giovedì 10 novembre 2011

Un ventricolo parlante

No, ma dico: lo vedi che ore sono?
Eh, l'hai visto no?
Io non riesco a dormire.
Gli occhi mi bruciano, le mani tremano, le gambe non riescono più a starsene quì sedute, ballozzolanti tra un sì, ora mi alzo e vado e un no, resta e scrivi.
Eppure prima a letto ci sono andata.
Ma non appena ho messo la testa sul cuscino mi sentivo sveglia, vispa, viva.
Come se la giornata fosse appena iniziata e io avessi già milleuna cose da fare.
Ti è mai successo? Ti sei mai incazzato con te stesso perchè non riesci a dormire?
E' una brutta sensazione, se ci pensi bene.
Ti senti impotente verso te stesso e, cinicamente parlando, è un brutto fatto.
Ho gli occhi sbarrati, il cervello attento e il lobo frontale preso a cazzotti dalla realtà che continua a ripetergli che no, si sta sbagliando. Che ha sbagliato tutto fin dall'inizio.
E' un po' come se ci fossero due entità a svolazzargli attorno: il bene (dolce, affettuoso, gentile, amorevolmente insopportabile) e il male (cinico, sarcastico, infame, realisticamente vero). E ognuno dei due da il proprio parere sulla faccenda. Ognuno dei due parla, straparla. Uno, per esempio, dice una cosa tipo: "Ma guarda che non ti stai sbagliando. Dai ascolto al tuo cuore, all'istinto. Pensa, ricorda. Metti insieme i pezzi e vedrai che non hai torto. No, non ti stai sbagliando..." , facendomi lievitare in un sogno ad occhi aperti dove ci siamo io e te, a parlare, davanti a una tazza di caffè mentre la città si sveglia.
L'altro, il realista stronzo, dice invece: "Sei la solita illusa del cazzo! Sbagli sempre tutto e commetti continuamente errori di valutazione. Sei un'idiota che da troppa importanza alle parole. Esistono le coincidenze, cosa credi? E poi perchè tu e non un'altra? Cos'avresti tu che altre mille non hanno anche più di te? Ma vai a dormire, povera debosciata!"
Quale faccenda, chiedi?
Eh, lo vedi?
Non esiste nessuna faccenda!
Il mio liquido meningico s'è mischiato a due litri di grappa e s'è inventato tutto.
E non ha capito un cazzo.
Mi succede spesso questa cosa.
Ma ancora non c'ho fatto l'abitudine.
Di non capire un cazzo, dico.
Questa volta però ho toppato alla grande. E non c'è ago, non c'è filo, non c'è maestrìa di mano che possa ricucire. Avrei preferito una figura di merda in pubblico, che una deplorevole investigazione personale. Sul piano emotivo, poi...
E' devastante. Ti fa sentire piccola e sola. Però sono sicura che pure a te è successo. Tu mi somigli.
Cazzo! Sono quasi le 4.30 del mattino e tu certo non stai seduto lì, a contemplare un monitor di merda...No, tu stai dormendo. Si, vabbè. Magari ti sveglierai tra poco, ma adesso dormi. E per quanto la mia parte razionale (ne ho una, stai tranquillo. E' un po' afflosciata, ma c'è. E' ancora viva, non l'hai ancora fatta fuori e ti prego...oh ti prego. Non farlo. Lasciala stare, seppur agonizzante. No, non farlo. Non sparare. Non avrei più speranza di guarigione. Mi lasceresti nel limbo dell'affezione, dell'affetto e resterei affetta dal virus del sogno ad occhi aperti per sempre.) sa che è così, sa che quella grappa era di un'ottima annata e che quel miscuglio ha sbrindellato ogni neurone ancora consapevole, io sto quì. E tu non ci sei.
Adesso avrei voglia di ascoltare della musica.
O forse no.
No, meglio di no.
Magari mi metterei a piangere e non scriverei più.
Che se adesso continuo e butto fuori parte di quello che ho in corpo, quando tutto questo sarà finito e lo rileggerò tra un po' di tempo, potrò anche farmi una sonora risata alla faccia tua.
E godermela. E pensare con presunzione che chi l'ha preso nel culo sei stato tu, non io.
Hai mai fatto caso a quanto ci si difende, talvolta, con la presunzione?
Si diventa immuni a qualsiasi offesa, anche se viene perpetrata senza malizia o intenzione.
E io mò questo devo fare. Lo devo a me. Vorrei farlo. Provo a farlo.
Guarda, non so se c'hai fatto caso, ma non sto nemmeno cercando le parole per esprimermi.
Non me ne frega un cazzo di cercarle. Sto scrivendo a due persone, adesso.
A te e a me. O forse a me e poi a te.
Porco cristo. Ho letto il tuo nome così tante volte che l'ho consumato. Ho sempre pensato che il tuo nome è una delle cose più belle del mondo. E' musicale, ti riempie la bocca, ti da gioia. E' un'accozzaglia di vocali e consonanti così perfetta da sembrare surreale. Ma lo sai che se t'avessero chiamato anzichè come ti chiami, ad esempio, Francesco Maria Fornari, non avresti sortito sulle mie tempie lo stesso effetto?
Non che il nome in una persona sia importante, per carità. Non lo penso.
Ma credo che il tuo sia la sintesi della completezza e dell'eleganza.
Se ci penso intensamente riesco quasi a visualizzare delle scene, ma ti rendi conto?
Può venirmi in mente un evento di folklore come un prato verde o anche una distesa di neve, tanto è ineccepibile quando lo si pronuncia.
No, non ti sto pigliando per il culo, credimi.
E' vero.
Lo sai che il ventricolo sinistro del mio cuore è un pochino più grande rispetto a quello che sta a destra? Forse è per questo che sono così. Ma è come una maledizione. Però a volte penso che vivere disillusi è tremendo. Se non avessi la capacità d'illudermi per qualcosa avrei già la vita desertificata. Dal punto di vista emozionale, dico.
Diciamoci la verità: con le ultime due frasi cercavo di consolarmi.
Oggi mi è venuta in mente una cosa che feci quando avevo circa quindici anni.
Mi innamorai di un ragazzo. Ero cotta proprio. Lui aveva otto anni più di me.
Io sentivo, sapevo che anche lui provava per me lo stesso interesse se non di più. Anche se non mi era stato mai detto nè fatto capire in alcun modo. Eppure lo sapevo. Non mi chiedere perchè o per come. Se ti fa piacere pensa che si tratta di sesto senso femminile o tutte quelle puttanate che propinano i settimanali rosa di terz'ordine. Tornando al fatto, presi coraggio e una sera gli raccontai che m'ero pigliata una scuffia per un tipo. Che poi era lui, ma glielo dissi senza dirgli che era lui. Lo feci per vedere che tipo di reazione avrebbe avuto e appurare se le mie sensazioni erano fondate o costruite su un castello di biscotto. Dall'espressione che ebbe, capii che non mi sbagliavo. Che il mio intuito mi aveva risparmiato un abbaglio. O almeno così mi sembrò.
Durante la discussione, che da parte sua assunse a un tratto toni freddi e distaccati, mi chiese se avevo detto a questa persona cosa avevo in corpo.
Senza battere ciglio gli dissi: "Lo sto facendo in questo momento."
Siamo stati insieme un anno e mezzo circa poi, per vicissitudini che non sto a raccontarti, ognuno ha preso la sua strada.
Mò questa cosa te l'ho raccontata per due motivi.
Il primo, facilmente immaginabile: ho bisogno di convicermi che non è nato tutto nella mia testa. Anche se, effettivamente, non è nato un beneamato cazzo.
Il secondo, per riallacciarmi al discorso della presunzione.
Io fui come non mai presuntuosa, in quell'occasione.
Presuntuosa e supponente.
Però avevo ragione.
E non c'è quasi niente di più bello, diciamocelo.
Non amo puntualizzare l'ovvio, ma quando elabori un pensiero (che si basi aulla scorta di un qualcosa di vissuto, di una sensazione, di qualcosa di visto o anche semplicemente ragionato - il ragionamento, secondo me, richiede meno sforzo dell'avere la sensazione di qualcosa -) e poi la vita ti conferma che così era, beh, può anche essere meglio di una scopata.
Oh dio, magari meglio di una scopata no. Però siamo lì.
Mò ammesso che io abbia ragione, ammesso che le mie impressioni, sensazioni, siano corrette, potrei sapere perchè non accade qualcosa che possa farmelo capire?
E' un tormento, credimi. E io mi sento come un elastico tra due dita.
La cosa peggiore che tu potresti dire adesso è che di tutto questo sproloquio non hai capito una ceppa. Affermazione che andrebbe soltanto a confermare la mia presumibile stupidità.
E il fatto che, ora come ora, scrivendoti, non avrei fatto nulla di più sbagliato.
Il cuore di una donna, una che tende ad utilizzarlo con scarsa ragionevolezza, che involontariamente ne percepisce ogni battito, è come un libro.
E tu, nel caso in cui tutto quel che ho scritto ti sembrasse solo una serie di scempiaggini con poco senso, questo devi far conto di aver letto: una pagina.
Di un cuore qualsiasi.






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1 commenti:

jeneregretterien ha detto...

pure tu li hai mandati affanculo gli splinder fantasmi, eh?
Però almeno stanno scappando tutti, hai visto come è rallentato?
Carino questo template, molto sobrio. Io sto ancora work in progress, voglio farlo kitch
Cià

 
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