martedì 10 dicembre 2013

Pronto, papà.

Qui non c'è da inmaginarsi la prima volta che mio figlio dirà 'mamma!'. 
Magari in un turbinio di coccole sul letto, con gli occhi dolci e una carezza in più, o magari tutto incazzato perché l'ho poggiato un attimo per terra che dovevo correre a fare pipì. 
Ma c'è da fantasticare sulla prima volta che mio figlio dirà 'nonno!'.
Sarà allora che qualsiasi fatto accaduto durante il lustro precedente non avrà storia, anche se sui libri di storia è riportato. 
Sarà allora che mio padre, il nonno di cui sopra, diventerà definitivamente nu strunz. 
È stato un percorso deciso, ma graduale. Ha cominciato a rincoglionirsi quando, ormai al sesto mese, la mia pancia era evidente. E allora mi portava cibo, quello che secondo lui avrebbe fatto bene al nano. Quando il pargolo è nato è stata un'ascesa al rimbambimento senza soluzione di continuità. Ogni giorno in clinica per tre giorni, a scattare foto oltre il vetro che lo separava da Alessandro; tornata a casa si sarebbe volentieri accampato in una canadese, pur di vigilare ed essere sicuro che andasse tutto bene. Ma visto che non ha potuto farlo, ha preso a chiamare tre o quattro volte al giorno. La telefonata è più o meno sempre la stessa: "Ha mangiato? Ha dormito? Tutto a posto? (Dove per 'tutto a posto' s'intende: piange? Gli manca qualcosa? Glielo porto io?)". 
A me, ovviamente, manco un fetentissimo come stai, ma vabbè. Ogni volta che corre per venire a stare col piccolo si presenta nel peggiore dei casi con le arance che devo mangiare 'perché fanno bene a lui'. Altrimenti con un cappellino, una tutina, un paio di calzini. 
"Papà ma non spendere soldi. Questo cresce a vista d'occhio. Una cosa mò gliela metti e mò la devi togliere di mezzo che è piccola." 
"Fatt e cazz tuoje."
Già blatera di quando se lo porterà allo stadio o gli comprerà il primo pallone. Di quando gli darà i consigli sulle femmine o gli controllerà i compiti. E qui c'è da capire io dove sarò. Probabilmente legata a una sedia e imbavagliata. L'ultima volta ha portato una palestrina al piccolo. Di quelle che hanno una copertina morbida e due archi fissati sopra con tanti giochini rumorosi appesi. Alessandro che pur essendo un bimbo precoce è comunque ancora piccino, la guardava, era attratto dai colori, ma non è certamente impazzito. 
A mio padre ho dovuto quasi fare acqua e zucchero: "Ma non gli piace?" 
"E perché non gli piace?"
"Uh marò, Ale guarda che bella!", diceva in preda allo sconforto vedendo il nano che cercava solo la tetta. 
Eh, son cose. 
Ieri il bimbo è stato vittima del suo primo vaccino. Dover arrivare entro un certo orario in un posto a otto km da casa non è certo una cosa semplice se prima devi svegliarti, svegliare il piccolo, farlo mangiare, lavarlo, vestirlo, calmarlo, lavarti, vestirti, ecc. Se poi si aggiunge il nonno che chiama ogni mezz'ora solo per chiedere 'a che state?' rischi di arrivare al punto di sbrocco senza ritorno. 
E infine: "Senti, ma oggi piove. Perché non ce lo porti domani?" 
"Ma mi hanno dato appuntamento per oggi, mica posso presentarmi quando dico io..." 
"No, perché ho paura che si bagna."
Quindi la prima volta che il pupo dirà 'nonno!', preparatevi: mio padre lo ricoverano. 


Share/Bookmark

0 commenti:

 
;