunica l'accaduto. Mosso a tenerezza e con l'orgoglio di aver svolto il suo lavoro correttamente. Il padre però commenta:

"Gliel'hai tolta?!? E mò col cazzo che mangiamo pesce fresco tutti i giorni!!!"

Share/Bookmark

14 commenti:

jeneregretterien ha detto...

Terò, a mio marito ha salvato la vita la farmacista sotto casa. Una banale puntura di insetto beccata in campagna, non disinfettata perchè pure il marito è macho, curata con pomatine da vari cerusici, stava finendo in setticemia. Spedito in ospedale dalla farmacista andai a riprenderlo in taxi (nulla sapevo) tagliato e ricucito.
Questi neanche un'infezione riconoscono.

lepetitepeste ha detto...

Claudia mia madre lo dice sempre che i medici t'uccidono e non ti pagano. E così è. Spero solo che questo nanerottolo abbia cominciato bene. Che fino a prova contraria il mio compagno ha una bella tempra e poi non è un vecchiardo che non ha più un suo sistema immunitario...Magari con la terapia giusta e il fisico che ci mette il suo guarisce. E' quello che mi auguro.

jeneregretterien ha detto...

eccerto!!!!
Solo che sarebbe stato meglio andare all'ospedale piuttosto che farsi spennare dai vari cornutazzi. Lo so che col senno di poi.... però quando c'è qualcosa di grave conviene il pronto soccorso, che rischi di trovare qualcuno che ne capisce. Esperienza.

utente anonimo ha detto...

Ha ragione Claudia Terè. Quando mi successe il fatto dell'infezione post operatoria a cui ti ho accennato su F., se ne accorsero al Pronto Soccorso dove io manco volevo andare. Era un'infezione profonda ma paradossalmente poco evidente,che mi avrebbe portato alla setticemia. C'ho messo un mesetto circa a guarire, ma a parte qualche strato di pelle mancante (ora dovrei fare una plastica ma non mi farò toccare mai più da un chirurgo se non in caso di vita o di morte, per cui...sticaxxi), l'infezione è passata e la ferita si è chiusa. 
V.

jeneregretterien ha detto...

è che siamo prevenuti con gli ospedali (parlo per me). Pensa che quando lavoravo al cardarelli se mi sentivo male dicevo ai colleghi: portatemi a casa mia.
Ero cretina, lo so da me.

melissamambrini ha detto...

Non ci posso credere che ci sono dei macellai del genere! E si fanno pure pagare profumatamente si fanno....

utente anonimo ha detto...

Più leggevo.... e più mi si stringevano le vene dallo sconforto !!!!!!!!

Però da questa realtà drammatica traggo due elementi positivi:
1. - Qualcuno,... raramente,... può avere una piccola speranza di trovare, prima o poi, un medico "vero",... come è accaduto a te.
2. - Qualcuno,... rarissimamente,... può avere una piccola speranza di saper unire l'intelligenza all'ironia,... come accade a te.

Teo Wolfe

coco1234 ha detto...

la parobola è interessante! dalle mie parti al contrario i medici di un ospedale privato convenzionato diagnosticavano spine di pesci inesistenti e operavano pazienti sani per guadagnare con i rimborsi della regione. ma questa è storia vera della clinica santa rita.

AcidMisanthrope ha detto...

La parabola è veramente, veramente azzeccata.

lepetitepeste ha detto...

Valè:

Claudia: se siamo prevenuti con gli ospedali ci sono delle ragioni, no? E bene o male le conosciamo tutti. Io non metto piede in un nosocomio per me che so' anni, proprio non li sopporto e sono convinta che entri per una cosa e resti lì per altrre 100. A Napli, almeno.

Meli: credici. E' tutto vero. Purtroppo.

Teo Wolfe:  

coco1234: me la ricordo 'sta storia. Madò.

AcidMisanthrope: eh, è azzeccata sì. Solo che se c'è di mezzo qualcuno che conosci e che ami, lo stato d'animo non diventa solo puramente critico, credimi.

Chocolady ha detto...

I compagni sono fatti per rompere i marroni! Io qua ho il genio delle pellecchie mangiate che si infettano e diventano la faccia di barbalbero...

utente anonimo ha detto...

In questi casi parlerei di "troppa" specializzazione per i primi luminari di qui sopra: troppa specializzazione che li ha allontanati dalla "realtà" quotidiana, cause ed effetti conseguenti, etc.

Dopo questa, al tuo compagno vieterei di guardare Rambo per un bel pò ^_^


Raf

utente anonimo ha detto...

Come procede? Va meglio?
:*
V

lepetitepeste ha detto...

Raf: anche di più.

Valè: non va meglio per niente. Anche perchè sta subentrando l'abbattimento psicologico e quello non riesco a combatterlo. Poi io cerco di eliminare il suo, ma al mio chi ci pensa?

 
;