domenica 11 dicembre 2011

Elucubrazioni di un lavoratore

L'altro giorno sono passata in terra natìa. Lo so che cosa state pensando e so anche quale espressione state assumendo.
Vi vedo.
Quindi vi conviene tatuarvi in faccia il concetto del pare brutto e fingere interesse.
Ad ogni modo ci sono andata perchè ogni tanto è anche giusto che veda i miei genitori.
Ma pure per assicurarmi che non gli manca nulla, diciamo.
Fatto questo con mammà, sono passata da Giggino. Mio padre.
Sapeva che sarei arrivata ed ha avuto il buon gusto, forse per la prima volta, di non farsi trovare con quel pigiama blu a pallini celesti che schifo a morte.
Se ne stava comunque buttato sulla poltrona a zappingare nervosamente col telecomando, mentre elogiava la vittoria del Napoli con un abbiamo continuo, ad ogni elucubrazione mentale da allenatore mancato.
Passando di canale in canale a un certo punto si è ipnotizzato davanti alla faccia di Mario Monti. Quello del governo tecnico, quello dei Rockefeller, dell'inizio della recessione, del decreto salva italia e sguarra mazzo agli italiani.
Mò voi dovete sapere che finchè Giggino segue la politica in Tv o la legge sui giornali è silenzioso. Lo fa senza commentare, nè dare pareri o bestemmiare.
Ma se solo si apre bocca e si cerca di dire una cosa tipo: «Papà ma tu che ne pensi di...», avete caricato il pupazzo. Avete messo il proiettile in canna al fucile a pompa. Avete dato la corda al bambolotto omicida di psyco. Non ci vogliono neanche i paccheri, per farlo parlare. Inizia da solo, come se fiatando si fosse premuto automaticamente un pulsante per telecinesi.
E anche l'altra sera, non è stato diverso.
«Quello, questo fatto, è solo colpa di Berlusconi. E' stato chillu nan' e merd' a dire continuamente che andava tutto bene, che l'Italia stava bene, che i negozi erano pieni, che i ristoranti erano pieni, che la crisi non c'era, che era un'invenzione dei comunisti, che i comunisti sono disfattisti, che era tutta una macchinazione della sinistra e compagnia bella.
E' colpa sua se mò ci ritroviamo con un debito da trenta milioni e ancora stiamo sul filo del rasoio che se non ci stiamo accorti facciamo la fine della Grecia dove chi guadagnava mille, mò piglia trecento!»
[Pausa]
Mano sbattuta violentemente sul bracciolo della poltrona.
Continuo monologo: «Ma vedi tu un poco la madonna se noi per un bastardo imprenditore di quella mamma merdaiola di chi gli è stramorto mò dobbiamo aprire il mazzo e farcelo mettere in culo, ma tu vedi un poco! Ma io veramente gli andrei a tirare 'e megjie pil' a chillu piezz' 'e rinal!»
[Pausa]
Ingiurie in successione: «Quello è cantaro.»
[...]
«Quello è un rinale!»
[...]
«Quello è una cacata di uomo!»
[...]
«Ma chill' adda fa 'na mala mort' chillu figl' 'e puttan'!»
[Sospiro. Pausa.]
Continuo escandescenza: «Quello aveva un solo obiettivo, quando è sagliuto al governo. Farsi le leggi a cazzi suoi per non andare in galera. Ma tanto quello in galera non ci andrà mai, è un vecchio, pure le galere lo schifano! Se però ci andasse - gesto circolare con la mano ben puntata in aria come a dire: "Patatè, pienzc' tu!" - e lo mettessero in una cella con un chiattone di 160 Kg io gli andrei a fare lo zabbaione tutte le mattine. Al chiattone."
Io, che fino a quel momento avevo ascoltato con interesse e che mi ero pure aggiustata gli occhiali sul naso tentando di acchiappare ogni frase, ogni parola che era uscita dalla sua bocca per conservarla gelosamente, ho accennato un timido: «Ma della manovra che ne pen...»
Lui aveva già ricominciato a parlare: «Mò la manovra, no? Era necessaria! Possono dire quello che vogliono loro, quegli altri quattro piecuri. Si doveva fare e basta! L'unica cosa è che io la penso come i sindacati. Non c'è stata equità. Con i chiattilli Monti c'è andato troppo soft. E' come se a noi, a culo secco, avesse detto di aprire le pacche. E a loro avesse consigliato prima il bidet con l'acqua calda, poi il luan e poi la vasellina - se fate  robe simili, prendete nota -. Però sai dove mi è piaciuto assai? Sul fatto che vuole far avere gli aiuti alle aziende per favorire l'assunzione giovanile. E li manderà anche al Sud. Però le assunzioni devono essere con contratto a tempo indeterminato, non come fece quel ricottaro magnafranc' di Berlusconi che permise il contratto a tempo determinato e cioè lo sfruttamento del lavoratore.»
[...]
«Mò la prima coltellata ce l'ha data con la benzina. I benzinai mò si fanno le ville coi soldi nostri, si arricchiscono! Perchè lui ha detto che devono aumentare di tot. Ma secondo te nisciuno ce mette altri quattro centesimi per cazzi suoi? Eh! E vedi alla fine della giornata 'nu strunz e chill quanto s'abbusca! La pompa qua giù, già ha aumentato a 1.779 al litro. Tu a un crstiano che campa di stipendio e che prende la macchina per andare a lavorare, con un aumento simile, l'eccis'! Ma tu ti rendi conto - mi diceva mentre mi fissava con la carotide gonfia e la faccia abboffata e rossa - che vuol dire pagare tutti 'sti soldi di benzina? Mò voglio vedere se per quando aumenterà l'IVA o anche prima, i prezzi della benzina caleranno e chi li calerà. Quelli i benzinai sono una manica di ricottari pure loro...Secondo te qualcuno si prenderà la briga di rinunciare ai soldi a for' man' che già si sta facendo?!»
[...]
Altra mano sbattuta con violenza sull'altro bracciolo della poltrona. Poi l'affermazione clou: «Mannagg' a mort', ma chill ce vuless' Musulin'
Credo che in quel momento io abbia smesso di respirare e abbia avuto un arresto cardiaco che farà sentire le sue conseguenze tra qualche anno. Di sicuro l'aria si è fermata. Il tempo, si è fermato. Lo spazio è diventato piccolo, piccolo e tutta l'umidità si è asciugata in uno scarico di cesso immaginario. Ho guardato mio padre abbassandomi gli occhiali sul naso sperando in un eventuale continuo della frase. Si, perchè Giggino è rosso dentro, è rosso di cuore, di bombe fatte in casa negli anni '70 e di canne fumate davanti alle sezioni missine. E' rosso di mazzate date e ricevute, di strategie d'attacco organizzate con Lotta Continua e bestemmie anticapitaliste. Capirete che un'escalazione così, detta da uno così, è una cosa che fa riflettere...E' praticamente la voce della disperazione.
Lui mi ha vista e con l'espressione rassicurante ha detto: «Ma pure qualche cosa di sinistra, però!»
Io, subito: «Baffon!»
Lui: «Eh, tutti e due insieme a fare il giro delle pompe. Uno con la bottiglia di olio di ricino in mano e l'altro con la cartina d'a Siberia. Se è una cosa lo mandano in qualche gulac mentre si caga sotto e ce lo siamo levato dalle palle.»
[...]
«Non si tratterebbe di vendetta, ma di difesa del proletariato!»
[...]
«Mò tu lo sai che nonno è vecchio e che se gli chiedi che ha mangiato a mezzogiorno manco se lo ricorda. Che se ti vede, per niente non ti riconosce. Ma se gli domandi qualcosa della guerra o del ventennio fascista, è cazzo di raccontarti tutte le cose che non stanno scritte sui libri. Infatti dice che nel mercato dove la gente andava a fare la spesa, c'era una figura di Stato della quale non mi ricordo il nome. E 'stu maronna se ne stava vicino a una bilancia dove tu, una volta che avevi comprato, potevi andare a pesare e vedere se ti avevano fottuto anche solo di 50 gr. Sto parlando di un controllo statale, di una vigilanza. Se appuravano che avevi ragione, a quello se lo portavano proprio.»
[...]
«Non si tratterebbe di vendetta, ma di difesa del proletariato!»
[Pausa. Espressione nostalginca. Sospiro.]
Conclusione: «Se ci stava Baffone, mò... c'o cazz'!»

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4 commenti:

Raf ha detto...

Data cotanta figlia, e ora anche cotanto genitore, come posso diventare apparentato con te? :D

claudia ha detto...

la politica secondo Giggino.... ovvero, dimostrazione del teorema che prima o poi gli estremi si toccano.

Choco ha detto...

Concordo su tutta la linea con Giggino, solo Mussolini proprio no. Baffone... bah, magari Baffone sì...

Ferrettino - Come Tradizione Vuole ha detto...

Quanta saggezza!

 
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