martedì 7 gennaio 2014

Dieci dita

C'era una volta una mano. Una mano come tante, con cinque dita, cinque unghie, qualche ruga, le linee nel palmo, i polpastrelli morbidi e cinque nocche. Viveva attaccata a un polso, quella mano. E il polso era parte di un corpo. Col tempo aveva imparato a muoversi, afferrare, accarezzare, pregare, chiedere. Faceva tutto quello che una mano può fare, né più né meno. Il punto era che amava farlo, fare qualunque cosa, non stava mai ferma. Senza voce a suo modo parlava, chiedeva, confessava, ma quello che amava di più al mondo era far parte di un abbraccio. Avete mai pensato ad un abbraccio senza le mani alla fine? Senza entrambe le mani che si sforzano di toccarsi, tanto le braccia stringono forte. Non sarebbe completo. Sarebbe come una carezza senza dita. E quella mano è cresciuta con la voglia d'amore tra le dita. Quando le capitava di viverlo tra capo e collo era entusiasta, si toccava il cuore e trascorreva i giorni riempiendolo con l'esperienza. Mai però avrebbe immaginato che non aveva ancora conosciuto quella forma d'amore che è la più vera, la più potente, quella più piena e completa che una mano abbia la possibilità di stringere. Lo toccò per la prima volta una sera, tremando di paura. Tra lo sconcerto e le domande che solo una mano sa farsi: "Sarò all'altezza di tutto questo?" Ma fu un momento perché in cuor suo pensava che chissà come sarebbe andata, non voleva farsi illusioni per quanto queste abbiano colori vivaci e siano morbide al tatto. Il tempo trascorse con la sua solita e naturale veemenza, l'inverno finì e la mano si ritrovò ad accarezzare un piccolo mondo fatto di acqua e cuori pulsanti. Un mondo tondo come la Terra, pieno di speranza come solo il pancione di una mamma sa essere. Sentiva la vita nel suo palmo, colpi piccoli tuttavia con tutta la forza della gioia in ognuno di essi. Man mano che i giorni passavano la mano passò a spostarsi nervosamente i capelli dal viso, vittima di un caldo patito con insofferenza durante l'estate più fredda degli ultimi dieci anni. E si chiedeva continuamente quale forma avrebbe avuto l'altra mano, quella che aspettava di stringere morbida contro il suo petto. Quando la manina che aspettava è nata non ha potuto toccarla. Una tortura riservata solo a chi sa essere tanto forte da sopportare l'amore, tutto insieme, che ti squarcia il petto. È nata perfetta quella manina. Avvolta in un telo verde stretto intorno al corpicino morbido e profumato. Si confonderà sempre tra altri milioni di mani, tutte con cinque dita, cinque nocche, i polpastrelli, le linee nel palmo. E crescerà, vedrà qualche ruga prendere il posto delle pieghette soffici che hanno solo i bimbi, si perderà nell'oblio di una città sempre troppo grande e strafottente. Ora le dieci dita sono un tutt'uno. Quando la manina stringe un dito della mano è come un abbraccio. Quando la mano la stringe piano è per proteggerla, come se volesse creargli una piccola casa intorno. Quando giocano toccandosi tra i polpastrelli, cinque papere invisibili nuotano in un laghetto immaginario al centro della mano, aspettando che quelle minuscole dita ne prendano il posto per salvarle da pericoli inesistenti. Ogni sera la manina cerca la mano o anche solo le sue dita e si addormenta così, ignorando nella sua gioiosità che un giorno dovrà lasciarla. La mano gli porgerà piatti colmi di cibo, gli insegnerà quel che può, gli indicherà il cielo blu e i palloncini colorati. Gli sventolerà il pullover che serve a proteggerla da freddi immaginari ogni volta che lo lascerà a casa. E sarà allora, quando il pullover non sarà più dimenticato, che la mano, pur essendo consapevole di qual è la legge naturale, sentirà indiscutibilmente freddo.

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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Se l'amore avesse una forma, avrebbe quella delle mani di chi ci ama di quell'unico incontaminato amore puro . L'impronta che lascia una mano di quella sorta sul cuore colma qualsiasi paura, dolore, delusione, illusione, dubbio che la vita meschina ci ha impresso dentro. Sarà l'unica chiave d'accesso al tuo cuore, la sola. E' ancora piccolo il tuo piccolo e per il momento il contatto fisico rimane il miglior mezzo di comunicazione che avete. Vedrai al suo primo 'ti voglio bene' come il cuore ti si scioglierà! Non scordarti di te, non sparire in un ruolo. La tua individualità arricchirà la sua personalità creando un legame inscindibile. Per ora solo buona vita.
E.

Raf Elez ha detto...

Sembra una fiaba "moderna": di quelle che piacciono ai piccini per le immagini che li avvolgono, e che agli adulti, invece, riservano un abbraccio al cuore nudo, superando tutti i filtri e gli scudi costruiti nell'arco di una esistenza.
Un abbraccio :)

 
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