mercoledì 23 novembre 2011

Basterebbe un soffio

Va bene, guarda, cerchiamo di stare calmi. Respiriamo profondamente, sediamoci ognuno sul suo divano, distanti kilometri, tappezzati diversamente, di colori opposti, collocati in stanze differenti tra loro e ragioniamo.
Ma non cominciare a ragionare prima che io abbia finito il mio sospiro: mi sentirei tradita e non vorrei più pensare insieme a te. Perchè il respiro, quando due ragionano anche se sono lontani, dev'essere unisonante. Come una specie di preludio, hai presente? Che poi magari la conversazione finisce anche, con un sospiro. Ma quella è un'altra cosa e noi per adesso non ci dobbiamo pensare. Ci deconcentrerebbe. 
Sei pronto, allora? 
Socchiudi la bocca, inspira forte e mentre espiri buttati sul divano. 
Sbuffa facendoti sentire. 
Comincia al mio tre. 
[...] [...]
Adesso possiamo parlare. Anzi, no: parlo io. Tu stai a sentire, per ora. Il respiro che hai fatto poco fa, sapendo che anch'io ho fatto la stessa cosa nello stesso momento ti ha portato a pensare semplicemente che siamo due coglioni o ti ha, in un certo senso, liberato da un peso? Lo sai che, per quanto mi riguarda, tutt'e due? Mi ha fatto pensare che siamo due imbecilli e mi ha fatto anche vomitare parte di quello che ho in corpo, dico. Ma tu, in corpo, a parte succhi gastrici e materia anfibia costipata, hai qualcosa? Qualcosa per me, intendo. Qualcosa che sia solo per me, che possa vedere io soltanto, che sia indirizzata esclusivamente a me. Come una specie di lettera scritta con l'inchiostro che ti macchia il lato esterno della mano. No, non dico scritta con una penna che non funziona bene. Ma il contrario. Con una di quelle penne costose, comprate apposta per scrivere a qualcuno se stessi compresi. E puntualmente sono quelle penne che ti macchiano la mano, c'hai mai fatto caso? Con una penna da due soldi non succede quasi mai. Però sai una cosa? Io amo le penne che macchiano. Perchè il giorno dopo, anche se sei rincoglionitamente appena sveglia, sei costretta a ricordare che qualche ora prima stavi scrivendo a una persona. E ci sono poche cose di pari importanza, se ci pensi bene. Se ti metti a scrivere a qualcuno gli hai dedicato del tempo. Se lo fai di notte la valenza del pensiero è amplificata. Oltre al tempo ci stai perdendo il sonno. E il sonno perso non torna indietro. Esattamente come il tempo. Hai occupato uno spazio, gli hai dato vita con un foglio bianco, hai investito il tuo tempo, sacrificato il tuo riposo e spiattellato su carta un po' di cuore. Se io venissi a sapere che da qualche parte c'è stato qualcuno che mi ha scritto una lettera di notte andrei a cercarlo. Perchè non c'è nulla di più maestoso. Non c'è mazzo di fiori, non c'è canzone, non c'è viaggio, regalo che possa compensare un gesto simile. Tipo come sto facendo io per te, adesso. No, aspetta: non mi sto autocelebrando. Non sono il tipo. L'ho scritto soltanto per farti capire quello che intendevo. Si, lo so che avevi già capito. Ma io sono una alla quale piace puntualizzare i concetti che esprime, tanto è insicura di se stessa.
Così come sono sicura che mi stai leggendo. 
Ma non so se hai capito che è con te, che sto parlando.

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4 commenti:

Lampada dei desideri ha detto...

Posto un commento che viene dal cuore: se devi scrivere questo, non vale la pena "quello".
Ma ognuno si sceglie il proprio tormento, e ci si affeziona come solo un cane può con le pulci; con fastidio e sofferenza.
Da quello che leggo ... ti piace così.

mrsgoodkat ha detto...

Certo che ho capito che parli con me, che ti credi, che sono cieca e sorda? Grazie per le belle parole, ma sono impegnata. Sappi comunque per per te ci sarò sempre, pure di notte ché non dormi :-*

Raf ha detto...

3 semplici parole: Andrà. Tutto. Bene.

cKlimt ha detto...

ehi... siamo andati in vacanza?
o è il superlavoro?
un caro saluto "fior you" :-))

 
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