martedì 12 luglio 2011

Hello sunshine!

Quando il compagno mi ha chiamata ieri mattina ero già sveglia da 4 ore e mezza a fare cose.
Per capirci: m'ha chiamata alle 10.30 e io ero andata a dormire alle 2.00.
Comunque mi dice che gli hanno cambiato la stanza e che quella col panorama e il balcone personale era destinata a due signore anziane col pallino delle vene varicose.
Lo raggiungo e lo avevano piazzato con altri tre uomini, tutti con le mogli accanto.
Una volta lì non ci rimaneva che aspettare. Gli interventi sarebbero cominciati alle 14.00 e in totale erano sei innesti, lui compreso. E quando hai tutte quelle ore da perdere, che fai?
Cazzeggi, no? Allora ce ne andiamo in giro per la clinica e gironzola, gironzola, ne incontriamo parecchie di vecchiarde in sala d'attesa sospiranti il ricovero. Ognuna di loro, guardando la gamba fasciata del mio compagno (fasciatura imposta dal medico per evitare eventuali gonfiori che avrebbero creato problemi all'intervento), ha detto:
«Ma vi siete operato alle vene?»  Tutte.
Sentire questa domanda ogni metro e mezzo di cammino non è una cosa che aiuta il sistema nervoso già di per sè precario. E allora corrompiamo l'infermiere di turno facendoci procurare un figlio bianco e un pennarello nero. La mia tolleranza era già vicina allo zero assoluto, ma la scrittura mi ha aiutata. La scrittura è un'arma di distruzione di massa. Ho fatto gironzolare ciccio col suddetto foglio appiccicato sulla maglietta. La scritta recitava: "Non mi hanno operato alle vene. Cortesemente, fatevi una barilata di affari vostri."  Santa Pace.
Salvo poi incontrare l'ennesima vecchia che ha direttamente chiesto:
«E allora a che vi siete operato?» Facciamo una chiacchierata con l'anestesista che viene immediatamente avvertito/minacciato dal compagno: «Fate quello che vi pare, ma non voglio sentire dolore.» Comunque arriva l'ora x e poco dopo viene posizionata una barella fuori la stanza. Il bombolone la guarda e dice: «Io ngopp' a chella cosa non ci salgo.» Arriva l'infermiera e lo salva in calcio d'angolo senza saperlo, quando gli dice che, se voleva, avrebbe potuto seguirla a piedi. Scendiamo e io vengo fatta accomodare in sala d'attesa. Da fuori sentivo le voci dei medici e in particolare quella del chirurgo che lo ha in cura e che ha predisposto l'intervento.
Appena lo vede esclama:
«Uè cià, sciupatiè!»
In corso d'opera, sempre il chirurgo ai suoi assistenti: «Uagliù attenzione che questo sta fermo da un po', ma è un insegnante di full contact. Se è una cosa ci fa uscire la merda dalle orecchie a comm' stamm'. Poi viene la fidanzata e ci finisce, che fa full pure lei.»
Poi si sente: «Dottò, ma l'anestesia non gliela dobbiamo fare?»
Il medico: «No, no. Io la ferita già gliel'ho pulita allo studio, a crudo, l'ultima volta che è venuto. Io lo so che questo mi ha bestemmiato i morti, ma dovevo verificare che i recettori del dolore funzionavano ancora...Azzecchiamo 'sta pelle, jà!»
E ancora, sempre il luminare, rivolgendosi all'assistente: «No, no! Non prendere quel pezzetto lì. E' di un ricchione. Piglia quello coi baffi, che è di un uomo. Altrimenti alla fidanzata chi la sente? Quella tiene 27 anni, la creatura. E' peccato.»
Inoltre, parlando con la cute in attesa di essere innestata: «Aspetta, tu. Stai zitta! Mò ti azzecco pur' a tte!» Io ascoltavo con gli occhi sgranati la voce di una persona che in studio è completamente diversa. In sala operatoria diventa un conoscente. Scherza, ride. Possibile che il contatto costante con le vecchiarde (età media delle sue pazienti: 78 anni) t'inacidisce? In ogni caso mezz'ora dopo ciccio era sulla barella, intento ad essere accompagnato in stanza. Lo guardo e mi fa: «Il medico m'ha minaciato con un bisturi. Ha detto che per il ritorno ci dovevo salire.»
Un paio d'ore dopo una siringa d'antibiotico, una di antitrombotico e una breve passeggiata per il corridoio. Stamattina sono andata a raccattarlo alle 8.00 e, arrivati a casa, sua Maestà è stato fatto accomodare sul divano/letto in cucina per fargli evitare le scale della camera da letto. Intanto io ho fatto un bel po' di altre cose tipo: giretto coi canotti, due lavatrici, due stese di panni, una bella lavata ai pavimenti, un'approfondita spolverata, una trabachiata al Pc, una doccia, tre o quattro telefonate e poi a un certo punto ho cominciato a sentirmi inaspettatamente stanca.
Come se avessi avuto il compagno ricoverato in clinica e avessi dormito poco e male le due notti precedenti. E come se, nel contempo, avessi dovuto occuparmi da sola di tutto. Strano, eh?
So' crollata.  Ho dormito saporitamente per due ore e mezza.
Giovedì c'aspetta la visita di controllo dal medico.
Dovrà dirci se l'innesto ha già un principio d'attecchimento o meno.
Quindi mi ritiro in attesa di avere notizie positive sulla situazione sperando che 'sta cazzo di pelle s'azzecca, così poi vissero tutti felici e contenti.
Ammèn.



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10 commenti:

utente anonimo ha detto...

"No, no! Non prendere quel pezzetto lì. E' di un ricchione".
No comment, veramente. Che tristezza.
Ad ogni modo, incrocio le dita per la buona riuscita dell'intervento.

jeneregretterien ha detto...

è notorio che i chirurghi in sala operatoria ne fanno e dicono di ogni. Un mio amico chirurgo racconta barzellette in modo tale che pure quelle fesse ti fanno schiattare a ridere. Ed è un chirurgo infantile, nel senso che opera i neonati, eh?

lepetitepeste ha detto...

utente anonimo: sarà anche stata triste, ma se è stata una battuta inserita in un contesto non proprio goliardico, giusto per far sorridere il paziente che era sveglio e sentiva tutto, ben venga.

Claudia: quello ha subìto una metamorfosi proprio! Se lo vedi allo studio manco ci puoi parlare e giusto ti guarda in faccia. Invece ieri era un continuo, veramente. Ma la sala operatoria rilassa? Cioè per loro è tipo il parco giochi?

jeneregretterien ha detto...

il mio amico dice che è un modo per scaricare la tensione, che per uno che opera i piccirilli deve essere veramente allo stremo. Una volta mi ha raccontato che si sono fottuti di paura perchè stavano operando un bimbo rom che rischiava la vita per una peritonite e fuori c'erano genitori e parenti armati di ogni tipo di coltelleria, avvisati che se il piccolo moriva gli facevano la festa. Così si lavora in ospedale. Per fortuna il piccirillo si salvò ma dubito che abbiano contato barzellette quella volta.

Chocolady ha detto...

Saluti allo sciupatiello!
A te, cara mia, santa ti faranno ;-)

utente anonimo ha detto...

Sono un tipo molto preciso e diffidente.
Perciò ti prego di andare subito sul divano-letto per verificare, attraverso piccoli ma inequivocabili segnali di facile interpretazione,...  che, all'ultimo momento, non ci sia stato un involontario scambio tra i due lembi di pelle !
Sai com'è ! ....... Negli ospedali è frequentissimo lo scambio di neonati nelle culle,.............. figuriamoci i lembi di pelle !!!

Teo Wolfe

utente anonimo ha detto...

Mi chiedo come mai tu ti sia sentita stanca, avendo solo fatto quelle poche cose descritte a fine post... :-)

Raf

utente anonimo ha detto...

ahahah mi hai fatto crepare dal ridere e, credimi, ne avevo proprio bisogno.Il pezzetto del ricchione lo trovo invece stupendo ahahaha

:-))

Porfirio che fa il tifo po sciupatiell e per quella santa donna che gli sta accanto

lepetitepeste ha detto...

Choco: mi accontenterei anche di un monumento a piazza Dante...

Theo Wolfe: ho toccato la gamba, letto il tuo commento. S'è sollevata. Secondo te che vuol dire?

Raf: sarà l'età.

Porfi:

albagor ha detto...

Tere' ma 'ndo minchia te ne sei andate? O.o

La pelle del ricchione... come se si impossessasse dell'animaccia sua <_<

ma pensa te

Tesoro, sei una personcina che nun se po' descrive'

Un bacio e aspettiamo

 
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