lunedì 14 marzo 2011

Il popolo unito, non sarà mai vinto.

Me lo fai capire tu che cosa ti lamenti affare se accetti di lavorare senza essere pagato?
Dimmelo perchè io non c'arrivo, credimi.
Non riesco a capire come si possa non credere nel potere compatto della rivoluzione popolare.
Come si possa accettare a testa bassa il potere altrui che ti schiaccia e ti logora ogni giorno.
E poi te ne esci con frasi sconvolgenti, fai sapere al mondo che alle 24.00 del giorno tal dei tali stai ancora a trabachiare in sostituzione di questo o di quello.
Neanche per una miseria: per niente.
Ma forse lo fai per dimostrare al mondo la tua esistenza fisica?
Per far leggere a persone (che se smetti tra un mese neanche si ricorderanno di te, perchè quelli non leggono il nome, fidati) che ci sei anche tu?
Sto provando a fare tantissime supposizioni, ma non riesco a dare una spiegazione logica.
Ho pensato ad un'eventuale frustrazione che accompagna la tua vita e che vai a sfogare con la tastiera, ho creduto per un periodo che quella firma che certamente anche tu leggi in alto a sinistra praticamente ogni giorno, ti aiuta a sopravvivere. A dare un senso ai tuoi giorni.
Ho appurato - perchè senza ritegno lo rendi anche pubblico - che non hai orari, non hai giorni liberi. Anzi. Che quando ce li hai li trascorri comunque in redazione.
Una vita sociale no?
Una vita, no?
Cominciare a riconsiderare le tue convinzioni circa il percorso da seguire per l'effettiva realizzazione di un sogno, no?
Cominciare a valutare l'importanza della propria dignità di persona prima e poi di lavoratore, no?
Sono frasi difficili da capire, troppo complesse per farle entrare in quella testa?
Anch'io ho lavorato gratis. Ma un do ut des c'era. Avuto quello per cui correvo a destra e a sinistra e realizzato che non c'era futuro, ho guardato altrove. Non ho certo abbandonato il progetto, ma io vengo prima di tutto. La mia dignità precede qualsiasi cosa. Ho già visto mia madre portare avanti e indietro pesanti secchi d'acqua per anni, in cambio di una miseria. Non intendo fare la tessa fine. Ad oggi mia madre la mantengo io, visto che l'hanno comunque sbattuta fuori a calci due anni fa.
C'è poi da dire che lavori per una barca che sta letteralmente affondando tra prua e poppa. Non si capisce ancora da quale parte comincerà a crepare, ma accadrà. Chi c'era prima di te ha dovuto rinunciare recentemente a parte dello stipendio.
Mi dici qual è il futuro nel quale ancora speri, in quell'azienda?
Quella è come una fabbrica, mettitelo bene in testa. E vedi di non fare la stessa fine degli operai di Mirafiori. Hai, così come ce le hanno anche loro, tutte le capacità per guardare altrove.
Fallo prima di avere a carico moglie/marito e figli e prima di non avere scelta.
Adesso non farmi il discorso della volpe e l'uva, per favore. Altrimenti mi fai pensare che non hai capito una beneamata cippa di quel che ti ho scritto.
Se tutti quelli come me (a proposito! La sostanziale differenza che c'è tra me e te, che a me ha portato a fare una scelta di sopravvivenza e di dignità, sta nel fatto che io non ho i genitori che mi mettono nel bene o nel male il piatto a tavola due volte al giorno. Devo provvedere da sola. Al mio sostentamento e anche a quello altrui, se capita!) e come te - leggi precari, disoccupati, abusivi - si rifiutassero di lavorare gratis cosa succederebbe? Te lo dico io: improvvisamente i giornali, i soldini per i collaboratori, li farebbero uscire eccome! Anche una stronzata, ma ci sarebbe.
Perchè di chi è comunque disposto a scartavetrarsi la faccia per passione ne hanno bisogno, parliamoci chiaro. Se persisti con questo comportamento non lamentarti del fatto che non c'è meritocrazia. Tu non vieni sfruttato per meritocrazia. Ti considerano perchè non prendi e non pretendi una lira, svegliati!
Se oggi io ed altri, che non accettiamo di lavorare pro bono, siamo giornalisticamente disoccupati è anche colpa tua. Tua e di quei quattro debosciati come te.
Grazie.


Il popolo unito, non sarà mai vinto.


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3 commenti:

utente anonimo ha detto...

Paura: quella di prendere coscienza che non ci sono alternative 'facili' a quella vita sacrificata anche perché fatta di sacrifici gratuiti. O, più cinicamente, quella di realizzare di essere effettivamente inutili.
Speranza: quella che continuando ad impegnarsi possa arrivare la ripresa, grazie (anche) ai nostri sacrifici. O, più cinicamente, che tu possa essere in zona se capitasse qualche occasione extra.

Ho provato ad immedesimarmi con la persona verso la quale ti sei rivolta. Queste sono le sensazioni che proverei, e loro possibili spiegazioni (anche in chiave cinica e disillusa).

La distruzione del mercato del lavoro, ha portato all'aumento del sommerso, al precariato, agli stage non retribuiti o retribuiti una miseria, ai "mò pensa a lavorare che poi ci mettiamo d'accordo", e ai "se fai un bel lavoro, può darsi che ti sistemiamo". E tu pensi "Cosa ho da perdere?". Salvo poi che la sistemazione non arriva mai. Tranne rare eccezioni che pure (r)esistono.

Pessimismo e fastidio.

Raf

isa_m ha detto...

Grandissima!

lepetitepeste ha detto...

Se potessi i krumiri li appenderei a un palo nella pubblica piazza. Altrochè!

 
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