mercoledì 23 luglio 2014

Poco dopo l'arcobaleno

Seggiolino, borsa, passeggino. Leghi il piccolo con le cinghie dell'ovetto e lo carichi in auto. Lo blocchi con le cinture di sicurezza e ti metti in macchina. Partenza tranquilla, asfalto bagnato, niente pioggia, arcobaleno. Velocità moderata. Molto moderata. Ti fermi al semaforo rosso, ti guardi un attimo intorno e poi senti un botto fortissimo. La tua testa è fuori controllo, sbatte in avanti poi immediatamente all'indietro. Ti senti come se avessi preso un montante alla mascella. Stordita, intontita. Chiudi gli occhi un secondo, il dolore ti riprende. Senti il piccolo che piange disperato, ti giri per quanto puoi e lo vedi tutto rosso, col visetto pieno di lacrime. Scendi dall'auto, lo sleghi, lo prendi in braccio, lo calmi, lo controlli. Illeso. Realizzi che ti hanno tamponato. Il cofano dell'auto rientrato, il paraurti che ormai non esisteva più. Tuo figlio smette di piangere.  Il conducente dell'altra auto si rende disponibile per lo scambio dei dati.
"Ma a quanto cazzo andavi?", gli chiedi. "No, ma mi ha distratto il navigatore."
"Strunz! Ringrazia che sono mamma, altrimenti ti avrei fatto una faccia tanta." 
L'amico del ragazzino imbranato (e neopatentato): "Uè piano con le parole!" 
Risposta secca: "Vuoi abbuscare pur tu?" Intanto, nella loro auto, il cui muso era tutt'uno col volante, c'era una ragazza che si reggeva la testa, il vetro anteriore con la crepa della capata e tanto sangue che le usciva dal naso. Scambio delle generalità, foto, mortiate varie. E loro che pensavano solo all'auto: "Compà! Cà me serve nu giravite a stella, o si no 'e rote vanno pe' cazz' llor!"
Quella stava a murì e tu pensi alle ruote. Bene così.
"Non hanno preso i freni." 
"Ma non stavi guardando il navigatore?"
Ricarichi il piccolo in macchina e decidi di tornare indietro anzichè proseguire. La macchina non riesce a star dritta, ha ormai un pessimo assetto. Chiami il tuo migliore amico. L'unica persona che avrebbe potuto aiutarti. 
"Ho avuto un incidente, mi fa male la testa e bla, bla, bla." 
"L'hai battuta? Hai nausea?"
"No, sì." 
"Vengo subito."
Arrivi. Fai mangiare Ale, vai in ospedale. Il tuo migliore amico si sciroppa tuo figlio tenendolo in piedi sulle sue gambe, mentre lui fa il paraculo con la signorina seduta dietro di voi nascondendo il viso e mostrandoglielo per poi ridere come un cretino, tu fai i conti col mal di testa, i capogiri, i dolori alle spalle, ai capelli, ai peli superflui e al collo. Dopo un'ora e mezza di attesa ti chiamano. Ti visitano, tentano di metterti un ago cannula in vena, ma senza beccare la vena. E quindi ti ritrovi con l'ago cannula nella carne e l'infermiere che ti chiede: 
"Che devo fare?" 
"Tolga immediatamente questo coso."
Ti fanno poi sedere su una sedia a rotelle modello vintage, sobria, comoda e ti trasportano in un'altra sala dove hai dovuto attendere un'altra mezz'ora per fare le radiografie. Intanto, giusto per fagocitare la pessima sensazione d'impotenza che hai provato sulla sedia a rotelle, te ne sei andata in giro spingendoti coi piedi. Ti fanno le radiografie, le sviluppano e le consegnano al medico di turno che ti dice di tornare la mattina seguente perchè deve vederti l'ortopedico. Allora la mattina dopo l'amico di cui sopra viene a prenderti e ti porta di nuovo al pronto soccorso. Un'ora e mezza di fila almeno perchè hai avuto la sfiga di capitare in una giornata colma di codici rossi. Esce un'infermiera e chiama un cognome tre volte, ma il povero dio non risponde. Lo chiamano una quarta e allora il tuo migliore amico dice: "È morto, era arrivato qui una settimana fa, ormai puzzava!" Resti da sola ad aspettare perché lui si prende la briga di andare a prendere la tua macchina (ormai ridotta a una Smart) per farla vedere a un suo amico meccanico. "No, ma giusto per capire se è marciante o no e se ha subito danni all'assetto. Chiamami quando hai fatto." Per miracolo italiano consegni il referto in accettazione. Aspetti un'altra ora prima di essere chiamata, entri e (mica poteva finire così) non trovano le lastre fatte la sera prima. Passa Gigi la trottola dicendo: "Signora non trovo le sue lastre!" Già che mi chiami signora mi fai girare i coglioni, comunque: "Guardi che il medico di turno ieri le ha messe sotto la stam..." manco il tempo di finire di parlare  che era già andato via. Dopo qualche minuto passa di nuovo e dice: "Signora sto cercando le sue lastre." Ritento: "Il medico ieri sera le ha messe sott..." Volatilizzato. Intanto ti chiama l'amico tuo che, felice, ti dice che l'auto non solo marcia ma pure bene! "Il cofano si è solo avvicinato al radiatore, dai. Niente di che." Poco dopo passa di nuovo Gigi la trottola: "Non trovo le sue lastre!" ed entra nella stanza dove sei stata visitata la sera prima. Te ne fotti della procedura ed entri. "Le lastre sono sotto la stampante."
"Ah."
"Se lei avesse pensato meno a fare la parte di quello agitato e mi avesse ascoltata non le avrebbe cercate per tutto questo tempo."
"Eh, ma sa qui abbiamo da fare."
"Io so che dovreste lavorare un po' a Napoli dove arrivano poveri cristi con le budella in mano. In quel caso che fareste? Ora celerizziamo, dove devo andare?"
"L'accompagna l'infermiere."
Arrivi davanti la porta dell'ortopedico.
"Un attimo e la fanno entrare."
"Uagliò un attimo vuol dire un attimo o n'ati tre ore?"
Lui fa spallucce. 
"No perché se nella vostra lingua vuol dire n'ati tre ore gli allucchi miei arrivano in paradiso."
"PINTOOO!", chiama una voce dalla stanza. Entro, l'ortopedico ti visita, prognosi di sette giorni, collarino, antidolorifici e tanti saluti. Di nuovo in accettazione per il verbale di pronto soccorso. Dopo tre quarti d'ora d'attesa ti chiedi di quale colore sarà mai il papiro. Trascorsa un'altra mezz'ora gli chiedi se serve una mano per la stesura del foglio. Dopo altri venti minuti arriva. Lo stringi tra le dita tipo trofeo. Cerchi con gli occhi l'uomo della salvezza e v'incamminate verso l'auto. La tua auto, sfondata e buona. "Vorrei che la guidassi tu, così ti rendi conto." Entri, metti in moto, hai il sedile che va per i cazzi suoi ma ti adegui. Hai il vetro posteriore che è per metà in frantumi e per metà è stato sostituito dallo scotch trasparente, ma ti adegui. Hai i fanalini posteriori rotti tuttavia con le luci funzionanti, ma ti adegui. Hai il paraurti rientrato che pare che sorride, ma ti adegui. Insomma, la macchina va. Va com'è sempre andata, nonostante la botta. E allora torni da tuo figlio, che appena ti vede ti sbandiera in faccia tutti e cinque i denti bianchissimi che si ritrova e quindi realizzi che sì, rosichi per l'auto distrutta, ma da un lato abbondante te ne strafotti. Tutto a un tratto stasera ti vengono in mente quelli che dicono che l'amicizia tra uomo e donna non esiste. Beata ignoranza.

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2 commenti:

Raf Elez ha detto...

E' il caso di dire auto e padroni si assomigliano: entrambi acciaccati ma ancora più che in grado di fare il proprio ;)
Auguri di pronta guarigione (direi un abbraccio, ma col collarino non so se è possibile)!

eddi eugenio Ghizzo ha detto...

credo non esista l'amicizia tra maschio e femmina o uomo donna, credo invece esistano persone con un'ottima educazione e, particolarmente volta al rispetto, una disciplina che aiuta a contenere l'immensa sconvolgente energia dell'amore.

 
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