martedì 2 dicembre 2014

Io. Io e basta. E mi basto io.

- Birra?
- Birra.
- Ma stai in giro?
- Sto tornando a casa adesso, sono distrutta. Quanto ho camminato oggi manco io lo so. La tua giornata com'è andata?
- Mah bene, solita diciamo.
- Dobbiamo festeggiare. Quindi bevi come se fossimo nella stessa stanza.
- Che cosa dobbiamo festeggiare?
- Me.
- Bene, salute.
- La tua.
- La mia ormai sta tramontando. Si mantiene in piedi tipo la mamitta della moto di Silvia.
- Non l'hai più sentita?
- No. E nessuno sa che cosa fa.
- Ma neanche incontrata per caso?
- Abbiamo orari diversi, evidentemente. Quando io esco lei torna e viceversa.
- Che peccato, però. Anche con me è scomparsa eppure non le ho fatto niente.
- Valla a capire. Cosa dobbiamo festeggiare di te esattamente?
- Il ritrovato equilibrio, non è poco. Il fatto che al fin di tutto sto bene con me stessa, che ho imparato a non fidarmi delle persone e a fare a meno degli inuitli. Il fatto che do importanza solo a ciò che è prioritario e non vivo più nè in funzione di quel che è stato, nè di quel che non è stato.
- Mi avessi davanti adesso vedresti una faccia compiaciuta tipo dopo il sesso.
- Perchè tu riesci a compiacerti anche per altro nella vita?
- Cretina. Sono contento che ti sei decisa.
- Vedi, arrivi a un punto che o reagisci così o ti spegni. Per mia fortuna è arrivata una sorta di resurrezione, automatica. Non l'ho cercata, è accaduta e basta. E ci sono cose che accadono e basta che sono bellissime, ti salvano proprio. E' come se il mio cuore avesse rifiutato di invecchiare.
- Era un po' presto, in effetti.
- Mi sento come due anni fa.
- Ricordo perfettamente.
- Quando bastavo a me e mi bastava. Avevo qualche momento di sconforto, ma durava poco. Amavo la mia vita perchè era solo la mia. E ne ero consapevole. Anche questa birra bevuta a ottanta e passa km di distanza da te, così, al telefono, mi basta.
- Ma tanto ci vediamo domani. A che ora arrivi?
- La solita.
- Facciamo colazione insieme, allora.
- Mi devi un caffè, mi sembra il minimo.
- Però a una certa devi tornare. Eppure da quando hai avuto questa specie di avanzamento di carriera sembri più femmina.
- Più avanzo, forse.
- Senti, ma sull'altro versante che novità ci sono?
- E' stato proprio l'altro versante a farmi svegliare in realtà.
- Cioè?
- Due messaggi. Due. Definitivi e chiarificatori. Diciamo che si tratta di periodi della vita differenti con differenti esigenze. Almeno così è stato detto. Però da quando ho letto il suo, ho smesso di pensarci. E' stato come un pizzicotto. Già quando gli ho scritto io mi sono liberata, ma quando ho letto la sua risposta è stato proprio come alzarmi da terra.
- Ho capito.
- Alla fine ho realizzato che non ci pensavo per amore, ma solo perchè non sapevo, perchè non capivo. Fosse stato per amore avrei continuato, ti pare? La sua mancanza l'avrei sentita.
- Invece no?
- No.
- Sono passata dalle parti del suo ufficio stamattina, per una cosa di lavoro. Mi sono fermata a pensare e ho capito che non si tratta di autoconvincimento, ma che effettivamente posso farne a meno perchè probabilmente io non volevo esattamente lui. Ma la tenerezza che avrebbe potuto darmi, vista l'idea che mi ero fatta di lui tempo fa. Senza contare che a me le cose lasciate in sospeso non piacciono, anzi mi ammazzano. Perchè poi finisce che ci sto a rimuginare sopra, anche per mesi. E ti garantisco che è bruttissimo, stai sempre a chiederti cosa sarebbe successo e ti fai tanti bla bla bla nella testa che non portano a niente se non provi. I rimpianti non fanno per me, non voglio vivere di quello. Ho provato, quel rimpianto l'ho fatto morire e ne ho un bel ricordo. Resta una persona alla quale tengo, che mi farà sempre piacere sentire e sapere che sta bene, ma finisce così.
- Ma non l'hai neanche più sognato?
- Una volta sola.
- E che hai sognato?
- Te li fai un po' i cazzi tuoi?
...
...
- E adesso chi c'è?
- Io. Io e basta. E mi basto io.







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